Grandi concerti per tutti: i BBC PROMS di Londra

Siete grandi appassionati di musica? Allora almeno una volta nella vostra vita dovreste partecipare a quella che è considerata una tra le più belle e longeve maratone musicali: i BBC PROMS di Londra.
“The PROMS”, così come vengono anche comunemente chiamati, rappresentano una stagione concertistica della durata di otto settimane durante la quale vengono eseguiti uno o più concerti al giorno, suonati da una grande orchestra sinfonica. I concerti, per la maggior parte, si tengono presso la Royal Albert Hall, nel quartiere di South Kensington a Londra, una tra le più grandi sale da concerto nel mondo con una capienza di poco più di 5000 posti.
Istituiti il 10 agosto 1895, dovevano essere, secondo l'intenzione dell'organizzatore Robert Newman, una serie di concerti a prezzi popolari per consentire al vasto pubblico, solitamente lontano dalle sale da concerto, di poter fruire di uno spettacolo di alto livello artistico in un'atmosfera informale, lontana dal lusso dell'abbigliamento dei frequentatori di concerti del tempo.
E perché il nome BBC PROMS? Il termine PROMS deriva da PROMenade concertS e venne dato alla manifestazione per l'abitudine degli spettatori di alcuni settori popolari della sala di passeggiare e spostarsi durante i concerti. Infatti, una parte dei biglietti non prevede un posto a sedere, si tratta tipicamente dei posti di platea. Inoltre, da molti anni i concerti sono finanziati dalla BBC per cui hanno preso il nome di BBC PROMS come ancora oggi spesso vengono indicati, nonostante dalla fine della seconda guerra mondiale la BBC abbia ritirato il patrocinio della manifestazione.
Questo lungo festival musicale riveste un carattere popolare e coinvolge tutte le fasce sociali e persone di ogni età, dai bambini delle scuole alle persone anziane.
Quest’anno dopo 125 anni per la prima volta questa manifestazione avrà luogo con la prima serata a porte chiuse, a causa dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, ma ci sarà la possibilità di seguire e partecipare tramite le migliori tecnologie messe a disposizione al giorno d’oggi: streaming TV e radio, dirette radiofoniche con interviste, rubriche a tema ecc. A seguire un lungo archivio di registrazioni dei PROMS passati. Si sta valutando, a seconda delle disposizioni del governo, se eventualmente rendere pubbliche e aperte le ultime due settimane del festival.
Ma qual è la proposta musicale dei PROMS?

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Tra opera e antichità: la storia del Mausoleo di Augusto a Roma

L’edificio, imponente nel cuore della Città Eterna, cela una storia di trasformazioni e ruoli importanti

Dalla Storia, seppur granitica e perentoria, ci arrivano refoli di vita e soprattutto d’arte, che travalicano i secoli con un balzo leggiadro, trasportandoci indietro o avanti, se siamo capaci di trarne ispirazione. La Storia ci regala documenti, sculture ma anche edifici che, nonostante ci sembrino lontani dal nostro immaginario oppure sterili, privi di un racconto dietro di sé, acquistano invece nuova vita grazie alle mani sapienti e ai cuori emozionati delle persone.
È questo il caso del Mausoleo di Augusto, o Augusteo, situato in Piazza Augusto Imperatore a Roma. Di per sé si tratta di un monumento funerario, atto ad ospitare i resti del grande Augusto, colui che raddoppiò la grandezza dell’Impero Romano rendendolo il più forte di sempre e l’uomo dal cui nome (che acquisì tardi, e che significa “consacrato dagli àuguri”, ovvero “benedetto dai sacerdoti”) deriva il mese di agosto. Ma l’edificio non ha sempre e solo svolto tale funzione. Non si è certo fermato, pur nella sua immobilità.
Il geografo Strabone lo definì come “il più notevole tra i monumenti” nei suoi scritti, e la sua costruzione iniziò nel 28 a.C. Nel 14 a.C., poi, ospitò il corpo di Augusto. Di spiccato stile ellenistico, con un diametro che non ha eguali (87 metri), il Mausoleo è stato per secoli saccheggiato e devastato ripetutamente, ma non solo: ha infatti vissuto momenti di gloria e prosperità.

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Ph. Credits: Romano Impero 

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Pratica, pratica e ancora pratica! Il duro mondo dei professionisti

