Intervista a Irina Lungu

Buongiorno amici di OperaLife, oggi abbiamo il piacere di intervistare il soprano russo Irina Lungu. Una star dell'opera internazionale che ha calcato i palcoscenici più prestigiosi nel mondo, dal Metropolitan di New York alla Royal Opera House di Londra, dal Teatro alla Scala di Milano al Wiener Staatsoper di Vienna. Una cantante con un vasto repertorio che spazia da Mozart a Puccini, esplorando il repertorio del Belcanto: Bellini e soprattutto Donizetti.

1) Partiamo sempre dalle origini: com’è iniziata la tua passione per la musica e per il canto?

La mia passione per la musica è iniziata molto presto, più o meno quando avevo sei anni. Ho cominciato lo studio del pianoforte con mia mamma, continuando successivamente con altri maestri e maestre. Ho continuato i miei studi come direttrice di coro, lavorando anche alle scuole medie come insegnante di musica e seguendo cori amatoriali, in una piccola cittadina della Russia. Tutto questo è successo prima dei 18 anni, età in cui ho incontrato una persona fondamentale della mia vita Mikhail Podkopaev: un baritono che mi ha fatto conoscere opera e Belcanto, facendomi subito appassionare all’ascolto di questo genere e permettendomi di scoprire la mia voce. Con lui ho studiato per cinque anni, conseguendo la laurea, poi a 23 anni mi sono trasferita in Italia.

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Intervista a Sergey Romanovsky

A chiacchierare con la famiglia di OperaLife abbiamo un importante cantante della scena mondiale. La sua voce calda e al contempo agile ha esplorato un repertorio vastissimo: da Mozart a Puccini, senza tralasciare Belcanto e Opera francese. Risponde oggi alle nostre domande il tenore russo Sergey Romanovsky!

1. Come nostro solito, la prima grande curiosità riguarda i tuoi esordi: come è iniziata la tua passione per l'opera?

La città dove sono nato, nel Caucaso settentrionale, è molto piccola ma abbiamo la fortuna di avere una Scuola di Musica ed una Casa della Cultura molto attive. Fin da bambino, ho studiato violino nella scuola musicale e, contemporaneamente, andavo nella Casa della Cultura a cantare canzoni popolari russe. Ascoltavo spesso Robertino Loreti, un cantante italiano molto famoso in Russia: senza capire le parole cantavo “Torna a Sorrento”, “Giamaica”, “Ave Maria”, “Un bacio piccolissimo”… avevo 9 anni!
Finita la scuola di musica, avrei tanto voluto continuare lo studio del violino al liceo musicale ma, negli anni ’90, la situazione economica in Russia era molto difficile e la mia famiglia non aveva la possibilità di acquistare un buon strumento: tramontò cosi il mio progetto di diventare violinista. Ma, avevo la voce! Su consiglio di un’amica di mia madre, feci un’audizione con Olga Mironova, professoressa di canto lirico, la quale riconobbe in me la voce del tenore (a quel tempo ero completamente inconsapevole dell’esistenza di questo tipo di voce!) e mi accolse nella sua classe del liceo musicale. Allora il canto era per me un hobby in quanto ero completamente affascinato dalla breakdance. Tutto cambiò con l’ascolto di un disco del tenore russo Sergey Lemeshev e, soprattutto, con l’ascolto della voce di Beniamino Gigli: fu una folgorazione! La voce di Gigli ha risuonato nella mia testa per molto, molto tempo.

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Intervista a Giancarlo Rizzi

Cari amici lettori di OperaLife, siamo felici di incontrare oggi un giovane direttore d’orchestra italiano: Giancarlo Rizzi. Nato a Verona, classe 1982, dopo gli studi presso la prestigiosa Sibelius Academy e il perfezionamento con Lorin Maazel negli Stati Uniti ha iniziato un’intensa attività che lo ha portato sul podio di numerose orchestre in Italia e all’estero come l’Opera Nazionale Finlandese, Sinfonia Lahti, Tampere Filharmonia, l’olandese Het Gelders Orkest, I Pomeriggi Musicali, l’Orchestra di Padova e del Veneto, l’Orchestra Haydn di Bolzano e molte altre.

Una domanda che proponiamo sempre per partire dalle origini. Come ti sei avvicinato e appassionato alla musica e cosa ti ha spinto a diventare direttore d’orchestra?

Da piccolo volevo fare il compositore di musiche per film. Quando i miei genitori si informarono in Conservatorio, gli venne detto che prima di studiare composizione dovevo studiare pianoforte. E così mi iscrissi a pianoforte al Conservatorio di Verona, senza aver mai toccato un tasto in vita mia. All'esame di ammissione eravamo tantissimi, si presentavano ragazzi preparatissimi, avreste dovuto vedere la faccia della commissione quando gli dissi che non avevo mai suonato il pianoforte. Mi fecero i test di ascolto e rimasero impressionati dal mio orecchio assoluto. Poi mostrai le mie “composizioni”, due righette misere scritte con cura sopra cui avevo scritto “op.1”. Il presidente della commissione si commosse e mi disse “anch'io alla tua età scrivevo op.1 sui miei primi tentativi” e così, credo prima volta nella storia del conservatorio, mi ammisero a pianoforte. Poi sono venuti gli studi di composizione, seri e durissimi e l'interesse per la direzione d'orchestra. Così ho cominciato a studiare prima in Italia e poi alla grande Sibelius Academy di Helsinki, probabilmente la migliore scuola di direzione d'orchestra del mondo, dove ho avuto la fortuna di lavorare con grandi maestri e di fare tanta pratica con l'orchestra.

