Cari amici di OperaLife, oggi i nostri riflettori sono puntati su Marta Eguilior, giovane regista e scenografa. Ha studiato presso l’Istituto Superiore d’Arte del Teatro Colon di Buenos Aires e anche con rinomati professionisti del mondo dello spettacolo. Da sempre responsabile della scenografia, del concept luci e del costume, riesce a coniugare in maniera notevole scena ed estetica, lasciando la sua inconfondibile impronta su tutte le produzioni a cui partecipa. L’abbiamo già incontrata quattro anni fa ed è un piacere ritrovarla in occasione del suo prossimo debutto come regista!

 

Ben ritrovata Marta! Prima di tutto ricordiamo ai nostri lettori le tue origini: come è nata la tua passione per il teatro e la regia?

Grazie, il piacere è tutto mio! La mia passione per il teatro è iniziata quando ero molto piccola, e in modo molto innocente. Mia nonna ci faceva prendere delle stoffe e dei vestiti e con essi creavamo dei costumi ed interpretavamo dei personaggi. Mia sorella ed io giocavamo a fare teatro da quando avevamo 7 anni. Nonostante la mia famiglia non sia una famiglia di artisti, ci hanno inculcato l’arte sin da piccole.

Per quanto riguarda la parte più professionale, diciamo, è iniziata quando avevo 13 anni, quando mia madre mi iscrisse ad un corso di recitazione. All’inizio tutto era un gioco, un qualcosa che mi faceva concentrare, creare e al tempo stesso mi sosteneva. Dopo l’adolescenza ho cominciato a sentire la vera vocazione per il teatro che mi ha portato a intraprendere la carriera di attrice.

Durante l’ultimo anno come studente di arti drammatiche ho scoperto la regia – un qualcosa che avevo praticato tanto da bambina, giocando a creare storie, dirigendo dei personaggi che in realtà erano bambole – e da lì ho deciso che quel luogo di creazione completa era il mio posto.

L’impulso vero e proprio me l’ha dato invece l’opera. Ho scoperto l’opera e la regia allo stesso tempo, all’età di 23 anni, e queste due arti mi hanno portato dove sono adesso.

 

Come avviene la realizzazione di una regia? Da che pensieri parti?

Bella domanda! La regia è molto di piú di quanto la maggior parte della gente pensi. Ancor più di quanto molti registi pensino. La regia non è solo direzione di scena, ma è la direzione di un mondo, di un linguaggio, di un patto artistico, di uno stile con cui ti impegni in ogni produzione che concepisci. Mi butto a capofitto in quello che faccio. E ciò, indiscutibilmente, converge nella regia recitativa, quella che viene portata avanti con i cantanti, i ballerini, gli attori e il coro.

Per quanto riguarda il punto di partenza, penso sia sempre lo stesso: l’estetica derivata dalla psicologia di ogni spettacolo, di ogni storia. Diciamo che questa è la spinta fondamentale come creatrice.

Analizzo i personaggi da diversi punti di vista, cerco di capire se c’è una ferita o meno, qual è il loro “adesso” e passo infine alla ricerca degli strumenti espressivi più adeguati per raggiungere la stilistica.

Leggo, disegno, scolpisco, progetto, ricerco… L’immaginazione e la creazione sono un mondo che ha bisogno di essere nutrito giorno dopo giorno. Non copierò o riprodurrò il genio di qualcun altro, voglio trovare il mio Cigno Nero.

 

 

LEGGI TUTTO L’ARTICOLO SUL MAGAZINE