Penso che a tutti sia capitato di ascoltare un musicista, rimanere incantanti dalla sua bravura e pensare “ma come fa?”. La risposta più scontata, ma anche quella più vera è solo una: ha studiato tantissimo, più di quanto possiamo immaginare.
Ogni esecutore ha la sua storia e il suo percorso formativo, tutti abbiamo ritmi di apprendimento diverso, ma nel mondo delle arti, lo studio e la pratica sono attività continue, all’incessante ricerca di un’irraggiungibile perfezione. Ma cosa vuol dire studiare per un musicista?
Tutto inizia con il riscaldamento fisico e musicale: l’artista è simile a un atleta e non può prescindere dall’attivazione del sistema muscolare. Che tu sia uno strumentista o un cantante, prima di una sessione di studio è necessario scaldare il corpo: si risvegliano le giunture, si attiva la respirazione e si distendono tutti i muscoli, con particolare attenzione a quelli più impegnati nella pratica musicale. Solo dopo aver ascoltato il proprio corpo e aver assecondato le sue esigenze si può iniziare a suonare.
Innanzitutto studiare vuol dire impegnarsi per avere una buona tecnica. La solidità tecnica è probabilmente la base di ogni bravo artista, che impiega ore e ore a correggere nel dettaglio ogni movimento, ogni passaggio e ogni imprecisione. Come se non bastassero la costanza e la fatica per sviluppare una pratica così attenta e minuziosa, un’esecuzione eccellente è frutto anche di tanti altri fattori.
Dopo aver posto l’attenzione ad eliminare difetti e imperfezioni, lo studio si volge verso la musicalità: è in questo momento che entrano in atto fraseggio, prassi storiche e idee musicali.
L’esecutore non si accontenta più di avere “tutte le note al loro posto” e la pratica si fa decisamente più interessante. Si abbandona parzialmente la meccanicità dello studio tecnico, la ripetitività dei pomeriggi passati su poche note, cercando di valorizzare invece la bellezza del brano che si sta studiando. Anche in questo caso, non c’è nulla di facile. Suonare un brano vuol dire prima di tutto farlo rivivere, ripercorrere il percorso compositivo dell’autore, entrare nella sua mentalità e nel suo periodo storico. Si studia a questo punto quale tipo di musicalità il compositore cercasse, quali erano le prassi esecutive dell’epoca, quali abbellimenti e quali cadenze fossero in auge nel periodo di produzione del brano. Ancora, si cercano le sensazioni e le emozioni nascoste tra le note, tentando di valorizzarle e di restituirle nel modo più accurato possibile al pubblico.

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Il Teatro alla Scala di Milano

Uno dei Teatri italiani più famosi è La Scala di Milano. In questo luogo abbiamo assistito all’imposizione di Verdi affinché potesse controllare tutto l’allestimento per una nuova versione della sua La Forza del Destino, Toscanini che abbandona la Direzione per non sottostare al predominio fascista e la rivalità, probabilmente inventata dalla stampa dell’epoca, tra Renata Tebaldi e Maria Callas. Soprattutto, è incredibile pensare che questo Teatro sia nato per caso. Dobbiamo infatti tornare all’anno 1776 quando, il 15 luglio, Maria Teresa d’Austria firma un decreto per la costruzione di due Teatri, affidati all’Architetto Giuseppe Piermarini. Tutto questo grazie alla nobiltà milanese la quale, orfana del Salone Margherita, incendiato più volte e comunque molto piccolo, e del Regio Ducal Teatro, anch’esso andato alle fiamme, si rende disponibile ad investire nella costruzione di un nuovo Teatro: ovviamente ogni famiglia nobile avrebbe avuto il suo palco.

Giuseppe Piermarini si occupa di entrambe le costruzioni. Il piccolo Teatro, chiamato Teatro Interinale, viene costruito vicino alla Chiesa di San Giovanni in Conca. Il grande Teatro viene costruito al posto di una Chiesa, Santa Maria alla Scala.

L’interno di questo secondo Teatro, chiamato Nuovo Regio Ducal Teatro, è formato da cinque file di palchi: le prime tre file hanno solo trentasei palchi, affinché potesse esserci il palco centrale, le restanti due file ne hanno trentanove. La particolarità dei palchi è definita dalla loro unicità. Ogni famiglia nobile può decorarlo a proprio piacimento: ed ecco che i colori delle tende, della tappezzeria e gli specchi che li adornano sono diversi l’uno dall’altro. Inoltre abbiamo il loggione e otto palchi di proscenio. Circa seicento persone possono riempire la platea, le sedie fisse sono poche, permettendo di essere spostate quando vengono organizzati i balli di Carnevale.
A questo punto il Nuovo Regio Ducal Teatro cambia nome: diventa Teatro alla Scala e viene inaugurato il 03 agosto 1778 con l’opera Europa riconosciuta di Antonio Salieri.

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Ph. credits: Teatro alla Scala

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“Invito alla danza” di Weber. Tra sogno e realtà, Amore carnale e spirituale

Carl Maria Von Weber compose “Aufforderung zum Tanz” (Invito alla danza) nel 1819. Si tratta di un brano per pianoforte di circa nove minuti, poi trasformato in versione orchestrale da Hector Berlioz nel 1841, oggi quella più conosciuta dal grande pubblico. Berlioz la compose poiché nell'opera “Freischütz” (Il franco cacciatore), mancava un ballabile, che secondo la tradizione operistica parigina doveva fare parte della rappresentazione, così il Maestro francese decise di adattarvi la sonata di Weber.

S'apre il sipario. Timidi, la danzatrice e il danzatore appaiono sul palcoscenico. Si girano intorno, lanciandosi teneri sguardi. Si guardano, ma l'uomo e la donna non osano ancora toccarsi. Ma poi all'improvviso la svolta, è l'uomo che salta in un balzo alato che conquista quella lei che l'osserva.

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