Cari lettori, siamo felici di ospitare questo mese sulle nostre pagine Simone Agrò, primo ballerino del Teatro dell’Opera di Roma. Nato ad Agrigento nel 1998, Simone si avvicina alla danza fin da giovanissimo. Muove i primi passi in una scuola privata della sua città, per poi approdare, a soli dodici anni, alla prestigiosa Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma grazie a una borsa di studio offerta dall’étoile Alessandro Molin. Dopo il diploma entra nella compagnia capitolina, distinguendosi rapidamente per talento e sensibilità artistica, fino alla recente nomina a Primo ballerino, avvenuta il 24 ottobre scorso per volontà del sovrintendente Roberto Giambrone e della direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato.
Simone, partiamo dall’inizio: quando hai capito che la danza sarebbe stata la tua strada? C’è stato un momento preciso in cui questa passione si è accesa dentro di te?
Non ricordo un momento preciso in cui la danza ha acceso la mia passione, ma sin da quando avevo solo quattro anni, ho iniziato a percepire questa forma d’arte non come un semplice gioco, ma come qualcosa che mi faceva sentire leggero e felice.
Da bambino immaginavi già il tuo futuro sul palcoscenico o il sogno è cresciuto con il tempo e lo studio?
Da piccolo avevo chiara una sola cosa: amavo ballare e sapevo che non avrei mai smesso. Non avevo ancora definito quale strada avrei intrapreso né che tipo di ballerino sarei diventato, ma nel momento in cui ho iniziato il percorso professionale, l’obiettivo ha cominciato a delinearsi sempre più nitidamente.
A soli dodici anni sei entrato alla Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma: che ricordi conservi di quegli anni di formazione così intensi? C’è un insegnamento o un episodio che ti ha segnato particolarmente?
Conservo ricordi bellissimi di quel periodo. Fin dal mio ingresso ho trovato finalmente qualcuno con cui confrontarmi, e proprio allora ho compreso la serietà con cui dovevo affrontare quel percorso. Una consapevolezza che mi ha accompagnato per tutti gli anni della scuola, e anche oltre.