Intervista a Marta Eguilior

Siamo felici ed entusiasti di intervistare oggi, per gli amici lettori di OperaLife, la regista e scenografa Marta Eguilior. Ha studiato presso l'Istituto Superiore d'Arte del Teatro Colon di Buenos Aires e con rinomati professionisti dello spettacolo. Da sempre responsabile della scenografia, del concept luci e del costume, riesce a realizzare con successo in tutte le produzioni a cui partecipa una notevole integrazione tra scena ed estetica.

 

1. Come ti sei avvicinata al mondo della regia?

Era il periodo in cui studiavo Arte drammatica. Ero a lezione di canto lirico quando la professoressa ci mostrò un video del Flauto Magico ad opera del Royal Opera House. Non appena vidi Diana Damrau nel ruolo della regina della notte capii subito che quello che più desideravo era poter creare qualcosa di così meraviglioso come quell'opera. Da quel giorno di più di dieci anni fa non ho più smesso.

2. Ci puoi raccontare il tuo primo debutto? Com’è stato?

Il mio primo lavoro di direzione è arrivato con “L'elisir d'amore”. È stata un'esperienza alquanto "peculiare" perché in realtà non sono stata libera di creare a mio piacimento. Sin da subito la direzione volle mettere in chiaro che tipo di pubblico avrebbe assistito e che la mia direzione avrebbe dovuto adattarsi all' utenza.
Da quel momento non ho più permesso a nessuno di interferire con la mia creatività. Non so creare in quel modo, così facendo non riesco a creare da dentro e il risultato sono dei "figli non miei".
Rispetto alla direzione in sé, ebbi qualche difficoltà, ti basta pensare che avevo solo 26 anni e un cast davvero numeroso. Il coro era formato da 50 persone, c'erano le comparse, i cantanti... È stata davvero un'avventura!

 

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Intervista a Diego Matheuz

Sotto i riflettori di OperaLife troviamo questa volta un giovane direttore d'orchestra, ormai affermato in tutto il mondo: Diego Matheuz. Cresciuto all'interno del “Sistema” venezuelano, si è distinto sia in ambito sinfonico, sia in ambito operistico, ricevendo un'accoglienza straordinaria e ottenendo incarichi di prestigio in giovanissima età. Il team di OperaLife è davvero contento di poter presentare al pubblico una personalità così interessante del mondo della musica, testimonianza di un progetto socio-culturale tra i più rigogliosi al mondo.

1) Come anticipato in apertura, la sua formazione musicale si inserisce in un progetto nato in Venezuela nel 1975: “El Sistema”. Ci può parlare di questa bellissima realtà e la sua esperienza con essa?

La mia esperienza è iniziata proprio all’interno del Sistema. Sono cresciuto e ho fatto tutti i miei studi musicali dentro al Sistema. Ho iniziato nell’orchestra pre-infantile della mia città quando avevo 7/8 anni, poi ho continuato con l’orchestra giovanile. Ho fatto parte dell’Orchestra Nazionale Infantile del Venezuela con la quale siamo venuti in Italia varie volte, una delle quali con il Maestro Sinopoli con cui abbiamo fatto concerti. Venivamo in Italia almeno una volta all’anno con questa orchestra che è successivamente diventata l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Venezuela e poi Orchestra Sinfonica “Simon Bolivar”, con cui abbiamo lavorato con grandi direttori, quali Simon Rattle e Claudio Abbado e altri nomi prestigiosi. All’interno dell’orchestra io ero la spalla, fin quando il destino mi ha portato alla direzione d’orchestra.
Il Sistema mi ha dato la possibilità di studiare direzione d’orchestra con un’orchestra sempre disponibile, concetto molto diverso dallo studio della direzione in Europa, dove solitamente si dirige un pianoforte e meno frequentemente un'orchestra intera. Grazie al Sistema ho potuto crescere musicalmente e umanamente da piccolo e mi ha dato tutte le possibilità per diventare la persona che sono oggi.

