Nabucco

Chi non si è mai messo a cantare almeno una volta le prime parole del Va’ pensiero (Va, pensiero, sull'ali dorate)? Un coro che evoca la patria perduta come lo era a quel tempo l’Italia ancora non unita, un coro che ancora oggi, a seconda dei momenti, si vorrebbe far diventare l’inno nazionale. Ma non è questo il momento di parlare solo della parte più nota del primo vero successo di Verdi, il Nabucco. La prima andò in scena nel 1842, fu l’opera che consacrò Verdi e che lo impose come un compositore operistico di prima categoria nel panorama europeo. Essa venne alla luce quasi per caso: il giovane Verdi aveva già provato a debuttare nel mondo dell’opera con Oberto Conte di San Bonifacio (1839) che gli portò poca fama e Un giorno di regno (1840) che fu un fiasco clamoroso.

Il giovane Verdi è pronto ad abbandonare Milano, non solo a causa del fallimento della sua opera ma perché la moglie è morta tragicamente, ed è in questo contesto che entra in gioco l’impresario Bartolomeo Merelli (1794-1879), il quale sottopose al compositore il libretto scritto da Temistocle Solera. Grazie a questa spinta Verdi rappresentò sia il Nabucco sia I Lombardi alla prima crociata, opere che diedero il via alla sua carriera e alla sua fama internazionale. Inoltre il Nabucco permise a Verdi di conoscere quella che poi sarà la sua compagna per il resto della sua vita: il soprano, interprete in questo caso di Abigaille, Giuseppina Strepponi (1815-1897).

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Aida

Aida è senza dubbio l’opera per eccezione. Il capolavoro di Verdi fin dalla premiere nel 1871 ha riscosso un enorme successo. Merito anche della marcia trionfale. Scopriamo insieme di cosa parla:

Atto 1, scena 1 (palazzo di Menfi)

Radames (giovane condottiero) e Ramfis (gran visir/grande sacerdote) hanno un breve colloquio: si mormora che gli Etiopi stiano invadendo l’Egitto, un messaggero arriverà a breve con notizie certe. Ramfis ha già consultato il volere di Iside e sta andando dal Re a recare il nome del condottiero. Radames sogna ad occhi aperti di essere lui a condurre l’esercito e di dedicare la vittoria alla sua amata Aida con cui ha una relazione segreta (serva di Amneris, la figlia del Re). Amneris anch’essa è innamorata di Radames e sospetta di Aida, ma facendo buon viso a cattivo gioco, la principessa consola l’etiope (Aida è figlia di Amonasro il re etiope). È arrivato il messaggero e il Re ha chiamato a cospetto il popolo. Gli Etiopi sono già alle porte di Tebe condotti da Amonasro compiendo saccheggi e razzie. Radames è stato designato come condottiero supremo.

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Da finzione a realtà: la commedia è finita!

Sembra vero!!
Quante volte esclamiamo queste parole, quando siamo al cinema, a teatro, o assistiamo ad un fatto riprodotto come se fosse veramente reale. La bravura, infatti, di chi interpreta è tale far sembrare vero ciò che è pura finzione, coinvolgendoci così tanto da riuscire addirittura ad emozionarci.

Questa contrapposizione finzione-realtà mi ricorda spesso la straordinaria invenzione teatrale che avviene nell’opera verista Pagliacci di Ruggero Leoncavallo.
Opera breve ma bellissima, intrisa dei più antitetici sentimenti, si ispirò ad un reale fatto di cronaca nera, poiché il padre di Leoncavallo era magistrato nel paese dove avvenne il misfatto. Vediamo quali sono le due situazioni che si riferiscono al vero e alla recitazione.

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La Gioconda Pt.2

[...] Siamo nella Ca’ d’Oro, splendida residenza di Alvise Badoero. L’uomo è fuori di sé, la sera prima ha perso per un soffio la possibilità di stanare i due amanti. Laura è stata fatta fuggire da Gioconda ed egli non è quindi riuscito a mettere le mani né su di lei né sul giovane Enzo. Tale affronto va pagato a caro prezzo, chi tradisce un Badoero non può sperare pietà. Ma il nobile decide di non sporcarsi le mani, sarà proprio la sua “gentile” consorte a togliersi la vita. Egli convoca quindi la donna, fingendo indifferenza e con ironia accenna al suo tradimento; poi con ira estrema intima alla donna di confessare, le porge una boccetta di veleno e le ordina di suicidarsi. Laura è disperata, ma prima che una canzone di gondolieri udita da lontano finisca, ella deve bere da quella boccetta; tale e l’ordine del marito che, una volta dettato il suo volere, abbandona la stanza.

In quel momento sopraggiunge Gioconda, ancora una volta venuta a salvare la donna, con in mano una boccetta di un potente sonnifero. La donna riesce a convincere Laura a bere e fugge via, sconvolta di quanto è riuscita a fare per amore di Enzo.

Quando Alvise rientra vede Laura priva di sensi, la boccetta vuota e si convince che la donna sia morta.

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La Gioconda Pt. 1

L’azione si svolge nella Venezia del XVII secolo, in periodo di contrasti con l’altra Repubblica Marinara: Genova.
Il popolo è adunato nel cortile di Palazzo Ducale e sta andando alla regata; Gioconda, cantatrice, conduce la cieca madre in Chiesa. Barnaba, perfido informatore del potentissimo Consiglio dei Dieci, si finge cantastorie ed è innamorato della ragazza, la quale invece lo disprezza. L’uomo decide quindi di approfittare della debole madre e della sua condizione di cecità per riuscire ad ottenere, con il ricatto, l’amore di Gioconda.

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