Il faro di OperaLife è oggi puntato su un mezzosoprano che non ha bisogno di presentazioni. Talentuosa, celebre e apprezzatissima in tutto il mondo, qualche mese fa era una delle stelle che apriva la stagione del Teatro alla Scala di Milano con Don Carlo di Verdi. Stiamo parlando della cantante lettone Elīna Garanča.

 

Buongiorno Elīna, prima di tutto, dopo gli impegni scaligeri degli ultimi mesi e tanti proiettori puntati sul “Don Carlo”, le vogliamo chiedere: come sta?

Dopo le vacanze trascorse con la mia famiglia, mangiando tutte le prelibatezze e finalmente recuperando sonno, mi sento super riposata e spero che questa sensazione duri almeno per qualche settimana. [Ride]

 

La sua educazione musicale è nata in famiglia, con sua madre cantante e suo padre direttore di coro. A che età e com’è avvenuta la scoperta della sua voce?

Da quando ho ricordi sono stata magicamente connessa alla musica. Sono letteralmente cresciuta in un teatro e, invece di essere una principessa, ho sempre sognato di essere una star. Come probabilmente avrai già letto nelle innumerevoli interviste in cui parlavo dell’inizio del mio percorso come cantante, prima ho dovuto fallire ogni materia, ogni provino per poi trovare finalmente la mia strada verso la musica. Tuttavia, la musica è sempre stata lì per me e ho imparato molte canzoni e arie semplicemente ascoltando mia madre, prima ancora di saper leggere o scrivere.

 

La vocalità del mezzosoprano si pone a metà tra maschile e femminile. Negli anni ha sfoggiato in scena una grande abilità seduttiva come donna, ma ha anche impersonato ruoli maschili come Romeo, Sesto, Octavian e Cherubino. Come possono convivere questi due aspetti in una sola voce?

Mi piace l’idea di essere il più flessibile possibile ed il fatto che come mezzosoprano non ti annoi mai! Noi mezzosoprano abbiamo la fortuna di avere uno spettro incredibilmente ampio di personaggi che possiamo cantare: possiamo incarnare esseri sensuali e seducenti e il giorno dopo trasformarci in streghe, anime oscure, “donne perdute” e uomini. Quando interpreto personaggi femminili dal fascino seducente, attingo alla ricchezza e al calore del mio registro basso, lasciando trasparire la sensualità della voce; invece, assumere ruoli maschili richiede agilità e flessibilità, enfatizzando il registro acuto. È da molto tempo che non interpreto ruoli maschili, ma ricordo che erano molto divertenti. Ora è il mio momento di abbracciare tutta la drammaticità e la profondità della femminilità.

 

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