Oggi l'atteso debutto del Maestro Bosso all'Arena

Torinese, classe 1971, Bosso si è cimentato nel corso degli anni nei ruoli di direttore d'orchestra, di compositore e di pianista, portando lustro alla musica ed all'arte italiana nel mondo, confermato anche dal The Green Room Awards, conferitogli nel 2010 e facendo di lui il primo non australiano a riceverlo.

Oggi avverrà il suo debutto sul palco, dirigendo i Carmina Burana. Musicati da Carl Orff e tratti da una serie di testi poetici dell’XI e XII secolo, questi 24 brani saranno stasera interpretati dal soprano Ruth Iniesta (anch'essa al suo debutto nel ruolo), dal controtenore Raffaele Pe e dal baritono Mario Cassi. Ad accompagnarli l'Orchestra areniana, il Coro diretto da Vito Lombardi e il doppio Coro di voci bianche A.d’A.MUS, diretto da Marco Tonini, e A.LI.VE, diretto da Paolo Facincani.

Dario Medaglia

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A tu per tu con… Carmen!

È un piacere avere con noi una delle donne da sempre simbolo di libertà e di amore passionale. Signore e signori, vi presentiamo Carmen, per gli amici Carmencita.

1) Cara Carmen, anche tu come Violetta sei stata ispirata da un romanzo. Nel tuo caso parliamo però di una novella omonima. Uguaglianze e differenze?

Bonjour à tous! Oui Oui, io e Violetta abbiamo una storia simile, come lei anche io ho una sorella maggiore. Abbiamo trent’anni di differenza, ma essendo molto simili ci troviamo bene. Io e la mia gemella Carmen (la protagonista del romanzo di Prosper Mérimée, ndr) caratterialmente sembriamo la stessa persona. Siamo entrambe libere, selvagge e spavalde. Amiamo la nostra libertà più di ogni altra cosa e non è un caso che andiamo incontro entrambe alla stessa sorte [sorride]. L’unica differenza sostanziale tra noi due è che lei ad un certo punto ha scelto di sposarsi e io no. Non sono una donna da matrimonio.

2) Prima di trovare la prima interprete che potesse dare voce al tuo personaggio ci vollero discreti tentativi, tutte rifiutavano e solo il mezzosoprano Célestine Galli-Marié nel 1873 accettò, ma per una somma che ai tempi era da capogiro. In generale un problema dopo l’altro impediva alla tua Opera di prendere vita. Raccontaci cosa successe in quegli anni.

Puis-je être honnête? Débats ennuyeux, voici ce qui est arrivé. (Posso essere sincera? Dibattiti noiosi, ecco che cosa è successo ndr). Nessuno voleva darmi voce perché ritenevano l’Opera troppo “dissoluta” e cruda per l’epoca. Hanno fatto pressioni anche per cambiare il finale, cosa che non mi sarebbe dispiaciuta sai [Ride di gusto]. Non solo, si sono messi anche a discutere se classificarla o meno come opera comica francese, solo perché inizialmente la mia opera era stata pensata per il teatro Opéra-Comique. Sai, uno di questi teatri dove vanno le famigliole. Ma ti sembra una cosa su cui perdere così tanto tempo? Ognuno ha voluto dire la propria, ma visto com’è andata a finire, direi che alla fine l’ha avuta vinta il Maestro!

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Carmen: il triangolo amoroso e la violenza sulle donne

Il triangolo, no! Non lo avevo considerato…” ho il dubbio che veramente Renato Zero si sia ispirato alla figura di Micaela per comporre il suo brano più celebre.

In Carmen ruota tutto attorno al triangolo amoroso Carmen – José – Micaela. Da una parte la ribelle Carmen, dall’altra la massima espressione della dolcezza, la minuta Micaela. In mezzo Don José.

José non è né carne né pesce: è un soldato che tenta di fare il contrabbandiere. Al 3° atto sembra, veramente, un pesce fuor d’acqua.

Carmen con il suo modo di fare ribelle (per l’epoca), è indubbiamente una partigiana della parità dei diritti delle donne (ancora oggi denigrati). È una nuova Giovanna D’Arco, una donna che indossa i pantaloni, e dimostra che si può essere belle e strong contemporaneamente.

