A tu per tu con… Don José!

Signore e signori, eccoci qui con la seconda intervista dei “coprotagonisti dell’Opera”. Oggi è qui con noi un personaggio molto famoso, passionale e controverso. Signore e signori, è con molto piacere che diamo insieme il benvenuto a Don José!

1) Buongiorno Don José, c'est un plaisir de vous avoir ici. Come abbiamo detto in apertura, sei il secondo protagonista dell’Opera che intervistiamo e spero che non ti inibisca il fatto che abbiamo già conosciuto Carmen. Come ti senti per questa intervista? Ti va di presentarti ai nostri lettori?

Bonjour à vous e grazie per questa bella opportunità che mi offrite. So che avete già parlato con Carmen e so che vi ha parlato della nostra storia, d’altronde non penso che ci sia qualcuno che non la conosca. C’è davvero bisogno che mi presenti? Non saprei bene che dire, so che molti non hanno una buona opinione di me e non hanno torto. Preferirei provare a farmi conoscere tramite le domande, non sono bravo a parlare di me. Come mi sento per l’intervista? Je suis un peu nerveux, è sempre così all’inizio ma poi mi passa. Ma a prescindere, sentiti libera di farmi le domande che vuoi.

2) Hai parlato di opportunità, è un modo particolare di definire un’intervista e mi piacerebbe approfondirlo. Ma su una cosa hai ragione, tutti conoscono la Carmen e di conseguenza anche la tua storia. Noi però oggi siamo qui per sentirla raccontata da te. Da dove preferisci cominciare?

Questa intervista la considero un’opportunità perché posso raccontare la mia verità. Non ci sono giustificazioni per quello che ho fatto, ma ho sempre voluto scusarmi pubblicamente e spiegare cosa mi ha portato a compiere un gesto così vile. Ho visto che avete intervistato altri personaggi che hanno fatto il mio stesso errore e che hanno avuto la possibilità di parlare liberamente. Questo mi ha convinto ad accettare l’invito e a raccontare la mia storia. E, per storia, dipende da cosa si intende. Perché io non mi ricordo più com’era la vita prima di conoscere Carmen, son passato dalla serenità al paradiso e poi all’inferno in un battito d’ali.

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Antonio Salieri: il compositore frainteso

La falsa storia di un uomo innocente

Antonio Salieri è sicuramente un personaggio noto alla maggior parte degli amanti della musica classica. Nonostante il suo repertorio non sia oggi tra i più eseguiti, il compositore veneto è passato alla storia per il suo controverso rapporto con un nome decisamente più conosciuto: Wolfgang Amadeus Mozart. Il conflitto tra i due che ha raggiunto la fama “pop” grazie a film come Amadeus (1984) è però da ridimensionare e contestualizzare.

Nonostante il prodotto cinematografico del regista Milos Forman, basato sull’omonima opera teatrale di Peter Shaffer, sia solamente ispirato alla vera storia di Mozart e Salieri, spesso il pubblico rischia di fraintendere i fatti storici, riconoscendo nell’austriaco l’eroe a discapito della figura meno conosciuta e apprezzata di Salieri.
La tendenza a polarizzare i due compositori risale all’Ottocento, quando iniziò a farsi strada nella mentalità romantica la diceria che Salieri avesse avvelenato Mozart, provocandone la morte e liberandosi di un pericoloso rivale. Questa leggenda si diffuse sempre più grazie alla tragedia di Aleksandr Puškin Mozart e Salieri (1830) che venne successivamente messa in musica dal grande orchestratore Nikolaj Rimskij-Korsakov nel 1898, identificando in Salieri un antagonista assoluto e in Mozart un martire.

La leggenda dell’avvelenamento di Salieri che causò la morte dell’ancora giovane Mozart si basa sul presunto conflitto di interessi dei due, compositori dello stesso periodo storico e della medesima zona geografica. Ad alimentare ulteriormente la debole credibilità di questa storia ci sono le accuse di plagio rivolte a Salieri nei confronti di Mozart e ovviamente la romanzata invidia dell’italiano per il giovane genio.
Salieri viene allora rappresentato come un anziano rancoroso, in contrasto con la vivacità del fresco musicista di Salisburgo. Eppure basterebbe conoscere meglio le vicende storiche per comprendere meglio le reali dinamiche.

