Rapidamente affermatosi come uno dei violinisti più interessanti della sua generazione, l’ospite di oggi è Boris Begelman, diplomato in violino al Conservatorio Ciajkovskij di Mosca, e specializzato successivamente nel repertorio barocco in Italia, dove attualmente risiede.

Si è esibito come solista o Konzertmeister sui principali palcoscenici internazionali, tra cui la Berliner Philharmonie, il Musikverein di Vienna, il Théatre des Champs-Elysées, il Wigmore Hall, il Teatro Liceu di Barcellona, l’Opéra Royal de Versailles. Dal 2017 è Konzertmeister di Concerto Italiano di Rinaldo Alessandrini.

Nel 2014, Boris ha fondato il suo ensemble, “Arsenale Sonoro”, il cui album di debutto contenente una selezione delle Sonate per violino e basso continuo di Telemann per Sony DHM è stato accolto con entusiasmo dalla critica internazionale. Acclamato dalla critica è anche l’ultimo album recital del soprano Francesca Aspromonte, (Pentatone 2023), che vede Begelman come direttore di Arsenale Sonoro oltre che come violino solista.

Tra i suoi prossimi impegni: un concerto con l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia come solista e direttore; recital solistici con le Sonate e Partite di Bach al Festival N&B Mareterra e agli Amici della Musica di Cagliari; un tour internazionale con l’Estro Armonico di Vivaldi con il Concerto Italiano.

Andiamo a conoscerlo!

Benvenuto tra noi! Partiamo dalle origini: qual è la scintilla che ti ha fatto avvicinare alla musica?

La mamma, la mamma! Io non avevo proprio nessuna voglia di studiare musica da bambino, ma secondo mia mamma era necessario che occupassi il tempo facendo qualcosa, altrimenti si rischiava che diventassi un delinquente! [Sorride]

Il nonno di cui porto il nome, padre di mia madre, che purtroppo non ho mai conosciuto, suonava amatorialmente il violino…quindi la soluzione è stata abbastanza semplice!

Come “senti” il tuo strumento? Che suono ha il violino per te?

Non ho un rapporto con lo strumento come con l’anima gemella, cosa che invece nei violinisti è piuttosto frequente, anche perché non si suona mai lo stesso violino per tutta la vita. Per me il violino è, appunto, uno strumento con cui fare musica. Devo essere io al comando, non lui.
Se per ragioni musicali voglio essere lirico o voglio trovare una qualità spigolosa, devo essere capace di produrre qualsiasi suono per avere tutte le sfumature dell’arsenale sonoro di un musicista (se mi passate il gioco di parole).
Così dovrebbe essere nel mondo delle idee, nella pratica ogni violino è diverso e, purtroppo o per fortuna, detta la sua. In questa simbiosi o, se preferiamo, battaglia nasce il suono di un violinista.

 

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