Salve a tutti cari amici di OperaLife, quest’oggi avremo l’onore di poter intervistare il tenore Andrea Schifaudo. Il cantante ha iniziato a studiare canto in giovane età a soli 14 anni come corista nella “Compagnia Palermo Operette Parsifal” del Teatro Zappalà, fino ad arrivare a studiare al Conservatorio di musica “G. Tartini” di Trieste. Andiamo a conoscerlo insieme!

 

Bentrovato Andrea! Ti va di parlarci di com’è nata la tua passione per il canto lirico?

Da piccolo mi divertivo ad emulare Luciano Pavarotti e altri cantanti lirici. Tra gli otto e i dieci anni, sempre per diletto, ho iniziato a cantare anche le canzoni di Andrea Bocelli. È stata la mia professoressa di musica delle scuole medie, che mi sentiva intonare canzoni di musica leggera in classe, ad accorgersi della mia estensione vocale che mi permetteva di raggiungere un registro acuto con facilità. È stata proprio lei a suggerirmi di prendere lezioni di canto con la voce impostata. Ho iniziato i miei studi con una corista del Teatro Massimo di Palermo, per poi proseguire con altri insegnanti, tra cui il soprano Elizabeth Smith, il basso Danilo Rigosa, il soprano Vittoria Mazzoni, il basso-baritono Simone Alaimo, il mezzosoprano Bruna Baglioni e il maestro Mark Markham.

 

Il primo debutto rimane per sempre impresso nel cuore del cantante: il tuo com’è stato?

Ho debuttato nel 2013 in un’opera studio in Toscana. Si trattava di “Napoli Milionaria” con le musiche di Nino Rota, uno spettacolo che ha successivamente vinto il premio Abbiati e che ci ha portato in tour anche in Ungheria. Io avevo il ruolo da solista (Pascalino o’Pittore) e quello per me è stato un trampolino di lancio.

 

All’interno dell’opera lirica è fondamentale anche l’interpretazione: è importante secondo te essere un buon attore? Hai mai frequentato o ancora frequenti corsi di recitazione?

Sto completando la laurea specialistica al Conservatorio di Musica “G. Tartini” di Trieste, sotto la guida del mezzosoprano Cinzia De Mola, e naturalmente ho superato anche gli esami di arte scenica. Al giorno d’oggi sempre più registi richiedono ai cantanti d’opera di recitare e di dare davvero vita ai personaggi. Mi piace molto lavorare con registi esigenti, che richiedono anche doti attoriali. Quando un cantante cerca di immedesimarsi nel personaggio, facendosi carico delle sue fragilità, dei suoi vizi e delle sue emozioni, arrivando fino a cambiarsi connotati per renderlo più vero, il pubblico lo percepisce e lo apprezza. Ogni volta che incontro un ruolo nuovo cerco di capire la psicologia del personaggio che interpreto. Molti registi si rendono conto dell’approccio che ho e del fatto che mi viene naturale. Quello che arriva in scena è infatti un personaggio vivo. Con questo non voglio dire che la parte tecnica e musicale siano meno importanti, ma ci tengo a sottolineare che anche l’interpretazione lo è altrettanto.

 

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