In questo numero abbiamo il piacere di avere come ospite Nicolò Donini. Giovane talento fra i più interessanti del panorama operistico italiano, il basso bolognese entra a 11 anni nel coro di voci bianche del Teatro Comunale di Bologna, studia pianoforte al Conservatorio “G. B. Martini” di Bologna, dove si è poi diplomato in canto. In seguito si è specializzato al Conservatorio “A. Boito” di Parma. Grazie alla Scuola dell’Opera, ha partecipato a numerose produzioni del Teatro Comunale di Bologna. Nel 2018 è stato ammesso all’Accademia Rossiniana di Pesaro, dove ha debuttato al Rossini Opera Festival come Lord Sidney e Don Prudenzio ne “Il viaggio a Reims”.

Andiamo a conoscerlo!

 

Benvenuto Nicolò! Partiamo proprio dagli esordi: qual è stata la scintilla che ti ha avvicinato al canto così piccolo e successivamente a scegliere la strada del cantante lirico?

Ciao a tutti e grazie mille dell’invito. Partendo dal principio, sono stato molto fortunato perché già dall’asilo la mia maestra di musica ci proponeva ascolti d’opera. Lo studio della musica è poi arrivato alle elementari con il pianoforte. È stato anche il primo strumento con il quale mi sono iscritto in Conservatorio. La voce è diventata il mio strumento d’elezione quando ho capito che il teatro era il mio mondo: mi ricordo ancora perfettamente la prima volta che ci sono entrato. Quella volta ci andai per fare l’audizione per il coro delle voci bianche del Comunale di Bologna: l’odore delle corde dietro le quinte e della polvere del legno mi colpì tantissimo, ed è fantastico perché è lo stesso odore che sento tuttora ed ogni volta mi emoziona come la prima.

 

Lo sviluppo della tecnica vocale è un percorso delicato che richiede cura e dedizione. Che ricordi hai dei tuoi primi anni di studio di canto? 

Sicuramente Silvia Rossi, che è stata la mia maestra nel coro di voci bianche del Comunale, ha contribuito tantissimo a mettere le basi per la mia formazione: la disciplina era fondamentale. Poiché la tecnica è una componente molto delicata e personale per ogni cantante, è stato necessario per me trovare un maestro che riuscisse a cucirmela addosso come un vestito, dunque la mia svolta vocale è avvenuta durante i miei studi con Ivo Vinco, che è stato il mio maestro fino alla sua scomparsa. Da anni studio con Antonella D’Amico, che non è solo un’insegnante, ma un vero e proprio punto di riferimento e sostegno.

 

Alcuni ruoli in opere che spaziano da Mozart a Rossini, da Donizetti a Bellini e Verdi: come si adatta la tua voce per questo repertorio?

La duttilità della vocalità di basso mi permette di spaziare in un repertorio che va dal Barocco alla musica contemporanea, ma sicuramente i ruoli che più mi si addicono sono quelli del repertorio rossiniano e del belcanto: uno dei ruoli che ho più amato è stato quello di Mustafà nell’“Italiana in Algeri” di Rossini.

 

 

 

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