Teatro Regio di Parma, 29 settembre 2024

 

OperaLibera ed OperaLife questo mese vi portano in uno dei più importanti e significativi festival italiani: quello dedicato a Giuseppe Verdi nella sua Parma.

Dal 21 settembre al 21 ottobre 2024 si è svolto il ventiquattresimo Festival Verdi, quest’anno particolarmente ricco di iniziative ed eventi. Se come sempre la città è stata rallegrata ed invasa dal Verdi Off, il pubblico ha potuto anche seguire “Ramificazioni”, quasi un festival parallelo che ha indagato i rapporti fra la musica verdiana e quella a lei precedente e successiva .

Il tema scelto è stato quest’anno “potere e politica” e, seguendo questo filone, le opere proposte sono state: “Macbeth”, “Un ballo in maschera”, “La battaglia di Legnano” e “Attila”.

Vogliamo proporvi qui alcune considerazioni su “La battaglia di Legnano”.

A Roma, nel Campidoglio, una grande sala è dedicata alla celebrazione della storia della città eterna: un racconto pieno, inevitabilmente, di battaglie, dolore e sofferenza. Valentina Carrasco, regista di questa produzione, in apertura di sipario, decide di proiettare proprio un’immagine tratta dalla sala, ossia la “Battaglia di Tullo Ostilio contro i Veienti e i Fidenati” affresco del 1612 circa, di mano del Cavalier d’Arpino. I particolari della pittura sfumano in filmati che ci ricordano le sofferenze della prima guerra mondiale ed in generale di tutti i conflitti, elemento, come leggiamo nel libretto di sala, su cui si focalizza la regia. ll dolore è comune ai vinti, ai vincitori e a tutti gli innocenti come, ad esempio, i cavalli usati per secoli nelle battaglie. Una prospettiva inedita, per il mondo dell’opera, quella sulla sofferenza animale che diventa qui non solo un discorso animalista ma anche simbolo del dolore universale. La scena, a cura di Margherita Palli, è semplicissima, perlopiù giocata su squarci di colore costruiti grazie ai personaggi e soprattutto a grossi cavalli, riprodotti con una certa fedeltà, che animano un fondo buio. L’insieme è decisamente evocativo e riesce a smorzare il genuino, ma inattuale, patriottismo verdiano senza ridicolizzarlo. Perfette, in questo disegno, le luci di Marco Filibeck, quasi squarci di luce soprannaturale. Riusciti anche i colorati costumi di Silvia Aymonino sempre di bella linea.

 

 

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