OperaLibera® e OperaLife questo mese vi portano in uno dei Festival musicali più importanti d’Europa.

 

“Oh, indimenticabile momento dell’arrivo, attraverso la porta scavata nella roccia, accanto alla fontana nelle cui acque il vescovo lasciava abbeverare i cavalli dei suoi parenti! Passai davanti alle antiche case ammassate sotto la roccia, imboccai il vicolo di Mozart e attraversai la splendida piazza della grande cattedrale!” Così Annemarie Schearzenbach, giornalista e fotografa svizzera descrive il suo arrivo nella città di Mozart. Parole che ben descrivono quel misto di meraviglia e stupore che proviamo nel borgo riconosciuto come patrimonio dell’umanità e tutelato dall’ Unesco. L’occasione per la nostra visita, questa volta, è il Festival di Pentecoste, creato nel 1973 da Herbert von Karajan, inizialmente con soli concerti dei Filarmonici di Berlino e, dal 1998, con un vero e proprio breve Festival che, dal 2012, propone in anteprima una delle opere che si rivedranno nel più lungo evento estivo.

La direttrice artistica Cecilia Bartoli, ormai al suo dodicesimo anno di mandato, punta per questa edizione a celebrare interamente e nel migliore dei modi il più illustre figlio di Salisburgo e ci propone “Tutto Mozart” dal 17 al 20 maggio 2024. L’opera scelta per l’apertura è La clemenza di Tito (K 621) che la Bartoli aveva già affrontato e proposto, ma solo in forma di concerto, nel 2022. Il titolo, del 1791, è una delle ultime opere del genio austriaco, composta secondo una voce popolare in soli diciotto giorni in occasione dell’incoronazione di Leopoldo II d’Asburgo Lorena come re di Boemia. Un’opera poco rappresentata nei teatri e che, forse, si porta dietro l’ingiusto giudizio negativo della moglie del sovrano Maria Luisa di Borbone e, più tardi, quello di Wagner.

A ridare visibilità a questo titolo ci pensa comunque il Festival con una nuova produzione affidata per la regia a Robert Carsen e, per le scene ed i costumi, a Gideon Davey. Il palco si apre sui palazzi del potere italiano, siamo in un generico ufficio dove si notano però le bandiere tricolori e loghi simili a quelli delle nostre camere parlamentari. Tito è un presidente della repubblica o del consiglio e l’intera scena è giocata con grande efficacia e minimalismo, costruita con sedie, scrivanie e tutto ciò che compare in un ambiente di lavoro. Talora nella parte alta del palco si apre una parete che lascia intravedere delle sedute, che paiono alludere ad un parlamento. Una scelta essenziale e pulita che viene gestita dal regista con movimenti scenici precisi, funzionali al massimo e di grande sapienza ed intelligenza.

 

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