Cari amici di OperaLife, oggi i nostri riflettori sono puntati su Rosalia Cid, giovane soprano. Nata a Santiago di Compostela, inizia il suo percorso musicale da bambina nella “Cappella Compostelana” di musica antica del Duomo della sua città e il coro di voci bianche della OSG, per poi laurearsi in Canto a Santiago, Coruña e Vigo ottenendo il massimo dei voti. Nel 2018 si trasferisce a Firenze per studiare al Conservatorio Luigi Cherubini e nel gennaio del 2019 entra all’Accademia del Maggio Fiorentino, oltre a debuttare Lauretta nel “Gianni Schicchi”. Di lì la sua carriera spicca il volo, esibendosi in famosi teatri internazionali quali il Semperoper di Dresda, l’Opera National de Chile, il Maggio Musicale Fiorentino ed il Teatro alla Scala. Andiamo a conoscerla!

 

Benvenuta Rosalia! Prima di tutto partiamo dalle origini: come è nata la tua passione per la musica e poi per il canto lirico?

La mia passione per il canto lirico nasce un po’ per caso. Ho iniziato a cantare da quando ho praticamente iniziato a parlare, e a 4 anni già facevo parte di un coro di voci bianche. A 12 anni cantavo in tre cori semi professionali, sia di repertorio più classico che di musica antica; non vengo da una famiglia di musicisti, ma di gente che si relaziona col teatro di prosa soprattutto teatro d’avanguardia, e quando scoprii nella prima adolescenza l’esistenza dell’Opera lirica, unione perfetta di queste due mie passioni, rimasi a bocca aperta. Capii subito che quella cosa chiamata opera era parte della mia identità artistica e (senza molte pretese devo dire) iniziai un percorso come studentessa di Canto Lirico in Conservatorio.

 

Sei stata la “voce dal cielo” nel “Don Carlo” scaligero nell’apertura di stagione, forse l’evento operistico più noto e seguito in Italia. Come hai vissuto quei momenti, accanto ai colleghi Netrebko, Meli, Salsi, solo per citarne alcuni?

Con gioia assoluta. Il “Don Carlo” è una delle mie opere preferite della produzione verdiana. Poter far parte di un cast di quel livello, grandi artisti e grandissime persone, diretto dal maestro Chailly il 7 Dicembre alla Scala, è stato il sogno che non avevo mai pensato di realizzare.

 

Il tuo repertorio finora ha spaziato dal classico (Haydn e Mozart) al belcanto dell’Ottocento fino ad arrivare a Puccini. C’è uno stile musicale che senti più tuo?

Dal punto di vista artistico devo dire che mi sono sentita sempre molto stimolata da tutti gli stili che ho dovuto affrontare finora. Per la mia natura farei tanta fatica a dover sceglierne uno solo. Sicuramente però la mia vocalità in questo momento predilige i ruoli belcantisti, Bellini, Donizetti e qualche ruolo Verdiano come Gilda o Nannetta.

 

 

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