“Oh fuggite il maledetto, terra e cielo griderà!” - 15 curiosità del Nabucco di Verdi

Nabucco: la terza opera di Giuseppe Verdi, e l’opera che lo consacrò alla gloria, acclamato in tutta Europa. Al giorno d’oggi la stragrande maggioranza delle persone ricorda quest’opera per un unico, famosissimo brano: il coro del “Va’ pensiero”. E’ una delle opere tuttora stabilmente in repertorio in tutti i teatri del mondo, è l’opera scelta da Riccardo Muti per la ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, eseguita all’Opera di Roma con tanto di lancio di bigliettini tricolore dalle parole “Viva l’Italia, viva l’opera, viva Verdi”.

Eppure Nabucco non è solo “Va’ pensiero”. C’è una storia biblica alla base che ci viene raccontata in maniera travolgente sin dall’inizio della sua Ouverture, dai momenti intimi e sommessi dei personaggi della vicenda ai meravigliosi momenti corali, dal fuoco di un popolo invasore alla malinconia del popolo vinto. Il Coro senza dubbio è un elemento centrale del dramma, un vero e proprio personaggio che si anima, si impaurisce, lotta, si ribella, piange, perdona.

Grazie ad Internet la trama di quest’opera è reperibile ovunque, in questo articolo, quindi, vi riporterò alcune curiosità ed aneddoti sicuramente meno noti ma che possono suscitare interesse nell’approfondimento di questa bellissima opera.

1. Nabucco andò in scena il 9 marzo 1842 con un successo tale da venire ripresa 75 volte solo al Teatro alla Scala entro la fine dell’anno.

2. In un’Italia al tempo divisa, dove il Ducato di Parma era ancora governato dall’Austria, lo spartito era stato pubblicato con “umile dedica” a Sua Altezza Reale Imperiale la Serenissima Arciduchessa Adelaide d’Austria.

3. L’opera inizialmente si chiamava Nabucodonosor; il titolo fu abbreviato (forse perché troppo lungo per essere stampato nelle consuete locandine) e così mantenuto per praticità dopo un'esecuzione tenuta a Corfù nel 1844.

4. Previsti in partitura oltre 206 colpi di grancassa. Se in Italia riscosse ottima accoglienza di pubblico e critica, a Parigi la critica lamentò l'eccessivo uso degli ottoni. Sarà oggetto di satira e lo chiamarono Nabucodonos-otton!

Nabucco 2

5. Erroneamente si crede che il coro “Va’ pensiero” fu bissato alla prima esecuzione, laddove fu invece il coro “Immenso Jeovha” ad essere replicato.

6. Complessivamente le preghiere e le invocazioni del coro, guidati da Zaccaria – Gran Pontefice degli Ebrei – sono sette.

7. I momenti sovrannaturali/divini sono due: il fulmine dal cielo che toglie la corona dalla testa di Nabucco che si autoproclama Dio, e lo squarcio della statua di Belo, simbolo del paganesimo. La componente religiosa è una peculiarità costante in quest’opera.

8. Alla prima anche Gaetano Donizetti (all’apice della propria carriera) era presente e faceva il tifo per quel giovane autore di nome Verdi. Scriverà: “Oh quel Nabuchodonosor! Bello! Bello! Bello!

Nabucco 49. Dal racconto autobiografico di Verdi apprendiamo che alla fine del febbraio del ‘42 ebbero inizio le prove del Nabucco, prove che durarono (dalla prima lettura al cembalo all'andata in scena) solo dodici giorni e che si svolsero in un clima generale di entusiasmo e di collaborazione.

10. Temistocle Solera, il librettista, fu uno degli artefici principali del successo di Nabucco. Egli si ispirò al balletto “Nabuccodonosor” di Antonio Cortesi, e al dramma da cui lo spettacolo fu tratto (“Nabuccodonosor”, di A. Bourgeois e F. Cornue), traendo però da entrambi i lavori le peculiarità più funzionali alle particolari dinamiche drammaturgiche verdiane: straordinario, con una centralità narrativa data al coro.

11. Solera divise l'opera non in atti, ma in quattro quadri/parti ognuno con un titolo: Gerusalemme, L’empio, La profezia, L’idolo infranto. Inoltre, volle aggiungere a ogni quadro una frase tratta da Geremia.

12. I riferimenti alla Bibbia riguardano in particolare il regno di Giuda e la sua invasione da parte del re babilonese Nabucodonosor nel 587-586 a.C., quando fu saccheggiato il tempio di Gerusalemme, cui seguì la deportazione dei vinti in Babilonia, dove circa mezzo secolo dopo furono liberati; nel racconto biblico non figurano però né Ismaele – nipote di Sedecia re di Gerusalemme – né le figlie di Nabucco, Fenena ed Abigaille.

13. Una modifica da registrare, non suggellata dal placet di Verdi, è la modifica apportata a un verso significativo della cabaletta di Zaccaria “Come notte a sol fulgente”: fino al 1848 Zaccaria cantava impunemente “Che sia morte allo stranier!”; fu solo a partire dalle riprese successive, quando la censura divenne più rigida e la repressione più serrata, che questa frase fu occasionalmente sostituita.

14. Il coro del Va’ pensiero venne utilizzato ed intonato dagli esuli istriani, fiumani e dalmati come inno del loro esodo dalle terre perdute dopo il secondo conflitto mondiale.

15. Il 27 febbraio del 1901 il “Va’ pensiero”, diretto da Arturo Toscanini, venne intonato da un coro di 900 elementi sullo scalone del Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, al cospetto del feretro del “glorioso vegliardo” (Verdi) morto esattamente un mese prima. Tutto intorno la folla immensa rese omaggio al compositore, primo atto della fastosa cerimonia di traslazione della salma alla casa di riposo per musicisti da lui stesso fondata.

Sarà la sanguigna passione dei sentimenti risorgimentali e il fuoco che si ascolta in questa musica, certo è che, personalmente, non mi stanco mai di ascoltare Nabucco.

Alessandro Bugno