Da donna a donna: Elena De Simone interpreta le arie di Teresa Agnesi dedicate a Maria Antonia di Baviera

È una scelta coraggiosa quella del mezzosoprano che nell’incisione per l’etichetta Tactus interpreta le arie di Maria Teresa Agnesi scritte per Maria Antonia di Baviera. Anno 1749, dal carteggio tra le due donne si evince quanto le arie scritte dalla Agnesi, compositrice molto apprezzata dell’epoca, abbiano trovato ad accoglierle una Maria Antonia entusiasta. La principessa infatti scrive: “Vi regna il buon gusto, e l’arte vi è tanto più ammirevole perché esprime perfettamente il senso naturale delle parole. Tutto vi è nuovo, e non può mancare di piacere agli appassionati di musica.”

E l’ascoltatore non può che concordare con le parole della principessa. Il mezzosoprano Elena De Simone interpreta intensamente e con cura le arie della Agnesi, tratte per la maggior parte dai libretti di Metastasio, scritti tra gli anni Venti e Trenta del XVIII secolo. La De Simone con la sua partecipazione emotiva ed una voce chiara e limpida rende giustizia alla compositrice che, con le sue arie, ha scelto di focalizzare la sua musica sull’espressività.

Particolarmente emozionante è l’interpretazione di “Lo seguitai felice” (testo tratto dall’Olimpiade di Metastasio), “Afflitta e Misera” e “Alla prigione antica” (testo tratto da Il trionfo d’Amore di Metastasio), che rende l’ascolto coinvolgente e toccante.

L’incisione del mezzosoprano ci riporta ad un tempo a cui forse non siamo più abituati, ma che merita sicuramente di essere riscoperto e apprezzato.

Martina Corona

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Marina Abramović interpreterà Maria Callas a Firenze

L'83esima edizione del Festival Musicale Fiorentino vedrà, fra i protagonisti, la celebre artista serba Marina Abramović, ospite della rassegna con il suo ultimo progetto, l'opera-performance “7 deaths of Maria Callas”.

Protagonista dell'opera è Maria Callas, idolo della stessa Abramović. La performance è ispirata a 7 eroine della storia dell'opera lirica che muoiono per amore, personaggi che sono stati interpretati magistralmente, anche in incisioni storiche, dalla Callas: Carmen, Tosca, Lucia, Butterfly, Norma, Desdemona e Violetta.
La direzione dell'opera, il cui allestimento è una coproduzione tra Bayerische Staatsoper, Deutsche Oper Berlin, Greek National Opera e Opéra National de Paris, è affidata alla stessa Abramović, su musiche di Marko Nikodijević e con la direzione dell'Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino affidata a Yoel Gamzou.

Gli attori sul palco saranno, oltre alla stessa Abramović, Nadezha Karayazina, Whitney Morrison, Leah Hawkins, Adela Zaharia, Selena Zanetti, Gabriella Reyes de Ramirez e Hera Hyesang Park; la realizzazione dei costumi è affidata al couturier di Burberry, Riccardo Tisci.

L'opera-performance della Abramović è un'idea che nasce nell'artista già negli anni '70 e che originariamente voleva essere un progetto cinematografico, in cui la stessa Abramović avrebbe interpretato la Callas nei panni delle 7 eroine, dirette per ogni interpretazione da un differente regista, tra cui Roman Polanski e Marco Brambilla.

Miriam Bissanti

 

ph. Credits: Artribune

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A tu per tu con... Tosca!

Signore e signori, oggi abbiamo il piacere di avere qui con noi una grande Diva dell’Opera. Appassionata, colta, devota, la nostra ospite è davvero uno di quei personaggi indimenticabili che si porta nel cuore per sempre. Signore e signori, è con immenso piacere che vi presentiamo Floria Tosca!

1) Floria Tosca ti ringraziamo per averci concesso questa intervista in un momento in cui sei così popolare. Infatti, poche settimane fa, sei stata protagonista per la prima volta dell’apertura della Scala, trasmessa in diretta, con quasi tre milioni di telespettatori televisivi. Come ti fa sentire questa tua prima esperienza?

Buongiorno a tutti signori, sono contenta di aver trovato il tempo per questa chiacchierata informale, ogni tanto ci vuole. Essere trasmessa in diretta televisiva è stato emozionante, frastornante, incredibile. Non sono un’artista di primo pelo, sono una donna matura che ha recitato più e più volte il suo ruolo, ma aprire la stagione della Scala è stato un sogno inaspettato. Mi è mancato il respiro quando ho saputo che avevamo conquistato quasi tre milioni di telespettatori. Ancora adesso, se ci penso, rimango senza parole, sapete noi teatranti non siamo abituati ad avere a che fare con un pubblico così vasto tutto insieme.

2) Vivi nella città Eterna, Roma, raccontaci, quella dura notte a Castel Sant’Angelo.

