17/04/2025

 

Il palcoscenico del Teatro Comunale Nouveau di Bologna ha ospitato una rilettura intensa e cupa del capolavoro verdiano “Un ballo in maschera”.

Photo (c) Andrea Ranzi

Photo (c) Andrea Ranzi

Questa produzione, firmata per la regia da Daniele Meneghini e con scene evocative di Davide Signorini, riprende un allestimento originariamente concepito per le dimensioni più intime del teatro di Busseto (Festival Verdi 2024), trovando qui una nuova e potente risonanza. Lungi da una tradizionale messa in scena, lo spettacolo si addentra in territori “dark” dove i confini tra tragedia e commedia si fanno fluidi e inaspettati. Un elemento scenografico distintivo e inquietante, una sala del trono da cui emergono progressivamente dei teschi, preannuncia una narrazione in cui l’ombra della morte si insinua fino alla vibrante e fatale scena del ballo finale. Il contrasto con questa atmosfera plumbea è sapientemente affidato alla figura vivace del paggio Oscar. Vero e proprio catalizzatore di leggerezza, Oscar irrompe sulla scena nei momenti di maggiore tensione, come nell’attimo carico di presagio in cui i congiurati estraggono dall’urna il nome del futuro assassino di Riccardo, portando con sé un’eco di spensieratezza nell’annuncio imminente della festa. La sua natura scherzosa si manifesta con maliziosa innocenza anche durante il ballo in maschera, dove il suo rifiuto di svelare il costume di Riccardo ai congiurati aggiunge un ulteriore strato di ironia drammatica. Ma è nel momento immediatamente alla tragedia finale che la regia di Meneghini sorprende con un guizzo di geniale irriverenza: l’intero coro, compatto, si abbandona a un’esilarante coreografia di macarena, innestata sulle eleganti note del minuetto verdiano, creando un cortocircuito stilistico che spiazza e diverte. Efficaci e puntuali le luci di Gianni Bertoli.

Sul versante musicale spicca il Riccardo di Matteo Lippi, protagonista pienamente convincente, forte di una proiezione vocale nitida e di uno squillo tenorile di pregevole fattura, sempre ben dosata e mai eccedente. Non allo stesso livello ci è apparso Sebastian Catana nel ruolo di Renato. Non persuade nella sua prima aria, probabilmente per una voce ancora un po’ fredda, ma anche nel corso della recita la sua interpretazione vocale manca di quel carisma sonoro necessario al ruolo. Maria Teresa Leva tratteggia un’Amelia in costante crescita espressiva. Dotata di un registro centrale ricco e vibrante, ha offerto buoni acuti, sebbene in alcune occasioni siano apparsi leggermente compressi. Va tuttavia considerato che il soprano era reduce da una recita la sera precedente, per una parte nella quale Verdi certamente non si è risparmiato.

Photo (c) Andrea Ranzi

Photo (c) Andrea Ranzi

Nel ruolo della maga Ulrica Chiara Mogini ha offerto una prova intensa, forte di una voce di mezzosoprano dal timbro scuro e brunito, perfettamente aderente alla cupezza del personaggio. La sua presenza scenica è stata ulteriormente sottolineata da inquietanti abiti elisabettiani, quasi evocativi del teatro shakespeariano. A dare volto e voce al frizzante paggio Oscar è stata Claudia Ceraulo, che ha saputo incarnarne la vivacità e la leggerezza con brio. Tuttavia, in alcuni momenti d’insieme, la sua voce, pur agile e cristallina, faticava ad emergere.

Davvero potenti le voci dei congiurati Zhibin Zhang (Samuel) e Kwangsik Park (Tom), ma dalla pronuncia perfettibile. Corretti il Silvano di Andrea Borghini, Cristobal Campos Marin (Primo Giudice) e Alfredo Stefanelli (servo d’Amelia).

Alla guida delle compagini bolognesi, il direttore Riccardo Frizza ha offerto una lettura precisa e scrupolosa della partitura verdiana. Apprezziamo la scelta di evitare tagli che spesso vengono effettuati, concentrandosi su una resa corretta e priva di eccessi e curando il dosaggio dell’equilibrio sonoro tra la ricchezza orchestrale e le voci dei personaggi sul palcoscenico. Ottimo il coro istruito da Gea Garatti Ansini, sia dal punto di vista vocale ma anche per i precisi movimenti coreografici durante il ballo.

Successo vivo per tutti gli interpreti, in particolare per il protagonista, da parte di un pubblico inizialmente freddo e che si è poi lasciato andare ad un applauso convinto e partecipato.

Photo (c) Andrea Ranzi

Photo (c) Andrea Ranzi

 

Alessandro Bugno