SPECIALE DANZA

 

Dalla fine di aprile, quasi incredibilmente, si è tornati a parlare de “La strada”, il balletto più celebre tra quelli lasciatici in eredità da Mario Pistoni, forse il più grande – ma anche sottovalutato – coreografo romano del secolo scorso. Difatti, “La strada” (tratto dall’omonimo film felliniano) è stato coraggiosamente ceduto alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, che l’ha proposto ad aprile al Piccolo Teatro Strehler e a maggio sul palcoscenico del Piermarini.

Nel 1954, in un’Italia ancora convalescente dalla guerra, usciva nelle sale “La strada” di Federico Fellini. Selezionata tra i “100 film italiani da salvare”, questa pellicola vinse l’Oscar al Miglior Film Straniero nel 1957. Il film è una rappresentazione straziante della solitudine, della disperazione e della lotta per la sopravvivenza. Fellini cattura magistralmente l’essenza dell’umanità attraverso i suoi personaggi, mentre esplora temi universali come l’amore, la sofferenza e la redenzione.

Una madre in rovina è costretta a vendere la figlia Gelsomina al rude saltimbanco Zampanò, affinché egli possa istruirla all’arte circense in modo da poter guadagnare qualcosa per sopravvivere; ma lei è spaventata dal carattere del padrone. Tra una festa di nozze prima e una festa di paese dopo, Gelsomina si innamorerà innocentemente del Matto, un funambolo-poeta che lavora nel suo stesso circo. Tra i due uomini scatta la rivalità, Zampanò uccide il giovane scaraventando lei nella totale costernazione.

 

 

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