Intervista a Ermonela Jaho

Siamo onorati e entusiasti di poter intervistare Ermonela Jaho, una strabiliante cantante dotata di una meravigliosa vocalità. Cantante affermata e richiesta dai più grandi teatri e enti lirici, è una punta di diamante del panorama lirico odierno.

1. Come ti sei avvicinata alla musica e allo studio del canto?

La musica è ossigeno per la nostra anima, ce ne rendiamo conto e ne diventiamo coscienti durante il tragitto della nostra vita. Da bambina molto timida, l’unica cosa dove trovavo rifugio era il canto. Questo i miei genitori lo avevano percepito e mi hanno iscritta come membro del festival per i bambini, il corrispondente del vostro zecchino d’oro. Così all’età di 5-6 anni mi sono trovata sul palcoscenico. Poi è venuto il momento di proseguire gli studi della scuola media e all’università ho pregato i miei genitori di continuare professionalmente lo studio del canto e parallelamente anche quello delle altre materie indispensabili per il bagaglio culturale del mio futuro. Ma il vero studio del canto è arrivato quando sono andata per la prima volta a vedere dal vivo un’opera con mio fratello, avevo 14 anni. Quella sera era in scena la Traviata. Ebbene, dopo le prime battute dell’Ouverture è stato come un amore a primo ascolto e alla fine dissi a mio fratello, con l’impulso e passione che ci caratterizza: “Non morirò se non canterò almeno una volta quest’opera” ... da allora il ruolo di Violetta l’ho cantato circa 300 volte ed è ancora nel mio repertorio dopo 26 anni di carriera. Tutto è possibile se ci credi e lotti per arrivare dove il tuo cuore, la testa e l’anima vogliono.

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Intervista a Matteo Macchioni

Cari amici di OperaLife, siamo entusiasti di intervistare Matteo Macchioni, giovane tenore di Sassuolo, innamoratosi prima del pianoforte e poi del canto lirico, Matteo Macchioni, dopo la partecipazione ad Amici di Maria De Filippi, nel 2009 (fu il primo tenore a partecipare al talent), ha continuato con la carriera teatrale raggiungendo ottimi risultati in campo nazionale e internazionale. Lo spirito giovane di OperaLife si trova in linea con lo spirito fresco e intraprendente di Matteo, che incontriamo in una piacevole chiacchierata.

1. Partiamo dall’inizio: come nasce il tuo amore per la musica e poi per l’opera? La tua famiglia ti è stata d’appoggio in questa scelta?

La passione per la musica è nata fin da piccolissimo. A sei anni ho iniziato subito a studiare pianoforte, prima privatamente, poi mi sono iscritto all’Istituto Peri di Reggio Emilia. Non provengo da una famiglia di musicisti professionisti, ma amanti della musica. Devo dire che ho avuto sempre il massimo incoraggiamento e supporto. Gran parte di quello che sono è merito loro, di mia madre e di mio padre.

2. Tra i tuoi personaggi troviamo Don Ottavio dal Don Giovanni, Basilio dalle Nozze di Figaro e tanti, tantissimi Don Ramiro dalla Cenerentola e Conte di Almaviva dal Barbiere di Siviglia: c’è tra questi un personaggio che ami in modo particolare e che ritieni essere più vicino alla tua sensibilità e personalità?

Mi diverte sempre molto cantare Almaviva, ma non ne ho uno preferito. A questi personaggi si aggiunge anche Ferrando, che mi sta dando tante soddisfazioni.

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Intervista a Gianluca Margheri

Siamo felici di trovarci in compagnia di Gianluca Margheri, basso-baritono che ha riscosso moltissimi successi in ambiente nazionale e internazionale. Dopo averlo conosciuto durante la rappresentazione del Fernando Cortez al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, oggi cogliamo l’occasione per ripercorrere insieme la sua carriera.

1. Iniziamo dalle origini: quando è stato il tuo primo incontro con l’Opera? Quando hai capito di voler diventare un cantante lirico?

Ero un bambino di dieci anni quando vidi il film Amadeus e ne rimasi letteralmente folgorato, soprattutto dalle scene operistiche. Dato il mio entusiasmo, non comune per la musica classica per un bambino di quell’età, i miei genitori mi comprarono la videocassetta perché le voci del film mi affascinavano talmente tanto che volevo guardarlo e ascoltarlo tutti i giorni. È curioso che nella colonna sonora del film figurassero molti dei cantanti che poi divennero per me un vero e proprio riferimento negli anni successivi come June Anderson e Samuel Ramey. Da quel momento la curiosità mi spinse pian piano ad ascoltare le versioni integrali dei melodrammi mozartiani e più tardi quelli rossiniani tanto che la prima opera che vidi a teatro fu proprio la Cenerentola a Firenze con Jennifer Larmore. Forse il sogno di diventare un cantante lirico risale proprio a quel periodo, ma ero chiaramente troppo piccolo per poter pensare che fosse un desiderio realizzabile. Tuttavia innamorato della musica di Mozart iniziai subito a studiare pianoforte e pochi anni dopo, per gioco, entrai in un gruppo teatrale per ragazzi. Il teatro di prosa diventò una vera e propria passione e non mancarono anche alcune esperienze cinematografiche, fu allora che mi decisi a provare a realizzare anche quel sogno che avevo fin da piccolo e, parallelamente agli studi universitari, iniziai lo studio del canto lirico.

