In questo numero siamo in compagnia di un’altra giovane promessa del panorama lirico italiano. Parliamo di un cantante poliedrico con un repertorio ampio ma che sembra focalizzarsi sempre di più sui nomi di Mozart e Rossini. A fare due chiacchiere con noi c’è Dave Monaco!

 

Ciao Dave, prima di tutto iniziamo a parlare di come è nato il tuo amore per la musica: dove affondano le radici della tua passione per l’opera?

È sempre esistita dentro di me una forte passione per la musica dato che vengo da una famiglia di musicisti e grandi appassionati, ma non di opera. Poi, da buon siracusano, è nato prima l’amore per il teatro classico, specialmente per le tragedie di Euripide. Successivamente, quando ho cominciato a studiare canto, non ho potuto fare a meno che innamorarmi del teatro musicale, connubio delle mie due passioni. Il resto è venuto da sé, passo dopo passo.

 

Scoprire la propria voce non è sempre un percorso lineare: com’è avvenuto il processo di educazione del tuo strumento?

Ho mosso i primi passi con un mezzosoprano a Siracusa, Giovanna Collica. Ero così giovane che non sapevo ancora se sarei stato, con lo sviluppo della mia voce, tenore o baritono. Poi ho frequentato l’Università a Bologna e, dopo la laurea, sono entrato in Accademia al Maggio Musicale Fiorentino, dove ho veramente affrontato la tecnica e lo spartito, che ad oggi perfeziono con Salvatore Fisichella.

 

Recentemente c’è stato un tuo debutto molto importante: hai vestito i panni del pescatore Ruodi nel “Guillaume Tell” al Teatro alla Scala di Milano. Cos’hai provato a calcare uno dei palcoscenici più ambiti al mondo?

Mentirei se non dicessi che non ci ho dormito la notte, perché già Ruodi di per sé è un ruolo “scomodo”, poi farlo in Scala dopo così tanti anni dall’ultima rappresentazione… Insomma, una grande responsabilità! Sono stato circondato da colleghi e maestranze straordinari, che mi hanno dato la giusta carica per poterlo affrontare con più naturalezza possibile. Dopo la Prima ancora non ci credevo: ce l’avevo fatta!

 

 

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