In questo numero del magazine abbiamo la fortuna di avere come ospite un baritono sempre più conosciuto nei teatri italiani. Di origini calabresi, la sua voce ha riscosso grande successo già dal periodo degli studi in Conservatorio, per poi risuonare su tantissimi palcoscenici: dal Comunale di Bologna al Regio di Torino, dal San Carlo di Napoli a La Fenice di Venezia, al Liceu di Barcellona, oltre a Trieste, Como e Montecarlo. Per voi, Vincenzo Nizzardo: iniziamo subito con qualche domanda!

 

Partiamo proprio dagli esordi: come ti sei avvicinato al mondo dell’opera?

Mi sono fatto guidare dalla mia voce. Sin da piccolo, dai primi studi, ho maturato una voce di impostazione lirica, il che mi ha spinto ad approfondire la tecnica vocale e ad iniziare un percorso di canto lirico al conservatorio “F. Cilea” di Reggio Calabria. Da lì è iniziato questo meraviglioso viaggio, che oggi è il mio lavoro, nonché l’amore verso il teatro d’opera.

 

Com’è tipico della voce baritonale, alterni in scena comico e drammatico: ti conosciamo sia nei panni del buffo e giocoso Figaro rossiniano, ma hai portato in scena anche personaggi seri come Escamillo e Marcello. In quale di questi generi ti senti più te stesso?

Non dipende tanto dal genere quanto dal personaggio. Amo sia vestire i panni di un giocoso e scherzoso Figaro o Dulcamara, ma adoro allo stesso modo anche la profondità di Marcello o la passione di Silvio. In tutti loro c’è una sfaccettatura che mi appartiene e in cui mi sento libero di essere me stesso e dar sfogo alle mie emozioni.

Lo sviluppo della tecnica vocale è un percorso delicato che richiede cura e dedizione. Che ricordi hai dei tuoi primi anni di studio?

Sono stati anni intensi, ricchi di momenti pieni di soddisfazioni, ma anche di enormi sacrifici. Ho dedicato al canto gran parte della mia adolescenza, togliendo tempo anche al divertimento, perché in questo mondo mi sono sentito subito a mio agio, apprezzato e valorizzato. Non è stato certamente un percorso semplice. Quando ci si forma si vivono alti e bassi come è normale che sia, i sacrifici però dopo qualche anno sono stati ripagati dai primi contratti lavorativi che mi hanno fatto capire che quella era la giusta strada da percorrere. Lo studio e i sacrifici continuano ancora oggi, perché non si smette mai di studiare e di imparare. Come gli atleti un cantante deve sempre continuare ad allenare il proprio corpo e, quindi, nel mio caso la voce, cercando di essere sempre pronto per la prossima esibizione.

 

 

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