Oggi al centro della nostra chiacchierata c’è un’artista che dalla Spagna allieta i teatri italiani ed esteri con la sua voce: il soprano Carmen Buendìa. Nata a Jaén in Spagna nel 1993, ha iniziato i suoi studi musicali nel 2003 laureandosi al Conservatorio di musica “Rafael Orozco” a Córdoba nel 2017.
Nei mesi di luglio e agosto 2015 ha partecipato, come allieva effettiva dell’Accademia Rossiniana di Pesaro, alla produzione dell’opera “Il viaggio a Reims” nel ruolo di Delia, presso il Teatro Rossini di Pesaro, sotto la direzione artistica di Elisabetta Courir e musicale di Alberto Zedda. Nel 2022, è tornata al LXXXIV Festival del Maggio Musicale Fiorentino, per partecipare alla produzione de “Le Nozze di Figaro” di W. A. Mozart, con il ruolo di Marcellina. Andiamo a conoscerla insieme!
Benvenuta Carmen! Come sempre, la domanda iniziale riguarda proprio…gli inizi! Come ti sei avvicinata al mondo del canto?
Grazie mille ad Alessandro e ad Operalife per questa intervista. I miei inizi nel canto lirico sono stati per caso. Ero entrata in Conservatorio per suonare la chitarra all’età di 10 anni e all’epoca non avevo in mente di cantare, non sapevo nemmeno che cosa fosse l’opera. Il mio amore è nato durante il terzo corso del Preaccademico, quando ho iniziato a cantare nel coro della chiesa. Da lì sono passata ad un altro coro dove si cantava musica antica e quindi, a 13 anni, ho scoperto che avevo delle qualità per iniziare il mio percorso nel canto. Così un anno dopo feci l’esame per iniziare a studiare canto, e così piano piano scoprì che quello era molto di più che un hobby, era diventata la mia passione e quello che volevo fare nella vita. È stato proprio il destino a portarmi in questa strada. Pensa che non c’è nessun musicista nella mia famiglia. I miei genitori avevano un ristorante, ed in casa mia la musica non è stata presente. Dunque, davvero è stato per caso.
Hai frequentato diverse Masterclass con celebri artisti: Mariella Devia, Jessica Pratt, Sonia Ganassi, Alfonso Antoniozzi. Quali sono le caratteristiche di un buon artista/docente?
Per me, essere un buon docente non vuol dire necessariamente essere un buon artista, e viceversa. Ti spiego perché: nel mio percorso, sia in Spagna che in Italia, ho avuto l’opportunità di conoscere personalmente diversi insegnanti che non hanno fatto carriera. Nonostante questo, devo dire che ho trovato comunque buoni docenti da cui ho imparato belle cose, ma che arrivati ad un certo punto non hanno saputo aiutarmi a superare i problemi tecnici che avevo. Qui è dove c’entra il palcoscenico, lì impari l’altra parte di questo mestiere, e credo che tutti i miei colleghi che hanno una lunga carriera hanno imparato a gestire sia a livello tecnico che scenico quello che non si può imparare in una stanza con un docente. Di ognuno ho saputo trovare i punti di forza che mi sono serviti per migliorare, ma con quelli che davvero sono riuscita a trovare quella cosa in più, sono stati gli artisti che hanno calcato importanti palcoscenici.