Nel 1924, esattamente cento anni fa, veniva a mancare uno dei più grandi compositori di sempre: Giacomo Puccini (22 dicembre 1858- 29 novembre 1924). Questo è dunque l’anno delle celebrazioni del centenario e tutti i teatri lo ricordano dedicandosi alla messa in scena dei suoi titoli. È quanto è accaduto anche a Verona al Teatro Filarmonico, dove nel mese di febbraio l’opera “La rondine” è stata protagonista della stagione d’opera per quattro appuntamenti, regalando al pubblico un piccolo gioiello poco conosciuto. Le celebrazioni continueranno poi quest’estate nel 101esimo opera festival, che si aprirà con “Turandot” l’8 giugno, per proseguire poi con altri titoli pucciniani come “La bohème” e “Tosca”.

L’opera che è stata proposta al Filarmonico, “La rondine”, è riuscita a onorare la memoria del maestro, nobilitando una partitura poco eseguita, poco conosciuta e a lungo tempo discriminata anche dagli studiosi di storia della musica. Eppure, quella che è stata definita impropriamente come “operetta”, presenta dei tratti fondamentali della scrittura pucciniana e rappresenta sicuramente una tappa fondamentale per la produzione successiva. La composizione si colloca tra il 1913 e il 1916, dunque poco dopo “La fanciulla del west” e in contemporanea a “Il tabarro”. La composizione venne effettivamente definita inizialmente “operetta” dall’autore stesso, che si dichiarava insoddisfatto della struttura drammatica dell’opera, ritornando a ritoccare la musica e le parole più volte. Ma non deve trarci in inganno la presenza quasi costante del ritmo di danze, tra valzer e polke di vario genere: non si tratta di musica superficiale, ma di un preciso strumento drammatico che ha l’obiettivo di realizzare attorno allo spettatore il clima che respirava Magda nel suo salotto e nel bar Bullier. L’argomento non ha nulla a che fare con quello tipico delle operette di Strauss o von Suppé: la situazione è ben più drammatica, gli echi di quelle danze risuonano nella testa di Magda quando si trova in Costa Azzurra e la convincono a tornare alla sua vita parigina, e forse l’arrivo di Lisette e Prunier nella casa dei due amanti simboleggia un mondo che tenta la protagonista anche quando crede di vivere nella massima felicità ed è convinta di aver trovato l’amore vero.

 

 

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