05/07/2026
Standing ovation all’Arena di Verona per la nuova produzione de La Traviata, andata in scena domenica 5 luglio.
Non è un caso se voglio iniziare parlando della regia di Paul Curran, delle scene di Juan Guillermo Nova e degli straordinari costumi di Stefano Ciammitti. Sono proprio questi tre artisti a rendere questa produzione un autentico colossal, perfettamente pensato per uno spazio immenso e complesso come l’Arena di Verona.
Nell’immaginario collettivo l’Arena è da sempre il regno delle grandi scenografie monumentali, basti pensare alle storiche produzioni di Zeffirelli. Curran, però, sceglie una strada diversa senza rinunciare alla spettacolarità: porta il fascino della Parigi della Belle Époque e del Moulin Rouge all’interno dell’anfiteatro, riuscendo a coniugare eleganza, dinamismo e teatralità. Molto interessanti anche i richiami storici al celebre cabaret parigino, come la presenza del famoso elefante, realmente esistito e utilizzato all’epoca come salotto privato, trovata scenica perfettamente inserita nel momento in cui Violetta riflette sul proprio destino. La regia è viva, cinematografica e sempre in movimento, ma senza mai tradire il dramma verdiano. L’ultimo atto, più tradizionale e raccolto, riesce a mettere d’accordo sia il pubblico più giovane, affascinato dalla grandiosità dello spettacolo, sia i melomani più esigenti, che ritrovano tutta la forza emotiva della Traviata. I costumi di Stefano Ciammitti meritano una menzione speciale: ricchissimi di dettagli, raffinati e scenografici, aggiungono ulteriore fascino a una produzione già visivamente straordinaria.

Sul podio Michele Spotti guida orchestra e palcoscenico con grande naturalezza. La sua direzione è elegante, morbida e sempre attenta al respiro dei cantanti, accompagnando l’opera con equilibrio e intensità.
Ma il vero cuore della serata è stato il cast. Una certezza assoluta è Francesco Meli, autentico pilastro del panorama lirico internazionale. Il suo Alfredo convince per esperienza, autorevolezza e carisma scenico. La voce è sempre luminosa, elegante e capace di trasmettere emozione, creando un’intesa perfetta con la partner sul palco.
E poi c’è la rivelazione della serata: Martina Russomanno. A soli 28 anni, il giovane soprano dimostra una maturità artistica sorprendente. Magnetica in scena, vocalmente sicura e dotata di una straordinaria intelligenza interpretativa, costruisce una Violetta ricca di colori, sfumature e accenti sempre diversi. Non si limita a cantare il ruolo: lo vive, lo racconta e lo rende profondamente umano. Era da tempo che mancava una personalità così giovane e così completa nel panorama lirico. Martina Russomanno possiede tutte le qualità per una carriera di altissimo livello e questa serata ha dato la sensazione di assistere alla nascita di una vera stella. Sono convinta che la vedremo presto protagonista nei più importanti teatri del mondo.
Ottima anche Clarissa Leonardi, che regala una Flora vivace, elegante e scenicamente irresistibile. È stato un piacere ritrovarla: la voce è sonora, ben timbrata, tecnicamente salda e sostenuta da un’ottima proiezione.

Merita una menzione anche Francesca Maionchi nel ruolo di Annina. Una voce calda e ben impostata, sempre precisa negli attacchi e capace di dimostrare grande professionalità in un ruolo spesso sottovalutato ma fondamentale per l’equilibrio dell’opera.
Molto convincente anche Youngjun Park come Giorgio Germont. Una voce ampia, autorevole e perfettamente proiettata, unita a una tecnica impeccabile e a un’espressività che emerge con particolare forza nel terzo atto.
Di altissimo livello anche il comparto dei comprimari. Carlo Bosi, Jan Antem e Mariano Buccino confermano come in Arena anche i ruoli secondari siano affidati ad artisti di grande valore. In particolare Jan Antem dimostra qualità tali da affrontare con autorevolezza anche ruoli ben più importanti, come già accade in questa stessa stagione areniana. Infine una citazione per Nicolò Dal Ben nel ruolo di Giuseppe, personaggio spesso dimenticato nelle recensioni ma interpretato con voce ben proiettata, canto pulito e grande professionalità.

In conclusione, questa nuova Traviata è uno dei più riusciti esempi di come si possa innovare rispettando la tradizione. Una produzione monumentale, spettacolare e perfettamente pensata per l’Arena di Verona. Ma, soprattutto, questa serata ci ha regalato due immagini destinate a rimanere nella memoria: una stella che continua a brillare, Francesco Meli, e una stella che sta nascendo davanti ai nostri occhi, Martina Russomanno. Insieme hanno creato una magia rara, regalando al pubblico una serata che difficilmente verrà dimenticata.
Alessandra Gambino
