La sesta edizione del Vicenza Opera Festival prevedeva la messa in scena di un’opera rara nei cartelloni dei teatri: “Pelléas et Mélisande” di Claude Debussy. Bisogna innanzitutto specificare che non c’è una composizione operistica più diversa da questa e da quello che ci si aspetterebbe da un’opera lirica: non ci sono arie o recitativi ben definiti, è complesso individuare le melodie e non è presente nessun leitmotiv – è noto che Debussy si allontana di proposito dalla musica di Wagner -. Le pagine più geniali sono quelle orchestrali con diversi momenti particolarmente coinvolgenti e appassionanti. La vocalità ideata da Debussy è alquanto originale e di difficile comprensione: sono veramente poche le salite in acuto, non ci sono momenti d’insieme, tutto scorre come se ogni nota fosse una conseguenza di quella precedente. È sicuramente un tipo di composizione a noi estranea e molto complessa, e certamente difficile da eseguire. È totalmente superata, nel bene e nel male, la divisione aria/recitativo, e di conseguenza abbiamo la percezione di una composizione fluida, scorrevole, con un linguaggio talvolta molto vicino a quello parlato. Si accompagna a tutto questo un’armonia molto spesso dissonante e che non risolve, dove la melodia è costituita da poche e brevi note. Interessante l’idea di conferire maggior importanza ai momenti di silenzio, qui numerosi. Del resto, l’opera si inserisce perfettamente nel contesto impressionista: la musica è fluente, evanescente, misteriosa.

Tutto questo nelle mani del maestro Fischer è stato estremamente interessante, perché il direttore ungherese è riuscito a far emergere tutti gli spunti musicali interessanti, lavorando sia nei momenti orchestrali che in quelli di supporto alle voci. La Budapest Festival Orchestra riconferma ancora una volta la sua grandissima qualità, mostrando un’ammirevole coesione e rispondendo perfettamente alla ricerca timbrica e dinamica del direttore. I momenti orchestrali sono sicuramente i migliori, e alcuni intermezzi tra le scene risultano essere di grande impatto. Il successo per Fischer e la sua orchestra è stato enorme e meritatissimo.

 

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