Tutti conoscono le più grandi opere liriche di sempre, e amano i soggetti e la musica proposta dai più grandi compositori. Non tutti ricordano, però, l’esordio del nuovo genere che, per la sensibilità moderna, risulta essere in realtà piuttosto in sordina. L’opera nacque ufficialmente il 6 ottobre del 1600 quando a Firenze, in occasione del matrimonio tra Maria de’ Medici ed Enrico I, andò in scena “Euridice” su musiche di Jacopi Peri e libretto del poeta Ottavio Rinuccini. Lo stile musicale pare voler realizzare un’unione tra il canto e il parlato: si tratta di una linea vocale che con il canto vuole esprimere ciò che sarebbe parlato: è il cosiddetto recitar cantando, espressione che in realtà viene coniata soltanto successivamente dagli studiosi. Nel febbraio dello stesso anno, a Roma, era andata in scena “Rappresentazione di anima et corpo” di Emilio de’ Cavalieri, di argomento sacro che in realtà realizzava una giustapposizione di canto, recitazione e scenografie. Tutte le personalità citate sono fondamentali, accanto anche ad altre, per quanto riguarda la nascita del melodramma, che in realtà è delineato a livello teorico da quelle che sono passate alla storia con il nome di camerate fiorentine, quella dei Bardi e quella dei Corsi. Tutti i nomi citati hanno partecipato alle discussioni delle camerate, che, ponendo tra i temi principali il dibattito circa il rapporto tra la musica e la parola, contribuirono non poco all’emergere della nuova estetica nel periodo a cavallo tra i due secoli, tra Cinquecento e Seicento.
Tutti i primi intrecci risultano essere interamente tratti da vicende mitologiche (anche se spesso ne vennero modificati i finali e convertiti). La motivazione è in realtà piuttosto semplice: l’opera è uno spettacolo inverosimile, nessuno si esprime interamente cantando. Questo è stato il problema che ha dovuto affrontare l’opera, e questa è la motivazione per la quale l’opera ha tardato ad attecchire in Inghilterra e in Spagna. Gli esordi del nuovo genere furono intrisi di mitologia: gli eventi risultano essere così lontani nel tempo e inverosimili, così che venne meno la pretesa di verosimiglianza. Ecco che le due “Euridice” -quella di Jacopo Peri e quella di Giulio Caccini, entrambe sul medesimo soggetto e sul medesimo libretto di Rinuccini- mettono in scena il festeggiamento per le nozze di Orfeo ed Euridice.