A farci compagnia in questo numero di OperaLife è il basso Alessio Cacciamani, una delle voci più interessanti nel panorama lirico attuale. Ha studiato fagotto e si è diplomato presso il Conservatorio “Licinio Refice” di Frosinone. Ha iniziato lo studio del canto lirico a Roma con Teresa Rocchino, poi ha proseguito gli studi all’Università Mozarteum di Salisburgo, dove nel 2016 ha conseguito il “Bachelor of Art” in Canto con il massimo dei voti. Oggi studia con il basso Roberto Scandiuzzi. Il suo repertorio spazia da Verdi a Donizetti, da Rossini a Puccini. Andiamo a conoscerlo!

 

Benvenuto! Noi di OperaLife partiamo sempre dalle origini. Qual è la scintilla che ti ha fatto avvicinare allo studio del fagotto?

Grazie a voi per avermi dedicato questo spazio! Per fare una piccola premessa, ho sempre respirato la musica fin da bambino, essendo figlio d’arte. Mio nonno era un cantante e mia madre arpista, oltre che insegnante di solfeggio in Conservatorio.

Proprio mia madre, poco più di 20 anni fa, mi accompagnò ad ascoltare un concerto di musica da camera per strumenti a fiato che si teneva al Conservatorio di “S. Cecilia” a Roma. Fui colpito innanzitutto dalla forma strana e singolare, poi dal suono morbido e caldo. Fu allora che decisi di alimentare la mia curiosità e iniziai il percorso di studi iscrivendomi al Conservatorio “L. Refice” di Frosinone, dove ottenni il diploma. Dopo, tornai a “S.Cecilia” per il Biennio di specializzazione come conclusione del percorso di studi.

 

Che cosa, invece, ti ha fatto avvicinare al canto lirico?

Canto da quando ero bambino, ancor prima di conoscere il fagotto. Ho frequentato le scuole medie della Cappella Sistina in Vaticano e come voce bianca ero membro del Coro dei “Pueri Cantores”. Un periodo di 4 anni dove ho studiato musica a 360°. Al termine di questo periodo, ho iniziato la cosiddetta muta vocale, ovvero una fase di cambiamento fisiologico che la voce subisce durante la pubertà. In età più adulta, dopo i 20 anni, ho iniziato ad avvicinarmi al canto lirico con Teresa Rocchino, mia prima insegnante. Con il tempo ho maturato l’idea che il canto sarebbe dovuto diventare la mia attività primaria e, per questo motivo, ho deciso di abbandonare il fagotto definitivamente.

 

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