OperaLibera™ e OperaLife questo mese vi accompagnano fra le note di una delle più famose e apprezzate opere di Giacomo Puccini: Madama Butterfly.

 

Cento anni esatti sono passati dalla morte di Giacomo Puccini ed è giusto e doveroso che in questo 2024 i teatri d’Italia e del mondo dedichino ampio spazio alla produzione del genio toscano. Non è però così immediato scrivere, come nel nostro caso, per la terza volta consecutiva in pochi giorni una recensione di Madama Butterfly, così come, sulla carta, la terza visione consecutiva può sembrare tediosa. Poi succede che trovi uno spettacolo pressoché perfetto, una produzione di altissimo livello scenico e musicale e pare di riascoltare per la prima volta una musica tanto famigliare ed assaporarne, finalmente, tutta la meraviglia. “Finché si avranno passioni non si cesserà di scoprire il mondo” scriveva Cesare Pavese e noi aggiungiamo che non si finirà mai di riscoprire il melodramma quando è eseguito, come in questo caso, al suo massimo livello.

 

L’estremo confine del mare da cui Cio-cio-San vede la nave da guerra è questa volta il Mar Ligure e più precisamente quello prospiciente il Teatro Carlo Felice di Genova. La produzione scelta è quella già vista per l’inaugurazione scaligera nel 2016. Uno spettacolo ricco ed importante come da sempre ci ha abituato la Scala, che porta la firma per la regia e le scene di Alvis Hermanis. Il sipario si apre su una grande parete, piena dei pannelli, tipici della casa giapponese tradizionale, che nel loro iniziale aspetto bianco, possono ricordare quasi tele del neoplasticismo.

 

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