SPECIALE DANZA

 

Al Teatro alla Scala di Milano, lo scorso 19 aprile, si è tenuta la terza edizione del Gala Fracci, evento di grande danza a serata unica dedicato alla più grande ballerina assoluta italiana, scomparsa nel 2021. Dalla stagione 2022, il direttore del Ballo Manuel Legris ha istituito questa serata per poter presentare al pubblico, nella maggior parte dei casi esclusivo e realmente interessato, il tenore della compagnia scaligera con l’inserzione di numerosi ospiti. La prima edizione era stata concepita come un assemblage volto ad evocare e celebrare la figura di Carla Fracci proponendo i migliori pezzi in cui lei, durante la sua ampia carriera, si era contraddistinta: da Giselle a Chéri, da Gelsomina a la Péri. Dalla seconda edizione il gala ha invece assunto un assetto più eterogeneo e distaccato dalla figura della Fracci, includendo pezzi anche contemporanei. E così è stato anche per la terza edizione appena conclusasi, manchevole di un fil rouge ma in linea col rapporto tra tradizione e innovazione. 

 

Il richiamo più forte all’immagine della Fracci si è sicuramente avuto con il passo a due tratto dal secondo atto de “La Sylphide” di August Bournonville, visto che nel 1962 proprio lei ne fu fra le prime interpreti italiane. Qui sono stati Vittoria Valerio nel ruolo della protagonista, aggraziata e rappresentante di una tecnica brillante e minuziosa al fianco di Claudio Coviello, grande sauteur.

Ha invece aperto la sera il pas de deux dal II° atto de “Il lago dei cigni” nella versione di Rudolf Nureyev, allestito interamente nella scorsa stagione sul palcoscenico del Piermarini – e fra pochi mesi in scena all’Opéra di Parigi – con Maria Celeste Losa nel ruolo di Odette e Timofej Andrijashenko in quello del malinconico Siegfried. A seguire, due inclusioni contemporanee: la prima è “Árbakkin”, una nuova coreografia di Simone Valastro con Antonella Albano e Massimo Garon, l’altra è “Luce”, lavoro concepito per una serata del Salone del Mobile l’anno precedente dal neo-coreografo (nonché ballerino interno alla compagnia scaligera) Andrea Crescenzi, e riproposta in questo gala. La musica, suonata dal vivo, è di Philip Glass e sono abili i tre danzatori (Linda Giubelli, Navrin Turnbull e Domenico Di Cristo) a ricomporsi tra corse e pose plastiche in interessanti fasci di luce. Il pubblico era però in trepidante attesa per Marianela Nunez e Vadim Muntagirov, provenienti dal Royal Ballet di Londra, i quali hanno danzato – per così dire, “alla londinese” – il grand pas de deux del III° atto di “Bella addormentata”, con un forte rigorismo tecnico e virtuosismi fuori dall’ordinario. A Nicoletta Manni, nominata étoile del Teatro pochi mesi fa, è stato affidato un ruolo molto particolare – algido, icastico -, quello de “La luna” tratto dall’Héliogabale di Maurice Béjart.

 

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