Scrivo questo articolo nel caldo che accompagna le Olimpiadi di Parigi 2024. Tra un tuffo, un volteggio, un rovescio e una stoccata mi addentro nella vita di questi atleti, ne seguo le interviste, mi ritrovo affascinato dalle loro abilità. Fanno cose spettacolari, straordinarie nel vero senso della parola. C’è chi con le sue fantastiche capacità si è aggiudicato una medaglia, chi ha gareggiato e ci sono atleti ormai in ritiro che seguono e commentano con grande interesse ciò che i loro colleghi affrontano.

Ciò che è fuori discussione è che chi si trova a Parigi in questi giorni, è senza dubbio la massima rappresentanza dell’abilità tecnica di ogni stato per le diverse discipline in competizione.

Ecco, questi stessi Giochi Olimpici ci stanno mettendo davanti uno spaccato della società attuale, che mi ricorda in continuazione il mondo della musica, composto anch’esso da campioni della tecnica, atleti in un certo senso, che si mostrano in esibizioni “estreme” davanti al loro pubblico.

Sia atleti che musicisti professionisti sono, innanzitutto, professionisti. La ripetizione è voluta, perché in fin dei conti repetita iuvant, e anche a noi “del settore” ogni tanto fa bene ricordarci che le nostre più grandi passioni per alcuni sono un lavoro a tempo pieno. Sportivi e musicisti, infatti, dedicano enormi quantità di tempo ed energie alla pratica quotidiana. Quello che noi vediamo in pochi minuti di gara o in un paio d’ore di spettacolo musicale, sono la punta di un iceberg fatto di talento, impegno costante, abnegazione e continua crescita personale.

 

 

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