SPECIALE DANZA

Tra maggio e giugno il Teatro alla Scala di Milano ha presentato “La bayadère” nella versione di Rudolf Nureyev, uno dei balletti più evocativi di tutto il repertorio classico su musica di Ludwig Minkus. Il direttore del Ballo Manuel Legris lo aveva già proposto nello sfortunato periodo a cavallo tra 2021 e 2022, tra una chiusura e l’altra a causa della pandemia: difatti, l’organico era decimato a causa dei contagi (comparivano “solo” 18 ombre nel III atto) e i figuranti erano obbligati a indossare le mascherine. Ora, finalmente, si è potuto godere dell’interezza del balletto, senza stare a pensare a cesure o distanziamenti. 

 

La Scala ha avuto in repertorio “La bayadère” nella versione di Natalia Makarova, la celebre danzatrice russa-americana, per diversi anni: è stato rappresentato più o meno continuativamente fino al 2008, poi si è dovuto aspettare altri dieci anni prima di rivedere questo capolavoro di fine Ottocento sul palco milanese, grazie a una tournée del Teatro Bolshoi di Mosca. Nel 2021 Manuel Legris ha infine deciso di optare per un ri-allestimento di “Bayadère” nella versione di Nureyev, allora nuova per la Scala. Ha così affidato a Luisa Spinatelli il compito di riconcepire l’allestimento (décor e costumi), mentre si è impegnato egli stesso a rimontarne la coreografia, dal momento che l’aveva danzata più volte nella sua carriera parigina.

“Bayadère” vide la luce nel 1877 all’allora Teatro Imperiale pietroburghese Bolshoj Kamennyj con Marius Petipa, e prima della versione di Nureyev non era mai approdato per intero all’Opéra Garnier. In Occidente si sarebbe dovuto aspettare fino al 1977, anno in cui Natalia Makarova lo rimontò in quattro atti per l’ABT.

 

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