In questo Magazine siamo felici di avere come ospite il tenore siciliano Pietro AdaÌni. Particolarmente apprezzato per le sue doti vocali, negli anni 2011 e 2012 è finalista al Concorso Lirico Internazionale Voci dal Mediterraneo – Premio Archimede di Siracusa e si aggiudica la Menzione speciale come giovane promessa. Nel 2014 vince la borsa di studio al Teatro Carlo Felice di Genova dove debutta il ruolo di Rodolfo ne La Bohème di Puccini e quello di Nemorino ne L’Elisir d’amore di Donizetti. Nel 2015 riscuote successo a Treviso e Ferrara col suo Albazar nel rossiniano Il Turco in Italia. Partecipa al Grand Prix dell’Opera a Parma, a Cagliari si esibisce nella Messa di gloria di Puccini, allo Sferisterio di Macerata è Beppe e Arlecchino nei Pagliacci di Leoncavallo, Ernesto in Don Pasquale di Donizetti a Como, Cremona, Pavia e Jesi. Nell’agosto 2022 debutta come Alberto nella rossiniana La Gazzetta al Rossini Opera Festival mentre ad agosto 2023 torna al ROF per Viaggio a Reims e la Cantata in onore del Sommo Pontefice Pio IX di Rossini.
Per voi, Pietro Adaìni: iniziamo subito con qualche domanda!
Partiamo proprio dagli esordi: come ti sei avvicinato al mondo del canto e dell’opera?
Tutto è nato per caso. All’epoca frequentavo il liceo ed ero davanti il mio PC cercando informazioni riguardo un compito, e tra una pausa e l’altra mi imbattei in un video dove Pavarotti cantava il Nessun Dorma. Ne rimasi folgorato.
Lo sviluppo della tecnica vocale è un percorso delicato che richiede cura e dedizione. Che ricordi hai dei tuoi primi anni di studio?
Ho un ricordo bellissimo, dato che per me i primi anni furono un vero divertimento, non avevo in mente di diventare un cantante professionista. Avevo solo una grande voglia di imparare.
Ti conosciamo nei panni di diversi personaggi rossiniani (Conte di Almaviva, Don Ramiro…). Come ti approcci a questo repertorio? Trovi che rispecchi la tua vocalità e il tuo temperamento artistico, c’è qualcosa di particolare che ami o trovi impegnativo?
Il repertorio lo affronto con tanto studio e dedizione, sempre ascoltando e assecondando la mia natura, quest’ultima insieme ad una preparazione tecnica ricercata mi permette di affrontare questi ruoli con tranquillità. Penso che la mia vocalità per colore, duttilità ed elasticità mi si addice a questo repertorio, amo il bel canto e le sue difficoltà. Spesso dietro dei passaggi complessi bisogna solo ascoltarsi con consapevolezza e assecondare la propria natura.