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Intervista a Federico Longhi

Cari amici lettori di OperaLife, siamo felici di incontrare oggi Federico Longhi, baritono. Originario della Valle d’Aosta, ha iniziato gli studi musicali come flautista all'Istituto Musicale di Aosta, dedicandosi successivamente allo studio del canto e riuscendo a vincere numerosi Concorsi Internazionali. Dal 1995, anno del debutto, Federico ha iniziato la sua carriera professionale operistica e lo troviamo interprete in svariati ruoli accanto a celebrità internazionali e diretto da direttori e registi di fama, nei teatri italiani ed esteri.

1) Benvenuto tra noi Federico! Come prima domanda siamo sempre curiosi di partire dalle origini: raccontaci, come ti sei avvicinato e appassionato alla musica?

È una passione che è nata in famiglia: mio papà e mio nonno avevano l’opera nel sangue e la ascoltavano molto, ma non hanno mai fatto niente a livello professionale. Mio papà cantava e studiava clarinetto. Io ho sempre avuto il piacere del canto e fin da bambino cantavo nella cantoria del paese. Ho studiato flauto all’Istituto Musicale di Aosta e poi ho avuto la fortuna di conoscere il baritono Giuseppe Valdengo, che abitava vicino a casa, mi ha ascoltato e mi ha detto “Tu hai una bella voce”. Ho iniziato a studiare con lui e da lì è partita la mia avventura di cantante.

2) Il tuo primo debutto con Figaro del rossiniano Barbiere di Siviglia. Quali ricordi e quali emozioni riaffiorano pensando a quel momento e che ne pensi della musica di Rossini?

Figaro è un ruolo enorme, trascinante, difficile perché richiede un carisma innato, una capacità di essere una presenza vocale e scenica che catalizzi l’attenzione sul palco. Se ripenso al mio debutto riaffiora in me una certa tenerezza verso il piccolo Federico che si avventura in questo mondo così divertente e così impervio. Riguardo indietro e vedo tutti i miei sogni, i miei obiettivi, molti dei quali sono stati raggiunti con sacrifici e con studio incessante. Per quanto riguarda Rossini devo dire che non ho affrontato moltissimo questo repertorio, poiché la mia vocalità mi ha portato sempre verso un belcantismo più romantico come quello di Donizetti e successivamente di Verdi. Però se mi proponessero oggi un Figaro penso mi piacerebbe riaffrontarlo con il bagaglio tecnico e artistico che ho acquisito in questi anni affrontando ruoli molto diversi.

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Intervista a Giampaolo Bisanti

Cari amici lettori di OperaLife, dopo averlo incontrato in diretta Instagram siamo felicissimi di ritrovare oggi un giovane e brillante direttore d'orchestra italiano: Giampaolo Bisanti. È considerato, dalla critica tutta e dai numerosi trionfi di pubblico, uno dei migliori direttori d'orchestra della sua generazione, capace di muoversi in un repertorio molto ampio, che abbraccia tutta la musica operistica e i grandi capolavori di quella sinfonica, con gesto fluido e chiarissimo, prestando attenzione agli equilibri degli organici vocali e orchestrali. Dal 2016 è il direttore stabile del Teatro Petruzzelli di Bari.

1. Maestro, grazie per essere qui con noi! Una classica domanda che riproponiamo per tutti quei lettori che desiderano conoscerti meglio. Come ti sei avvicinato e appassionato alla musica e cosa ti ha spinto a diventare direttore d'orchestra?

