Siamo in compagnia, in questo numero, di una voce giovane e nascente nel panorama operistico. Si tratta del soprano Lidia Fridman, classe 1996: cantante russa che ha condotto i suoi studi nei Conservatori di Udine e Venezia, sfoggia un’emozionante presenza scenica accompagnata da una voce ben calibrata e fluida. Iniziamo la nostra chiacchierata!

Partiamo sempre dalle origini: come ti sei avvicinata alla musica? 

Sono nata in una famiglia di medici, ma ho iniziato a coltivare la mia passione per la musica sin da giovane. Iniziai a suonare il pianoforte a 6 anni e a cantare a 9 anni, frequentando una scuola di musica vicino a casa. Col passare degli anni, ho iniziato a vincere numerosi concorsi regionali e nazionali sia per il pianoforte che per il canto pop. Nonostante sognassi di diventare medico, a 15 anni ho incontrato un insegnante di canto che ha avuto una grande influenza su di me, dicendomi che ero nata per cantare e che quella doveva essere la mia strada.

 

Com’è avvenuta la scoperta della tua vocalità? 

La scoperta della mia vocalità è stata un percorso interessante. Da bambina, mi piaceva imitare mia madre mentre cantava romanze russe, cercando di cantare in modo impostato. Intorno ai 13 anni, la mia voce ha subito un significativo cambiamento, e la mia insegnante di canto ha suggerito di abbandonare le canzoni pop per concentrarmi sulle antiche arie italiane. Ha notato che la mia voce era più adatta alla lirica e che avrei potuto essere un soprano drammatico o un mezzo soprano. Alla fine, si è rivelata essere una previsione accurata.

 

Il tuo debutto è avvenuto con un’opera insolita: “La Statira” di Albinoni, composizione sicuramente insolita rispetto al solito repertorio. Che ricordi hai di questo spettacolo? 

Ero ancora allieva del Conservatorio di Venezia ed è stata la mia prima esperienza su un palcoscenico serio. Ho dei ricordi bellissimi grazie anche ai Maestri che hanno seguito questo progetto. Amo cantare barocco, e “La Statira” è un’opera bellissima piena di gemme musicali.

 

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