La cornice di Castel Sant’Angelo ha reso tutto più magico ma anche più straziante. In quella notte, che ancora oggi mi sembra infinita, ho affrontato tante sfide, tante emozioni e purtroppo anche la fine della mia vita. Quando son giunta lì dopo aver ucciso Scarpia, quasi tremavo, avevo paura per il peccato che avevo commesso ma l’emozione di rivedere Mario e di dirgli che saremmo riusciti a fuggire insieme era più forte. Oh se sapeste quando si sono incontrati i nostri sguardi! Ho sentito il cuore riempirsi d’amore e cancellare tutta la disperazione, il peccato e la paura che vi albergavano. Quell’ora passata con Mario è stata bella, piena di speranze e di sogni lasciati fuori dalle mura del Castello, credevamo davvero che ce l’avremmo fatta. Mi si è straziato il cuore quando ho capito che quel maledetto di Scarpia aveva mentito, quando ho visto il corpo di Mario a terra è come se fossi morta anche io. Non ho avuto il tempo di piangerlo perché poi son arrivate subito le guardie, pronte ad arrestarmi e a farmela pagare, ma si son sbagliate, non mi avrebbero avuta mai.

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Il corsaro di Verdi

Può esistere un’opera di Verdi che è poco rappresentata sui palchi dei maggiori e minori teatri mondiali? In realtà esistono diverse opere del compositore di Busseto che non sono rappresentate assiduamente come altre e oggi vi racconterò de Il corsaro.

Verdi trasse i soggetti delle sue opere dalla letteratura sia coeva che non, Il corsaro non è da meno infatti è tratto da una novella in versi di Lord George Byron proprio con questo titolo. Fin dalla sua composizione Il corsaro subì alti e bassi, Verdi era interessato al soggetto inglese ma quando decise di comporre l’opera si trovava in una fase di transizione: aveva cambiato editore e non ne era soddisfatto, la sua relazione con la Strepponi era iniziata da poco, e, contemporaneamente, si era interessato ad un altro progetto. La prima andò in scena nell’autunno del 1848 al Teatro Grande di Trieste, Verdi non si interessò minimamente alla cura dell’allestimento e non diresse neanche la prima messa in scena. Un esordio sfortunato che contribuì, a far dimenticare quest’opera.

L’azione si svolge nel Mar Egeo, Corrado è un corsaro in esilio che vive su un’isola insieme ad altri compagni e alla sua amata. Egli non è contento della sua situazione e a seguito di una lettera contenente indicazioni militari, invita i compagni ad attaccare i musulmani del pascià Seid. Il primo atto si conclude con l’uomo che si congeda dalla sua amata Medora che è angosciata dai possibili e gravi risvolti di questa sollevazione. Il secondo atto è ambientato nella città turca dove risiede il pascià: Corone, Seid è venuto a sapere dell’imminente attacco dei corsari e quindi prepara la difesa mentre la favorita Gulnara piange la sua sorte. Il furbo Corrado si presenta al pascià sotto le spoglie di un prigioniero sfuggito ai corsari in modo da poter permettere ai compagni di appiccare il fuoco alle navi e all’harem. A seguito dell’incendio si scatena il panico e Corrado salva Gulnara ma viene fatto prigioniero, la donna insieme alle altre odalische intercede per lui ma il pascià lo destina ad una morte atroce. Corrado è imprigionato in una torre dove viene raggiunto da Gulnara, infatuata di lui e che ha predisposto la fuga per entrambi. La donna gli propone di uccidere il pascià nel sonno ma il corsaro si rifiuta così procede da sola nell’assassinio poi insieme a Corrado riescono a scappare. I fuggitivi finalmente raggiungono l’isola dei corsari ma qui egli trova Medora in fin di vita poiché, credendolo morto, ha ingerito del veleno. Incapace di sopportare il dolore generato dalla perdita della sua amata il corsaro si getta in mare per annegarvi.

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Nasi stonati

Quanto sono belle le inaugurazioni di stagione, che siano d'opera, sinfonica o cameristica, la cosa più importante è che si ricomincia a frequentare i teatri, sprofondare negli avvolgenti velluti e, etcì, cercare di sedare i primi malanni di stagione.

Ai concerti, a meno che non si parli di musica rock, viene chiesta una piccola attenzione da parte del pubblico: il silenzio! Quel vuoto apparentemente inanimato che viene da intonatissime note eseguite nella più melodiosa delle maniere.

Ma ecco che un naso accanto al mio comincia a colare, la signora alle mie spalle da un colpo di tosse in risposta e quella accanto scarta, doppiando uno starnuto, una ben vestita caramella che di uscire dall'involucro proprio non ne vuole sapere. La infila in bocca alla amica e questa la succhia rumorosamente. L'Adagio non è ancora terminato quando ecco veder comparire ai miei piedi, un pacchettino di fazzoletti di carta scivolati dalla presa maldestra del signore alla mia sinistra. Lo raccolgo a velocità rallentata cercando di confondere i miei rumori, nel spostarmi, assieme alla melodia. Il signore rincorre la mia mano, afferra la confezione strizzandola e la fa gemere. Nel ricomporla estrae il fazzoletto di carta riciclata che sventola trionfale, questa volta a tempo, raccogliendo la rumorosa emissione fintamente trattenuta. Il suono stridulo infastidisce tre signore che si esibiscono nel sempre attuale Sciii, alcune utilizzando il supporto delle dita. Altri solo un flebile fraseggio che fuoriesce dalle labbra.

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