OperaLibera e a OperaLife questo mese vi accompagnano in un bosco fatato, proprio dietro alla città di Atene: lì vivono fate e folletti, il più famoso si chiama Puk. Lo avrete capito insomma, stiamo parlando di “A Midsummer Night’s dream”, di William Shakespeare, nella versione musicata da Benjamin Britten.

 

“Se vana e insulsa è stata la vicenda, gentile pubblico, faremo ammenda; con la vostra benevola clemenza, rimedieremo alla nostra insipienza. […] A tutti buonanotte dico intanto, finito è lo spettacolo e l’incanto. Signori, addio, batteteci le mani, e Robin v’assicura che domani migliorerà della sua parte il canto.”

 

Il “Sogno di una notte di mezza estate”, di William Shakespeare termina così, ricordando a tutti come solo il teatro sia il luogo magico che coniuga il mondo reale e quello della fantasia: solo lo spettatore, grazie a questa catarsi collettiva, ha il potere di valicare due mondi apparentemente tanto distanti. In questo splendido e complesso gioco di scatole cinesi, ideato da Shakespeare, si inserisce magistralmente nel 1960 Benjamin Britten che, giocando di sponda, aumenta la metateatralitá del testo: non più solo un rimando alla prosa, ma anche all’opera lirica tutta e, di conseguenza, al teatro nella sua totalità. La composizione, creata nel 1959 per la riapertura della Jubilee Hall di Aldeburgh, è oggi purtroppo poco rappresentata. Un plauso al Carlo Felice che ha scelto questo titolo per inaugurare la stagione. Lo spettacolo, creato in collaborazione con la Royal Opera House di Muscat, vede alla regia Laurence Dale che decide di rispettare il libretto, ambientando quindi tutta la vicenda in un bosco nei pressi di Atene.

 

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