Fresco del successo per la sua seconda opera “Cronaca di un amore. Callas e Pasolini”, rappresentata in prima assoluta lo scorso marzo al Teatro Municipale di Piacenza, Davide Tramontano, piacentino e classe 2000, è uno dei giovani compositori di cui oggi più si discute. Dopo gli studi di composizione presso il Conservatorio Giuseppe Nicolini, ha rapidamente attirato l’attenzione, conquistando riconoscimenti come il Premio Bruno Bettinelli nel 2022 e il Secondo Premio al Concorso Internazionale di Composizione 2 Agosto nel 2023 con il brano sinfonico “Broken Streams”, mentre l’anno successivo il Teatro Municipale di Piacenza ha ospitato il debutto della sua prima opera, “Mother”, commissionata dallo stesso teatro. In un panorama in continua trasformazione, Tramontano si distingue per una scrittura aperta alla sua voce personale e contemporanea. Oggi il suo percorso lo colloca tra i profili più promettenti della nuova composizione italiana. Approfondiamo con lui cosa significhi essere compositore per la scena dell’oggi.

Davide, grazie per essere qui. Partiamo dagli inizi: com’è nata la tua passione per la musica?

Direi quasi per natura. Ho iniziato studiando pianoforte, ma a un certo punto un problema al braccio sinistro mi ha impedito di proseguire come avrei voluto. È stato lì che ho iniziato a guardare la musica da un’altra prospettiva, intraprendendo anche un percorso accademico di composizione e avvicinandomi in modo sistematico al contrappunto. Da una prima sonata per pianoforte, passo dopo passo, sono arrivato fino ai lavori orchestrali e all’opera.

 

Quali competenze, oltre alla composizione in senso stretto, ritieni indispensabili per un compositore?

Credo che, oltre alle competenze strettamente musicali, sia fondamentale sviluppare una profonda capacità di ascolto. Non solo “verso l’esterno”, ma anche, e forse soprattutto, un ascolto rivolto alla propria interiorità. La composizione nasce proprio lì, in uno spazio che non è razionale ma che richiede attenzione, tempo e una certa disponibilità a mettersi in discussione. Per comporre serve infatti un grande coraggio, perché scrivere musica significa mettere a contatto diretto il pubblico con la parte più intima di sé; in questo senso, comporre è per me un atto profondo di amore e di fiducia verso chi ascolta, ma anche verso chi quella musica dovrà renderla viva.

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