Emozioni da palcoscenico Pt. 2

Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni” diceva William Shakespeare ne “La Tempesta”. Di cosa sono fatti i sogni? Di tante cose certo; talvolta di ricordi modificati, distorti, altre volte di vere e proprie fantasie. Si potrebbe dire che è un diletto del nostro subconscio, ma i sogni non sono solo scariche elettriche dei nostri neuroni. I sogni sono anche le speranze, i progetti. E di cosa sono fatti? Di emozioni.

Ho deciso di parlarvi di una persona che ha sempre creduto di poter realizzare il suo sogno è si è sempre battuta per farlo. Per chi mi conosce, stranamente, stavolta non parlerò dell’Ingegner Enzo Ferrari pur rientrando pienamente nella questione. Oggi vi parlo della mia carissima amica, mio punto di riferimento, nonché soprano e direttrice di questo sito favoloso, Alessandra Gambino. Una sfida ardua anche per me, che devo raccontare a voi come vive il palco un solista. Penserete subito che, dopo un certo numero di concerti, ansia e agitazione spariscano perché “abituati”. Sbagliato. La parte più dura di uno spettacolo sono e saranno sempre i 5-10 minuti prima dell’ingresso in scena. Talvolta capita che gli artisti si pongano questa domanda: “Cosa faccio qui? Mi sono ritrovato qui per caso? Perché ho trovato la porta aperta del backstage? No, sono qui perché mi sono preparato per questo, perché mi sono battuto per arrivare fin qui. Forza, facciamolo!” È sempre così. Andare davanti a persone che non conosci e mostrare loro una parte di te, la parte più intima del tuo essere, non è per nulla facile. Dopo i primi trenta secondi necessari per entrare nel personaggio, vivi il protagonista. L’artista conosce a memoria le battute, il testo e sa perfettamente cosa accadrà dopo, eppure dimentica il copione e in quel momento il personaggio è vivo, è l’artista stesso a essere rappresentato nella storia.

sopranopalco
Sei tu e il palco; se vivi il personaggio allora lo vive anche il pubblico e rivivono se stessi, quegli amori che anche loro hanno provato, rivivono la storia della loro vita. Dato che l’ho già citato, ed esistono numerose opere liriche ispirate a quella tragedia, lo richiamo per farvi capire meglio. Pensate a “Romeo e Giulietta” sempre di Shakespeare, ho letto lo script book e ne ho visto numerose rappresentazioni: tutti abbiamo provato quell’amore profondo che non accetta compromessi, tra i 13 e i 16 anni, come i due amanti veronesi. Siamo tutti (chi più, chi meno) Giulietta e Romeo, come siamo tutti Carmen ed Escamillo o Aida e Radames. Quindi l'Opera è fatta da persone vere. L'Opera è viva. Sembra banale ma l’arte è estremamente utile, come una terapia che serve sia all’artista che all’ascoltatore. Non è solo quindi un arricchimento culturale ma anche intimamente personale.


Nel canto questo avviene per due motivi: bisogna vivere (e non interpretare) il personaggio, e poi perché è qualcosa che viene solo da dentro, un qualcosa che butti fuori (è come se uscisse dalla profondità del tuo essere) e stranamente tutti lo capiscono, forse perché è un linguaggio dell’anima. Anche per questo motivo, forse, è più “facile” salire su un palco come musicista anziché come cantante. Nel senso che lo strumento musicale è un mezzo per trasmettere qualcosa e certamente può essere il tuo compagno sul palco, dandoti così maggior sicurezza. Certo anche i cantanti usano la tecnica, ma è solo un mezzo per rendere efficace la tua performance, perché alla fine ciò che conta è l’emozione che riesci a trasmettere.

toscaTorniamo “al sogno”. Certamente ogni artista ha combattuto per arrivare a dov’è ora e continua a farlo per arrivare più in alto. Parlando con Alessandra, mi ha confermato che per lei è lo stesso ed è sempre e solo l’inizio.

Lei ha avuto il piacere di debuttare sul palco dell’Arena di Verona già all’età di 8 anni, come Pastorello in Tosca. Ricorda anche che lo stesso M. Placido Domingo volle assistere alle sue prove. Racconta con emozione che la parte durò meno di 5 minuti (non si può dire che si sia stancata!), ma che quando tornò in scena per gli applausi finali, in quel preciso momento, era come se quelle 12mila persone fossero tutte per lei. E in quell’istante capì che il canto era la sua strada. E’ stata anche l’emozione più forte che il palco abbia mai regalato alla giovane cantante che, ancora oggi, combatte ogni giorno per il suo sogno.

Realizzare i propri sogni richiede sacrifici e certo gli ostacoli ci sono, talvolta abbiamo solo voglia di mollare. Talvolta abbiamo anche gli amici contro. Ma mai arrendersi. Fai della tua vita la tua opera d’arte.


Massimiliano Mazza