Il fenomeno di cui facciamo parte

Abbiamo parlato tantissime volte della necessità di inserire l’opera in un contesto sociale, all’interno di una vera e propria comunità di appassionati. Ci siamo detti quanto sia importante condividere il momento della rappresentazione, vivere insieme uno spettacolo e confrontare punti di vista e impressioni. Del resto, la divulgazione musicale e culturale nasce proprio con questo intento: condividere saperi e passioni, tentare di raggiungere potenzialmente chiunque, dall’utenza più appassionata a chi non ha mai sentito parlare dell’argomento trattato.

L’opera lirica è da anni circondata da un’aura elitaria che la allontana dal grande pubblico, la fa percepire distante, per pochi. E invece, questo genere ci dimostra in continuazione quanto sappia comunicare con gli spettatori di oggi, li riesce a coinvolgere, a emozionare. L’unione di musica, scene, luci, fisicità e regia scatena una serie di sensazioni nella platea estremamente potente. Il risultato più interessante però non è tanto la commozione, ma la riflessione che il teatro causa nell’uditorio. Questa non è una caratteristica solamente dell’opera seria: anche il genere buffo, nonostante la leggerezza che lo contraddistingue, non può fare altro che suscitare nello spettatore riflessioni e opinioni.

Quando ci si trova davanti a capolavori così longevi, attuali oggi come duecento anni fa, anche se in modalità diverse, il pubblico non può rimanere indifferente. Questo fenomeno si traduce in una riflessione personale che ogni spettatore elabora durante lo spettacolo e successivamente. La magia avviene quando si inizia a comunicare tra individui, creando una discussione collettiva, un confronto aperto e organico.

 

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