Il futuro all'Opera

La mia esperienza nell’affascinante mondo dell’Opera si è arricchita di un’ulteriore elettrizzante tassello.

Ho avuto la possibilità di assistere ad una Masterclass; ma non ad una normale, ad una davvero speciale e fuori dal comune. Ho accompagnato un mio cliente, il basso Giacomo Prestia, a questo evento che si è tenuto al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze a metà aprile.

L’affluenza degli studenti è stata davvero enorme, venti persone al giorno con cui lavorare, testimoni del fatto che l’interesse era davvero grande.

Diversi erano i gradi di preparazione dei ragazzi, a seconda del loro percorso di studi, ma denominatore comune era la loro disponibilità a mettersi in discussione, l’intelligenza e la voglia di imparare e migliorarsi il più possibile. Tutti loro erano smaniosi di essere ascoltati; le poche ore del Conservatorio a molti non bastano, e non riescono ad avere risposta a tutti i loro dubbi e domande.

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L'amore di Otello

Nel 50° anniversario dalla scomparsa di Tullio Serafin, Rai5 dedica la mattina operistica domenicale all’Otello di Verdi, una pregiata edizione del 1958 realizzata con l’Orchestra e il Coro di Milano della Radiotelevisione italiana e interpretata dal tenore Mario Del Monaco.

Chiaramente non potevo perdermi l’avvenimento, per l’amore sviscerato che nutro per quest’opera e soprattutto per vedere ed ascoltare colui il quale è stato e sempre sarà per me l’unico ed intramontabile Otello: Mario Del Monaco. Tanti tenori hanno interpretato il ruolo ma nessuno mi ha mai convinto quanto lui; quella voce e quegli accenti, con tutti i loro pregi e difetti, sono stampati nella mia testa, impressi nel DNA e fanno parte della mia cultura musicale.

Verdi e Boito si sono avvicinati nuovamente a Shakespeare per crearne un capolavoro, con un libretto ed una musica tra le più belle mai realizzate.

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Il Teatro non stanca mai

Da molti anni frequento i teatri, ma da un paio solamente anche per motivi di lavoro. Gestendo i profili social di alcuni cantanti lirici, spesso mi trovo a partecipare all’allestimento degli spettacoli per raccogliere materiale: fotografie, video e registrazioni.

Da sempre, ogni volta che entro in un teatro, la sensazione è la stessa. Ci entro in punta di piedi, assaporando il momento, in religioso ed assorto silenzio, trattenendo a stento l’emozione, come se penetrassi in un tempio. Ed in fondo essendo questo il luogo della somma arte penso di non avere tutti i torti.

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Una grande Gioconda

Ho trascorso l’ultimo mese tra Piacenza e Modena per l’allestimento de La Gioconda. Nella mia uscita di quindici giorni fa, ho ampliamente parlato di questa eccellente e coraggiosa iniziativa da parte dei teatri emiliani, ma ora vorrei descriverla dall’interno. Ho avuto il privilegio di assistere alle prove, conoscere i protagonisti e vedere da vicino l’enorme sforzo, la professionalità, la pazienza e la resistenza fisica che sono necessari per esercitare certe professioni; tutte peculiarità che si evincono in modo particolare per composizioni impegnative come questa di Ponchielli.

Uno spettacolo mastodontico di quasi quattro ore, una storia complessa che deve essere spiegata ad un pubblico che, nella maggior parte dei casi, non ha mai visto il titolo prima.

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Non solo Verdi

Quali sono le opere cosiddette di repertorio? Forse una lista precisa non c’è, fortunatamente oserei dire, ma è fuor di dubbio che i cartelloni dei teatri di tutto il mondo siano oggi dominati da Rossini, Puccini, Donizetti, Wagner e Verdi. Il melodramma italiano dell’ottocento e non solo ha visto nascere però numerosi altri geni, un po’ troppo trascurati a mio avviso. Ed è così che un’opera splendida come La Gioconda di Ponchielli è scarsamente rappresentata e poco conosciuta dal vasto pubblico.

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