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Intervista a Maria José Siri

Cari amici lettori di OperaLife, dopo aver incontrato l’ospite di oggi in varie occasioni di saluto (video diretta Instagram) e promozione di produzioni d’opera in alcuni teatri d’Italia, siamo felicissimi ed entusiasti di intervistare il soprano Maria José Siri. Nel 2003 l’Associazione dei critici musicali argentini la elegge rivelazione artistica dell’anno e nel 2017 conquista l’Oscar della lirica per la sua categoria. Una sudamericana piena di energia, solare, indubbiamente con la musica nel sangue. Dalle abilità musicali legate allo studio di diversi strumenti musicali, alla sua “folle passione”: il canto. È diventata con la sua voce morbida e calda, soprano prima leggero, poi lirico pieno e con accenti drammatici, fra i più apprezzati nella scena internazionale per ruoli da Mozart a Puccini.

1) Come abbiamo accennato nella tua presentazione, ti sei cimentata nello studio di diversi strumenti. Qual è stata la scintilla che ha acceso il tuo interesse per la musica e successivamente per il canto? Hai avuto il supporto della tua famiglia?

Avevo 4 anni, mio padre mi regalò un pianoforte giocattolo che distrussi con una mazza perché suonava malissimo, ricordo benissimo il momento in cui gli dissi: papà ne voglio uno vero! Quel pianoforte vero arrivò e quel giorno me lo ricordo ancora meglio. Ero in terrazzo e ho visto come usciva da quel camion e come lo portavano in camera mia, fu amore a prima vista! Non mi staccavo neanche quando mia mamma annunciava la torta al cioccolato. Mi mandarono dalle suore ai 5 anni perché ai 4 non mi accettarono… imparare a leggere la musica prima delle parole, non so se rendo l’idea di quanto sia importante per me la musica e quanto lo sia stato l’appoggio della mia famiglia (i miei genitori, sono figlia unica). Poi la storia è lunga, ma è successo che facevo fatica a memorizzare i concerti di pianoforte, quindi decisi di imparare il sassofono tenore, amavo il jazz quindi per me era anche un progetto interessante per la mia vita. Tutto cambiò quando sbagliarono a darmi l’appuntamento della lezione di sax: io viaggiavo per il mio paese in pullman quindi arrivai lì e mi trovai davanti ad una lezione di canto lirico invece che di sax. Rimasi lì ad ascoltare la lezione invitata dall’insegnante, per ultimo cantò un soprano l’aria “Convien partir” della Figlia del Reggimento. Ero un brivido solo, non avevo mai sentito un soprano cantare da vicino, finita la lezione chiesi all’insegnante di provarmi la voce, mi fecce cantare fino al Fa 5, mi guardò e mi disse: complimenti soprano, quando iniziamo?
Si chiamava Gilda Dolara e fu la mia prima insegnante, ora mi ascolta dal cielo.

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Intervista a Raffaella Lupinacci

Cari lettori di OperaLife, siamo felici ed entusiasti di intervistare Raffaella Lupinacci, una tra le voci liriche italiane attualmente più interessanti grazie alla mirabile tecnica e precisione con cui governa la sua intensa voce di mezzosoprano, corposa quanto abile nel risolvere con destrezza le agilità del repertorio rossiniano, belliniano e donizettiano. Una cantante dall’elegante carisma, che affronta con grinta la propria professione.

Una Laurea in Lingue e un diploma in canto lirico al Conservatorio di Cosenza. Cosa ti ha spinto a scegliere la musica e qual è stata la scintilla che fin dall’inizio ha acceso in te la passione per il canto?

Devo dire grazie alla sensibilità della mia famiglia verso la musica. All’età di sei anni ho iniziato a studiare pianoforte e poi, come spesso accade nelle piccole città, ho fatto parte del coro polifonico di Acri. Ho incominciato a scoprire il magico mondo dell’opera dopo essere entrata in Conservatorio nella classe di canto lirico, all’età di quindici anni. Frequentavo, parallelamente al Conservatorio, il Liceo Classico e alla fine del Liceo ho scelto di completare il mio percorso di studi iscrivendomi alla Facoltà di Lingue e Letterature straniere senza però trascurare lo studio del canto che era - ed è - il vero motore della mia vita.
La scintilla fatale? L’ascolto della voce di Maria Callas: una rivelazione che si è rafforzata anche grazie al fascino magnetico di questa donna e artista straordinaria.

Rossini ha una posizione molto importante nella tua carriera. Qual è il tuo rapporto con il compositore pesarese e quale connessione senti con i suoi personaggi?

Io sono particolarmente legata a Rossini, a Rossini devo l'inizio della mia carriera. Nel 2012 sono stata scelta dal Maestro Alberto Zedda - figura fondamentale per la mia crescita artistica - come allieva dell'Accademia Rossiniana, qui il mio debutto nel ruolo di Melibea ne “Il Viaggio a Reims” sul palcoscenico del Rossini Opera Festival. Cantare Rossini è una scuola straordinaria: sono richiesti un attento controllo tecnico ed una grande flessibilità all'interno di un certo rigore ritmico.

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