Micaela è la botte piccola che contiene il vino buono. Una botte piena di coraggio: se Carmen non ha paura di niente, Micaela ha paura di tutto, eppure ha quasi più coraggio di Carmen… ma il messaggio al 3° atto deve giungere e giungerà a destinazione. Nonostante tutto, così fragile e dolce troverà la forza nell’amore. Carmen ha già le sue certezze: non ha bisogno né di Dio, né dell’amore per migliorarsi; al contrario di Micaela.

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L'Opera ambasciatrice d'arte nel mondo

Le produzioni spesso non nascono e muoiono in una sola alzata e chiusura di sipario. In passato gli spettacoli stavano per interi mesi in cartellone, ma i tempi sono cambiati e non viviamo più né nell'800, né tanto meno nel secolo che diciannove anni fa ci siamo lasciati alle spalle passando all'era del digitale e degli anni duemila.
Il mondo è enormemente cambiato ma non la voglia di portare in scena le storie che fanno sognare, e la musica della tradizione italiana.
In più le distanze sono divenute più accessibili e lo scambio culturale tra popoli è ormai strumento di valorizzazione territoriale, orgoglio nazionale e linguaggio universale.

Tutti i compositori del passato e le storie senza tempo sono rappresentanti di una nazione, di una cultura e spesso di una gioia di vivere. O un mondo misterioso da scoprire e interpretare attraverso l'uso delle note e delle parole.
Ed è così che i teatri, oltre che a produrre spettacoli per il proprio pubblico, realizzano allestimenti pensati per la nazione che andrà ad ospitarli, divenendo vero e proprio omaggio di scambio e di pace fra due mondi assai differenti.
È il caso dell'ultima messa in scena del Barbiere di Siviglia che il Teatro Comunale di Bologna ha proposto, prima al suo pubblico, poi in una prestigiosa tournée in Giappone, dove la scelta registica e stilistica non si discosta poi troppo dalla tradizione, realizzando un prodotto più adatto al pubblico nipponico che a quello occidentale.

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L’importanza di diffondere l’Opera nelle scuole

Ricordo come se fosse ieri quanto fosse rovinata la VHS su cui la mia insegnante di musica delle medie aveva registrato un'edizione del Barbiere di Siviglia da farci vedere durante una delle sue lezioni. Fu un caso unico e purtroppo le condizioni della registrazione resero quasi impossibile la visione dell'opera, inoltre non venne fatto un lavoro preventivo di presentazione e spiegazioni, per cui la giornata finì per essere una semplice gita fino all'aula multimediale. Mi rimase in mente solo quello che allora definii un semplice motivetto: "Largo al factotum". L'amore per l'Opera non era ancora scattato, molto semplicemente perché non mi era stato dato modo di conoscerla. Amavo la musica in ogni sua forma e aspettavo l'ora di educazione musicale con trepidazione, ma ogni volta rimanevo prontamente delusa. Non sopportavo infatti che la mia materia preferita fosse ridotta al semplice Flauto dolce, tanto plasticoso quanto stonato.

Mi chiedo spesso come sarebbe stato per la mia crescita personale e culturale, se fossi stata avvicinata all'opera lirica dalla scuola e provo grande invidia quando vedo ragazzi nella pre-adolescenza accompagnati da quest'ultima a Teatro, la trovo una grande fortuna. Molto probabilmente loro non se ne rendono ancora conto e in molti casi la vedono come una mattinata lontana dai banchi di scuola e una possibilità di gozzovigliare. Quasi sicuramente l'avrei vissuta anche io in questo modo, ma sono sicura che in quel gruppo di ragazzi incontrati mesi fa a teatro ci siano animi che sono stati toccati dallo spettacolo a cui hanno assistito. Sono fortemente convinta che ognuno in modo diverso, o con una motivazione forse inusuale ed inconsueta, ricorderà quello spettacolo. La mia è una speranza e gioisco per loro che possono accedere a tutto questo. Ogni volta che vengo a sapere di iniziative per avvicinare i più piccoli all'opera, mi rallegro. Troppo spesso infatti, andando a teatro e guardandosi attorno, si nota un'età media del pubblico troppo vicina al pensionamento.

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