Abbiamo il piacere di intervistare uno dei più grandi agenti del panorama lirico mondiale Alessandro Ariosi, che vanta un parterre di artisti che calcano i più importanti teatri del mondo. Una delle personalità più importanti del settore lirico capace di influenzare con i suoi artisti il mercato teatrale.

 

Qual è il ruolo dell’agente oggi? È un lavoro in costante cambiamento, come lo vedi in prospettiva nel futuro?

Di grande responsabilità se fatto seriamente e con coscienza. In prospettiva futura lo vedo sempre più complesso, basti pensare ai ritmi che la globalizzazione delle comunicazioni e dei trasporti ci impone.

 

Oggi è praticamente impossibile fare un’audizione in teatro senza un agente, cosa ne pensi di questo meccanismo e come possono i giovani artisti senza agenzia riuscire ad emergere?

Se un artista è un fuoriclasse presto o tardi deve emergere. Certamente l’agente ha un ruolo importante nel tracciare un iter artistico, ma non per procacciare audizioni che a volte sono fine a se stesse. Piuttosto ci sono concorsi internazionali che sono vetrine straordinarie per qualsiasi giovane dotato e in questi concorsi non c’è solo la competizione e il giudizio, ma – parlo della mia esperienza in alcune giurie – la possibilità di interloquire con il cantante e di dare indicazioni che possono aiutarlo prendere la sua strada.

 

Sei tra gli agenti più richiesti al mondo, cosa cerchi in un artista quando lo ascolti?

Il fascino nella voce, prima ancora di una tecnica solida e la capacità comunicativa. Non basta la bella voce. Non basta la bella presenza. Il teatro non ha bisogno di belle statue neoclassiche ma di emozioni. Ma su tutto la serietà professionale, altrimenti si rimane una “giovane promessa” che in breve diventa una meteora, nonostante il lavoro del manager. E questo è frustrante per tutti.

 

 

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