In bilico tra competizione e affetto incondizionato

 

Più ci penso e più è palese. Il mondo della musica riserva ai suoi membri delle dinamiche davvero complesse. Forse perché al suo interno racchiude tutti quei rapporti quotidiani che non per forza sono riassumibili in due parole. Anzi, forse perché comprende proprio tutte quelle relazioni complicate e profonde, perché va a toccare le corde più sensibili del nostro cuore, del nostro essere umani.

Aristotele definiva l’uomo come un animale sociale, una caratteristica che in ambito musicale diventa totalmente fondante. Se, come ci piace sempre sottolineare, la musica unisce persone tramite emozioni comuni, questo non avviene solo durante uno spettacolo. Questa condivisione di stati d’animo, esasperata quando si è in platea o tra storici compagni di palchetto, è in realtà una costante nel rapporto che si sviluppa tra artisti, colleghi e amici. Il bisogno umano di creare connessioni e legami si sviluppa da subito nelle aule di musica. Sembra inevitabile: basta frequentare uno stesso posto, andare a lezione dagli stessi insegnanti, suonare insieme e già si istituisce un rapporto. Certo, un rapporto acerbo, ma ben radicato.

Infatti, condividere apprendimento ed esperienze comuni pone delle basi solide per un legame duraturo. Quando (e se) la musica passa dall’essere un semplice “doposcuola” a un interesse a lungo termine, un vero e proprio percorso strutturato da intraprendere con dedizione, questi rapporti si indirizzano verso un’evoluzione parallela. Condividere anni e anni di lezione, di formazione e di crescita personale non può fare altro che unire due persone. Attenzione però: non stiamo parlando per forza di amicizia o simpatia. Quello che stiamo descrivendo è un rapporto più importante e complesso: è quel legame che ti fa sentire connesso a una persona, quell’affiatamento che si crea quando si percorre un viaggio insieme. E, a differenza dell’amicizia, non è mai delineato da sentimenti univoci.

 

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