Intervista a Maria Guleghina

Siamo veramente contenti di poter intervistare Maria Guleghina, soprano di fama internazionale che ha riscosso nella sua carriera incredibili successi. La incontriamo mentre è impegnata nella 65ma edizione del Festival Puccini di Torre del Lago, durante la quale debutterà nel ruolo di Minnie in La Fanciulla del West del Maestro Puccini.

1. Come e quando si è avvicinata allo studio della Musica? Quando è arrivato l'amore per l'Opera?

La musica c'era fin dalla prima infanzia. Come quasi tutti i bambini dell'URSS mi sono iscritta ad una scuola di musica, coro dei bambini, balletto/ginnastica, ecc. Poi ho visto il film "Torna domani" (famoso film dell'URSS su una ragazza che vuole diventare cantante lirica), ho comprato spartiti musicali e ho iniziato a studiare. Il mio libro preferito quando sono cresciuta era "Consuelo" di Georges Sand, e nella vita reale quasi tutto era come nel libro, ho avuto un insegnante severo, un sacco di duro lavoro, circondato da molta invidia, successo e anche fallimento, l'unica cosa che non è venuto fuori è stato il bel conte Alberto. [sorride]

2. Come descriverebbe la sua voce?

Direi che sono un'attrice cantante per Puccini e il Verismo, o forse è meglio citare Enrico Stinchelli che mi ha descritto come Soprano drammatico d'agilità.

3. Qual è la sua opera preferita? Ha un autore che sente più affine a sé e alla sua vocalità?
Sono sempre state opere diverse in periodi diversi della mia vita. Ho lavorato 15 anni per cantare Violetta. Oggi posso cantare qualsiasi coloratura, ma un soprano drammatico ha bisogno di lavorare sodo per questo e il risultato sarà deferente. Per tutta la vita ho cantato solo Opera Italiana e solo l'anno scorso ho cantato Wagner per la prima volta - Kundry in Parsifal. Quest'anno ho deciso di tuffarmi nella Fanciulla del West. Ora capisco anche che avevo ragione al 100% di rifiutare le molte offerte che avevo da vari prestigiosi teatri d'opera per cantare questo ruolo quando avevo solo 26-30 anni. Ho persino perso Covent Garden per 6 anni perché ho rifiutato di cantare Minnie quando avevo solo 26/27 anni. Ma è molto meglio e più saggio perdere un teatro per qualche tempo che perdere definitivamente la voce. Minnie è un capolavoro del grande Puccini!

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Intervista a Amarilli Nizza

Siamo felici di poter intervistare oggi Amarilli Nizza, soprano di fama internazionale presente nei cartelloni dei teatri più importanti del mondo. La incontriamo mentre è impegnata nella 65ma edizione del Festival Puccini di Torre del Lago, durante la quale debutterà nel ruolo di Turandot nell’opera omonima di Giacomo Puccini.

1. Come è nato il suo amore per l'Opera?
Non credo ci sia un momento specifico che io possa indicare. I miei genitori ascoltavano tanta lirica, mia nonna insegnava in casa pianoforte e canto e per me è stato naturale considerare la musica lirica come “la musica”. Mi sono avvicinata al pop e alla musica leggera successivamente, da adolescente.

2. Nel 1993 debutta nel ruolo di Madama Butterfly al Teatro Flavio Vespasiano di Rieti. Cosa ricorda di questo debutto?
Ricordo ancora la fortissima emozione unita a preoccupazione. Un ruolo gigantesco per una ragazza appena ventenne. Tutti credevano in me ma io sentivo il grande peso della responsabilità. Ho affrontato la prima recita con la febbre, una irritazione cutanea e attacchi di vomito. Appena però ho cominciato a cantare è sparito tutto ed è rimasta la gioia e l’incoscienza della debuttante. Mi sono lasciata trasportare da Puccini e dalla piccola Ciò Ciò San e si è realizzata una magia.

3. Ci tolga una curiosità, com’è fatta la routine di una cantante in carriera?
Per quanto mi riguarda, la mia condotta di vita è molto rigorosa. Mi comporto da atleta. Mangio sano, cerco di dormire molto, mi alleno con esercizi di tecnica e respirazione. È una vita un po’ sacrificata. Pochi fronzoli, tanta disciplina.

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Intervista a Aleksandra Kurzak

Oggi intervistiamo con molto piacere Aleksandra Kurzak, soprano di fama internazionale presente in tutti i più grandi teatri del mondo, tra cui il MET di New York, l’Arena di Verona e molti altri.

1. Quando nasce il tuo amore per l’Opera?
È venuto molto naturalmente diciamo. Io già da piccola andavo a vedere l’Opera, perché mia madre era una solista d’Opera a Breslavia mentre mio padre suonava nell’orchestra. Perciò per me faceva parte della vita quotidiana andare là ed ascoltare mia madre e mio padre. Così, senza neanche rendermi conto, me ne sono innamorata e quindi andare in teatro per me era una cosa assolutamente naturale come mangiare o respirare.