Grazie è per me un grande piacere!
Avevo 9 anni e con mia nonna stavo andando a Vienna in vacanza. Di punto in bianco le ho chiesto: “Nonna voglio imparare a suonare il sassofono”. Lei: “Sei troppo piccolo, lo strumento è grosso, prima devi imparare il clarinetto”.
Nasce quindi l’idea di studiare il clarinetto presso la scuola civica della mia città.
In casa mio padre aveva un vecchio pianoforte verticale e, da appassionato di opera lirica, ha sempre esortato me e tutti i miei 10 fratelli più piccoli a studiare la musica.
Non vivendo una situazione economica particolarmente florida, mi ha acquistato delle dispense in edicola per l’apprendimento da autodidatta dello strumento. E così è stato fino all’ammissione al Conservatorio di Milano dove ho condotto quasi 17 anni di studi ininterrotti in clarinetto, pianoforte, composizione sperimentale e molte altre discipline.
Un giorno, a 14 anni, ho acquistato un biglietto in “piccionaia” per un concerto straordinario al Teatro alla Scala: era Claudio Abbado alla guida dei Wiener Philharmoniker. Da lì la folgorazione; vedere come un uomo potesse plasmare i suoni e con dei gesti condurre un’orchestra è stato l’evento che mi ha suscitato l’irrefrenabile voglia di abbracciare quella meravigliosa disciplina. Da quel momento non ho avuto dubbi: era quello che volevo fare, era quello che volevo “essere”.
Ho intrapreso dunque a 17 anni il corso straordinario di direzione d’orchestra per l’avviamento al teatro lirico e successivamente quello ordinario al Conservatorio di Milano per poi affrontare gli studi all’Accademia Musicale Pescarese e all’Accademia Chigiana di Siena.
Vinti 3 concorsi internazionali ho cominciato gradualmente la carriera partendo dalla provincia per arrivare anno dopo anno agli enti lirici italiani ed ai grandi teatri del mondo.
Come ho avuto occasione di affermare più volte, l’arte della direzione d’orchestra deve essere sviluppata negli anni con discernimento e serietà; bisogna impegnare tutta la propria passione. Il talento deve essere supportato da molto studio ed è fondamentale fare i passi giusti al momento giusto perché l’esperienza si matura solo avendo davanti un’orchestra e purtroppo, il più delle volte, per un giovane aspirante questa condizione non si verifica spesso. Se si corre troppo veloce, a mio giudizio, si rischia di non avere il tempo di maturare una propria cifra stilistica.

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Intervista a Christian Van Horn

Siamo felici ed entusiasti di intervistare oggi, per gli amici lettori di OperaLife, il basso-baritono americano Christian Van Horn. Il vincitore del Richard Tucker Award 2018 ha calcato molti dei palcoscenici più prestigiosi del mondo tra cui il Metropolitan Opera di New York, l'Opera di San Francisco, la Bayerische Staatsoper, la Lyric Opera di Chicago e l'Opera di Roma.

1. Cosa ti ha spinto ad avvicinarti alla musica e a studiare canto lirico?

Quando ero ragazzo mia madre mi mise nel coro dei bambini della chiesa per tenermi fuori dai guai! Era ovvio fin dall'inizio che sapevo cantare bene come gli altri ragazzi pur non avendolo mai fatto prima. Ho ricevuto molte attenzioni e ho continuato a seguire questa strada. Capendo che potevo cantare per vivere, ho cominciato a studiare e ad innamorarmi dell'Opera. È stato solo al college che ho scoperto e divorato le registrazioni di tutti i più grandi bassi - Siepi, Ghiaurov, Londra - e così mi sono appassionato DAVVERO. DEVO fare questo nella mia vita.

2. Dicono che il primo debutto non si scorda mai, ce lo puoi raccontare? Che emozioni hai provato?

Il mio primo debutto non è stato così entusiasmante, ma ero piuttosto nervoso. Voglio dire... essere veramente pagato per cantare l'opera? Era un sogno che si avverava, anche se erano solo poche parole. Era un Becchino nell'Amleto di Thomas all'Opera Theatre di St. Louis nel Missouri. Mi trovavo in una buca sul palco che avrebbe dovuto essere la tomba che stavo scavando. Avevo poche righe ma le ho cantate come se fossero state Wotan!

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