16/03/2025

Dopo il successo di “Salomè” nel 2018 la musica di Strauss ritorna con “Elektra” al Teatro Filarmonico di Verona per la stagione invernale della Fondazione Arena. L’allestimento è un nuovo spettacolo e porta la firma di Yamal Das Irmich, veterano dei palcoscenici scaligeri.

L’ambientazione riprende gli interni di una casa borghese tedesca negli anni della Repubblica di Weimar, dopo la prima guerra mondiale. Sopra il camino, sulla destra, si erge il ritratto di Agamennone come un generale tedesco. Dei veli coprono la scena che, di fatto, risulta aperta sul fondale dal quale si erge poi una sorta di trono occupato prima da Clitennestra e successivamente dal figlio Oreste. La disposizione di questa scala ascendente che arriva al trono richiama molto la grecità più classica, quasi a ricordarci che l’ispirazione deriva tutta da Sofocle. Lo spettacolo non annoia e tutto è ben calibrato nelle azioni dei personaggi, che si ritrovano coinvolti nella macchinazione vendicatrice di Elettra, morente in delirio nel finale.

Photo (c) EnneviFoto

Suggestive le luci di Fiammetta Baldisseri che mescola i colori caldi del fuoco, della passione e della vendetta ai colori freddi del turbamento interiore dei protagonisti, o nei momenti più intimi dell’opera (il riconoscimento del fratello Oreste da parte di Elettra).

Nel finale si ode l’assassinio di Clitennestra ed Egisto nelle quinte, compare la scritta “Morgen gehört uns” (“Il domani è nostro”) con ascesa di Oreste che, con abiti da militare nazista, sembra quasi rievocare l’ascesa hitleriana negli anni del primo dopoguerra.

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Sul versante musicale Elettra è una potente Lise Lindstrom, abituata al repertorio tedesco e sicura della parte anche per il notevole numero di interpretazioni del personaggio. La voce è sempre ben proiettata, con una corposità presente in tutte le sezioni del registro. Accanto a lei Anna Maria Chiuri è una coinvolgente Clitennestra, dal timbro caldo e pastoso, anche lei forgiata dalle numerose esibizioni in quest’opera. Terza delle protagoniste la Crisotemi di Soula Parassidis, che dà voce ad un personaggio appassionato, ma che dal punto di vista musicale fatica soprattutto negli acuti che nel finale acquisiscono una sonorità quasi schiacciata. Sul frangente maschile Peter Tantsits è un convincente Egisto, come pure la scura e calda voce di Thomas Tatzl nei panni di un Oreste che raggiunge l’apice del potere con l’assassinio finale. Si segnalano il puntuale precettore di Oreste, Nicolò Donini, e tutti i corretti comprimari: la confidente Anna Cimmarrusti, l’ancella dello strascico Veronica Marini, un servo giovane Leonardo Cortellazzi, un servo anziano Stefano Rinaldi Miliani, la sorvegliante Raffaela Lintl e tutte le ancelle Lucia Cervoni, Marzia Marzo, Anna Werle, Francesca Maionchi, Manuela Cucuccio.

Dal podio Michael Balke dirige con saldo equilibrio le sezioni della nutrita orchestra dell’Arena, mantenendo alta la tensione specialmente nei momenti più concitati dell’opera. È un vero e proprio personaggio anche l’orchestra che partecipa in maniera incalzante e con aspre dissonanze, travolgendo in certi frangenti le voci a cui è affidato un canto spesso declamatorio. Peccato, dunque, che nel finale il breve intervento dell’ottimo coro preparato da Roberto Gabbiani sia stato praticamente soverchiato dal suono orchestrale.

Al termine successo per tutti con punte di entusiasmo per la protagonista in un teatro pressoché pieno.

Alessandro Bugno