2. Come hai iniziato a cantare e quando?
Penso di poter dire che ho sempre cantato. Mi ricordo che cantavo cercando di imitare mia madre e facevo degli spettacoli a casa. Mia madre mi ha raccontato che quando avevo 4 anni sono andata con lei ad un Festival dove aveva un concerto e che, mentre lei riscaldava la voce in Hotel, io la imitavo cantando l’aria della Regina della Notte o di Violetta. (All’epoca in Polonia si cantava in Polacco e per me da piccola era ancora più facile capire le parole ed impararle.) In questo Hotel mi sentì un direttore d’orchestra e rimase impressionato che fossi io a cantare, perché ero piccola e avevo una voce già impostata.
Dopo queste prime esperienze ho iniziato a suonare il violino ed ho continuato per 12 anni. Per quanto riguarda propriamente il canto, dopo aver dato l’esame di maturità ho preso la decisione di andare all’Accademia di Musica (l’equivalente del nostro conservatorio, ndr) e di iniziare così la mia carriera.

3. È molto importante avere delle persone che ci sostengono, chi è il tuo più grande fan?
È certamente importante avere persone che ti sostengono perché è una vita molto dura e difficile quella del cantante, soprattutto per una donna che vuole avere tutto, come diceva sempre Renata Scotto. Io ho scelto di provare ad essere mamma, artista che viaggia, ma non è facile per niente, per questo le persone vicine sono molto importanti, come i miei genitori e mio marito. Il mio più grande fan? Penso forse mio marito Roberto (Alagna, ndr), che veramente crede in me e adora la mia voce. Possiamo dire che siamo reciprocamente i nostri più grandi fan. La cosa che apprezzo di più, comunque, è che mi dicano sia complimenti che critiche!

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Intervista a Rachel Willis-Sørensen

Il soprano Rachel Willis-Sørensen è conosciuta per il suo variegato repertorio che spazia da Mozart a Wagner. Ospite regolare nei principali teatri d'opera di tutto il mondo, la sua voce è stata definita avente un "carmel tone", cioè "tanto lirico quanto luminoso".

1. Come e quando si è avvicinata allo studio della Musica? Quando è arrivato l'amore per l'Opera?

Iniziai a studiare seriamente musica durante il mio ultimo anno di liceo. Mi innamorai dell'Opera nello stesso momento in cui ho ascoltato molte incredibili registrazioni storiche, che mi furono consigliate dal mio insegnante!

2. Lei ha studiato presso la Brigham Young University sia Performance Vocale che Pedagogia, come mai questa doppia scelta?

La pedagogia mi ha sempre interessato. Personalmente mi diverto non solo a imparare una disciplina, ma anche a come insegnarla! Aiuta anche a scoprire alcuni dei misteri.

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Intervista a Michael Fabiano

Siamo entusiasti di intervistare Michael Fabiano, giovane tenore italo-americano, già affermatissimo nel panorama lirico internazionale. Solo nell’ultimo anno ha collezionato una serie di grandi successi, dal Metropolitan di New York alla Lyric Opera di Chicago, dalla Royal Opera House di Londra all’Opèra Bastille di Parigi. Lo incontriamo mentre si trova alla StaatsOper Unter den Linden di Berlino per interpretare il ruolo del Duca di Mantova nel Rigoletto di Verdi.

1. Partiamo dalle origini della tua carriera: mentre eri studente all’Università del Michigan, George Shirley – famoso per essere stato il primo tenore afro-americano a cantare al Metropolitan di New York e anche il primo afro-americano professore universitario di musica – scoprì le grandi potenzialità della tua voce, dicendoti che avevi la "responsabilità morale" di condividerla con il mondo: ce lo puoi raccontare?

Certo. Immagino che le parole “responsabilità morale” possano sembrare prodigiose ai lettori che non conoscono me o il Maestro Shirley. Però lasciami dire che quando ho iniziato a cantare all’università, non avrei mai potuto sapere il lavoro profondo che deve fare un cantante d’opera. George Shirley mi ha sentito in alcune lezioni e mi raccontava le sue esperienze sul palcoscenico e quali oneri dovrebbe avere un cantante. E dopo avermi spiegato questo, mi disse che quando un cantante ha una voce che può toccare il cuore e riempire un teatro con 4000 posti nello stesso momento, è importante condividere questa voce con il pubblico. Condividere una voce porta la responsibilità di proteggerla e nutrirla.
Mi dicevo “ce l’ho questa voce” e, in quel momento, ho cominciato d’essere un cantante. — Mi scuso se a volte non riesco a esprimermi perfettamente...il mio italiano non è sempre buono [sorride].

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