Pratica, pratica e ancora pratica! Il duro mondo dei professionisti

Penso che a tutti sia capitato di ascoltare un musicista, rimanere incantanti dalla sua bravura e pensare “ma come fa?”. La risposta più scontata, ma anche quella più vera è solo una: ha studiato tantissimo, più di quanto possiamo immaginare.
Ogni esecutore ha la sua storia e il suo percorso formativo, tutti abbiamo ritmi di apprendimento diverso, ma nel mondo delle arti, lo studio e la pratica sono attività continue, all’incessante ricerca di un’irraggiungibile perfezione. Ma cosa vuol dire studiare per un musicista?
Tutto inizia con il riscaldamento fisico e musicale: l’artista è simile a un atleta e non può prescindere dall’attivazione del sistema muscolare. Che tu sia uno strumentista o un cantante, prima di una sessione di studio è necessario scaldare il corpo: si risvegliano le giunture, si attiva la respirazione e si distendono tutti i muscoli, con particolare attenzione a quelli più impegnati nella pratica musicale. Solo dopo aver ascoltato il proprio corpo e aver assecondato le sue esigenze si può iniziare a suonare.
Innanzitutto studiare vuol dire impegnarsi per avere una buona tecnica. La solidità tecnica è probabilmente la base di ogni bravo artista, che impiega ore e ore a correggere nel dettaglio ogni movimento, ogni passaggio e ogni imprecisione. Come se non bastassero la costanza e la fatica per sviluppare una pratica così attenta e minuziosa, un’esecuzione eccellente è frutto anche di tanti altri fattori.
Dopo aver posto l’attenzione ad eliminare difetti e imperfezioni, lo studio si volge verso la musicalità: è in questo momento che entrano in atto fraseggio, prassi storiche e idee musicali.
L’esecutore non si accontenta più di avere “tutte le note al loro posto” e la pratica si fa decisamente più interessante. Si abbandona parzialmente la meccanicità dello studio tecnico, la ripetitività dei pomeriggi passati su poche note, cercando di valorizzare invece la bellezza del brano che si sta studiando. Anche in questo caso, non c’è nulla di facile. Suonare un brano vuol dire prima di tutto farlo rivivere, ripercorrere il percorso compositivo dell’autore, entrare nella sua mentalità e nel suo periodo storico. Si studia a questo punto quale tipo di musicalità il compositore cercasse, quali erano le prassi esecutive dell’epoca, quali abbellimenti e quali cadenze fossero in auge nel periodo di produzione del brano. Ancora, si cercano le sensazioni e le emozioni nascoste tra le note, tentando di valorizzarle e di restituirle nel modo più accurato possibile al pubblico.

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