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Intervista a Paolo Gavazzeni

Siamo felici di incontrare nuovamente il Maestro Paolo Gavazzeni, direttore artistico di Classica HD e dal 2012 al 2016 direttore artistico presso la Fondazione Arena di Verona. Regista e molto altro, oggi con questo grande uomo di teatro abbiamo affrontati anche temi molto attuali.

1. Partiamo dalle origini: come nasce il tuo amore per l’Opera e il teatro?

La mia famiglia è stata una famiglia d’arte, mio nonno infatti era un direttore d’orchestra quindi ero abituato ad ascoltare musica. A sei anni mi innamorai della musica classica e da lì iniziai ad intraprendere lo studio del pianoforte. Dopo i dieci anni la mia famiglia cominciò a portarmi a teatro per vedere l’opera ma il mio innamoramento fu casuale; grazie ad una registrazione Bohème diretta da von Karajan: avevo 14 anni e ricordo che in quel momento finì davvero folgorato da “O Soave Fanciulla” (duetto tra Mimì e Rodolfo nel 1 atto). Subito nacque in me la curiosità di sapere di più e andai a leggere il libretto. Da lì l’amore crebbe opera dopo opera.

2. Raccontaci della tua esperienza di direttore da Tele+3 Classica nel 2000 a Classica HD e come è cambiato oggi il mondo classico sul grande schermo?

Da tele +3 Classica (dal 1996 al 2000) a Classica HD ho avuto una pausa di 17 anni.
Ricordo che quando iniziai nel 1996 c’era molta diffidenza nell’ascoltare la musica in TV perché vigeva il pregiudizio che si perdeva molto dello spettacolo. Dobbiamo pensare che all’epoca c’erano molti pochi video quindi questa impresa non era vista di buon occhio; ovviamente le cose oggi sono cambiate è la normalità vedere video e rappresentazioni sul grande schermo su YouTube. Oggi è più facile grazie ai mezzi di comunicazione, alla confidenza e naturalezza che abbiamo con il mondo tecnologico. Credo che le cose siano identiche, siamo noi che cambiamo ed è cambiato di conseguenza l’approccio al mondo attorno a noi.

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Intervista a Jessica Pratt

Siamo entusiasti e felicissimi di intervistare il soprano Jessica Pratt, astro affermatissimo nel panorama lirico nazionale ed internazionale. Dal Metropolitan di New York ai teatri più prestigiosi d’Europa, dal Liceu di Barcellona al Teatro alla Scala, fino ad arrivare all’Opera House di Sydney. Una cantante in carriera, piena di energia, richiestissima dai teatri soprattutto come interprete belcantistica.

1) Noi di OperaLife siamo sempre curiosi di partire dalle origini: nata a Bristol, nel Regno Unito ma cresciuta a Sydney, in Australia. Com’è iniziata la tua passione per la musica e, in seguito, per il canto?
Mio padre è un tenore e mia madre un'artista. Ho trascorso l'infanzia immersa nella musica, passando i fine settimana e i dopo scuola in teatro a guardare prove o aiutando mamma a costruire scenografie. Abbiamo cambiato paese, città e casa tante volte ma la musica e le arti figurative sono state una parte importante e fissa della mia vita. Il dietro le quinte di un teatro è un po’ come casa.

Papà ha sempre voluto che qualcuno di noi figli facesse il cantante. Lui sostiene che sia importante iniziare nell’orchestra per avere un'idea più ampia del teatro e così, da bambini, ci ha fatto scegliere ognuno uno strumento a fiato, così da sviluppare la respirazione naturalmente, con la crescita, senza mettere troppa pressione, troppo presto, sulle corde vocali. Mio fratello ha scelto il trombone, mia sorella il clarinetto ed io ho scelto la tromba, uno strumento che, ad oggi, rimane fra i miei preferiti.

Ho suonato dai 7 ai 19 anni, quando papà mi ha finalmente dato il permesso di iniziare lezioni di canto sul serio (cantavo già lo stesso, ma piuttosto il jazz nei club con mio fratello). Da bambini, i giochi che faceva con noi erano esercizi di solfeggio, così la musica è sempre stata una parte naturale della nostra vita. Un secondo linguaggio con cui comunicavamo.

 

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