Cari lettori, oggi è per noi un onore poter intervistare il Sovrintendente del Teatro alla Scala Dominique Meyer. Il nostro ospite non ha bisogno di presentazioni ed ha un curriculum veramente strabiliante: da quattro anni Sovrintendente del Teatro alla Scala, dal 2010 al 2020 Direttore del Wiener Staatsoper, dal 1999 al 2010 Direttore generale e artistico del Théatre des Champs-Élysées di Parigi, e prima ancora Direttore dell’Opera di Losanna, Direttore Generale dell’Opéra National de Paris, senza contare gli innumerevoli incarichi come membro di importanti CDA e la decina di pubblicazioni all’attivo. Dominique Meyer è una vera leggenda ed oggi è qui con noi per raccontarci la sua visione del mondo del teatro.

 

Partiamo dai suoi innumerevoli successi, Direttore generale e artistico del Teatro des Champs-Élysée, direttore del Wiener Staatsoper e ancora Direttore generale dell’Opéra National de Paris. Dal 2020 sovrintendente il direttore artistico del Teatro alla Scala.
Cosa significa per lei rappresentare il “marchio” del Teatro alla Scala? E quali sono le più grandi differenze che ha riscontrato con gli altri teatri a cui è stato legato?

Non credo di rappresentare “un marchio”, gestisco un teatro di forte personalità. Il mio lavoro è fare in modo che la “voce” della Scala rimanga forte al più alto livello possibile, portando la miglior qualità artistica nel rispetto del suo DNA.

Le differenze rispetto ai teatri da voi citati sono molteplici: in primo luogo la lingua, eseguire musica nella lingua natale è completamente diverso rispetto ad un luogo dove si parla un altro idioma. In Scala, infatti, portiamo avanti il repertorio italiano proprio per questo principio.

Tornando ai diversi teatri, ognuno ha una struttura diversa; basta pensare che a Parigi e a Milano entrambi i teatri sono teatri di stagione mentre a Vienna ci sono alternanze di molti più titoli e molte più repliche.

Altre differenze sono legate all’aspetto socio-culturale: in Francia, per esempio, il balletto è stato sempre più importante dell’opera, senza contare che Parigi è molto più grande di Milano e Vienna, quindi nutre diverse attività. Invece il teatro di Vienna riesce ad essere il cuore pulsante della città, basti pensare che si contano 600.000 biglietti venduti, di cui 400.000 venduti a viennesi e questo denota un’incredibile partecipazione da parte dei cittadini.

Per quanto riguarda La Scala è un teatro che apre a molte categorie di pubblico, come dimostra il fatto che più di un terzo del pubblico ha meno di 35 anni.

Insomma ogni teatro è un mondo a sé.

 

Il suo amore per il teatro nasce da ragazzo per spirito di curiosità. Ritiene che sia necessario alimentare la curiosità verso il teatro anche all’interno del programma istituzionale scolastico?

Nella maggior parte dei Paesi lo studio della musica viene sottovalutato o non si fa, durante l’ora di musica solitamente non s’impara niente.

In generale in Europa, lo spazio dedicato alla cultura è pessimo e credo sia un vero peccato. Un tempo si aveva a che fare anche con il coro e quindi con il canto, questi ragazzi perdono l’occasione di sentire il loro corpo come strumento e non riescono così a godersi un momento magico di aggregazione. A quel tempo, quando lo si faceva, non solo era bello ma aggregante.

È un vero peccato.

 

 

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