La recensione si riferisce alla recita di domenica 21 gennaio 2024

 

Lo scorso gennaio è andata in scena al Teatro Filarmonico di Verona la produzione del Singspiel “Il flauto magico” – in occasione del Festival Mozart 2024 – curata da i Teatri di Operalombardia, Fondazione Teatro Verdi di Trieste e Opera Carolina. Una serata di successo, quella della prima, con un folto e partecipe pubblico, grazie alla maestria delle voci e dei professori d’orchestra, oltre che grazie ad un ottimo allestimento che ha certamente superato l’ardua prova di mettere in scena un’opera con riferimenti massonici senza appesantire il tutto. Il primo plauso va, dunque, a Ivan Stefanutti, che ha curato regia, scene e costumi in modo sapiente, senza infarcire di elementi di difficile comprensione l’impianto scenografico e favorendo la doppia lettura dell’opera: quella più superficiale che narra la storia del principe Tamino e della sua innamorata Pamina, e quella, invece, più profonda che racconta il conflitto tra le forze del Bene e quelle del Male. Se in alcuni momenti la scena risulta essere un po’ troppo statica, come nelle scene corali, è la musica meravigliosamente eseguita che funge da collante. Bellissimi e sfarzosi i costumi e ottime le luci di Emanuele Agliati.

La produzione proposta a Verona si caratterizza per l’alternanza tra due lingue, il tedesco per le parti cantate e l’italiano per quelle recitate. Se dal punto di vista filologico la scelta può essere facilmente criticata, si è rivelata poi essere quella vincente nel corso dell’opera. La lingua italiana ha, infatti, permesso al pubblico di apprezzare di più i dialoghi recitati e di sorridere con naturalezza nelle scene dedicate a Papageno e Papagena.

 

 

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