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Amatrice alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia: una città che riparte dall’arte

Evento speciale alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia di quest’anno è stato la presentazione del film Polvere, un documentario diretto da Simone Aleandri, prodotto da Sandro Bartolozzi e fortemente voluto da Stefania e Raffaella Svizzeretto, che racconta la memoria del terremoto ad Amatrice del 24 agosto 2016. La pellicola svela le storie di chi, dopo il drammatico evento del sisma, si è preso cura del patrimonio artistico e culturale di questa terra. Di Amatrice è rimasto poco e talvolta quel poco che è rimasto è un oggetto artistico, un dipinto, una statua, un artefatto che ricorda il passato, secoli di storia, oggetti che sono le radici di chi è ancora lì.

Il documentario racconta la storia di Brunella, migliore amica di Floriana Svizzeretto, direttrice del Museo Cola Filotesio, che ha perso la vita sotto le macerie. Brunella e Floriana, insieme, avevano immaginato il museo che ora non c'è più, ma in Brunella c’è la volontà di recuperare le opere, i tanti pezzi di vita e di arte che devono essere tramandati e custoditi, anche in ricordo di quell'amica che ormai non c'è più.

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Il Sistema Lombardia: la musica che salva

“Abreu è riuscito a far vivere nel nostro tempo un nuovo umanesimo, concreto e tangibile, a realizzare un'utopia.”

Queste le parole di Claudio Abbado che ricordava José Antonio Abreu, l’uomo che nel 1975, con pochi amici musicisti, iniziò a coinvolgere alcuni bambini di Caracas, togliendoli dalle strade e offrendo loro gratuitamente uno strumento musicale e una formazione intensiva. Nasceva così “El Sistema”, un dirompente progetto sociale attraverso la musica, che da allora ha coinvolto due milioni di giovani in Venezuela, molti dei quali sono stati salvati da una prospettiva di degrado.

Dalle scuole di musica, sparse in tutto il territorio, sono nate grandi orchestre come la Sinfonica Simón Bolívar ed emersi straordinari talenti, come il direttore Gustavo Dudamel e Diego Matheuz, al quale abbiamo rivolto un’intervista che si trova in questo numero. El Sistema è ora riconosciuto quale più importante progetto musicale del nostro tempo ed il suo approccio di integrazione sociale e di crescita individuale ispira e informa oggi oltre 70 progetti nel mondo e più di 100 in Europa.
In Italia è stato introdotto su impulso del Maestro Claudio Abbado, che è stato subito conquistato da El Sistema e ha voluto aiutare l’amico Abreu a diffonderlo nel mondo. Proprio grazie ad Abbado, El Sistema è attivo in Italia con un numero considerevole di progetti in quasi tutte le regioni, tra cui SONG: l’Associazione Sistema delle Orchestre e dei cori – Nuclei Giovanili ed infantili.

Il Sistema in Lombardia opera attraverso l’Associazione SONG e mutua da El Sistema i propri fondamenti, adattandoli al contesto specifico dell’azione. Il suo motto è: “La musica dà una marcia in più”.

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Inserto sui miti del passato: Luciano Pavarotti

Nasce a Modena nel 1935 una delle voci più belle e complete che abbiamo deciso di calcare il suolo terrestre.
Stiamo parlando di Luciano Pavarotti.

Questo giovane figlio di un fornaio e di una operaia alla manifattura di tabacchi, inizia a cantare quasi per gioco. Il papà Fernando cantava per diletto e nella corale Gioacchino Rossini di Modena, all’epoca molto quotata e importante.

Fernando era dotato di una voce da Helden Tenor (tenore eroico) ma aveva paura del palco e non ha mai approfondito lo studio del canto. Nonostante ciò, c’erano delle vere e proprie liti e gare vocali tra i due Pavarotti’s.

Il giovane Pavarotti inizia così cantando in casa da bambino e da ragazzo facendo le serenate alle ragazze o prestando la voce agli amici per fare colpo sulle fanciulle.
Poi lo studio matto e disperatissimo con il M. Campogalliani e il M. Pola che lo porterà a debuttare nella Bohème, reduce dalla vittoria di un concorso come cover del grande Di Stefano.

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