Turandot: la paura d’amare

La mia recentissima trasferta genovese per assistere alla Turandot, mi ha spinto a qualche riflessione su quest’opera.

È indubbio che si tratti di una favola morale, di un’allegoria della vittoria della luce sulle tenebre. Essa va in scena per la prima volta nel 1926. Siamo reduci dalla prima, lacerante guerra mondiale; un conflitto che tanto sangue aveva versato e tanta era stata la speranza di liberare il mondo e di restaurare un nuovo ordine anti-monarchico e democratico.


La favola di Turandot è simbolicamente una redenzione, “All’alba vincerò” canta il tenore, il passaggio dall’ordine barbarico alla restaurazione dei valori umani, dalla freddezza del regno della principessa cinta di gelo a quello dell’amore.

Turandot: È l'alba! Turandot tramonta!
Calaf: È l'alba! E amore nasce col sole!

Innumerevoli nel libretto sono i richiami e le opposizioni tra il bianco, il gelo e la luna simbolo di morte e la luce, il giorno, l’amore e la vita.

Ma si tratta anche di una trasformazione interiore, quello di una giovane donna che si è barricata dietro un ruolo, un’immagine, si è creata delle barriere, delle scuse per celare la sua paura di amare.

Nella famosa aria “In questa reggia” Turandot racconta della sua ava, uccisa da uno straniero, e di come quel trauma l’abbia costretta a vendicarsi di tutti gli uomini che le si avvicinano. Il suo status di principessa la tiene lontana dagli altri essere umani, sola, fredda ed irraggiungibile. Le sue certezze stanno però per vacillare, vinte dalla forza di un prorompente amore.

Il giovane Calaf scioglie i tre enigmi e, alla risoluzione di ognuno, è come se Turandot scendesse, un gradino alla volta, dal suo trono. E la capitolazione finale avviene dopo la morte di Liù. Vedere questa schiava, innamorata senza speranza del suo signore, che decide di sacrificare la propria vita pur di salvare quella dell’amato, commuove tutti i presenti.

Turandot: Chi pose tanta forza nel tuo cuore?
Liù: Principessa, l'amore!
Turandot: L'amore?

Liù: Tanto amore segreto e inconfessato, grande così
che questi strazi son dolcezze per me
perché ne faccio dono al mio Signore.
Perché, tacendo, io gli do, gli do il tuo amore…
Te gli do, Principessa, e perdo tutto!
Persino l'impossibile speranza!
Legatemi! Straziatemi! Tormenti e spasimi date a me,
ah, come offerta suprema del mio amore!

paura amare 1Calaf rivolge alla principessa parole accorate, le chiede di cedere, di abbandonarsi al suo amore:

Principessa di morte! Principessa di gelo!
Dal tuo tragico cielo scendi giù sulla terra!
Ah, solleva quel velo!
Guarda, crudele,
quel purissimo sangue che fu sparso per te!

La giovane donna prova ancora a resistere, proclamandosi al di sopra di ogni altro essere vivente, negando la propria umanità, terrorizzata di perdere il proprio potere ma soprattutto il dominio su se stessa se mai si lasciasse vincere dal sentimento.

Turandot: Che mai osi, straniero! Cosa umana non sono!
Son la figlia del Cielo libera e pura.
Tu stringi il mio freddo velo ma l'anima è lassù!

Calaf: La tua anima è in alto, ma il tuo corpo è vicino!
Con le mani brucianti stringerò
i lembi d'oro del tuo manto stellato.
La mia bocca fremente premerò su di te…

Turandot: Non profanarmi!
Calaf: Ah, sentirti viva!
Turandot: Indietro!
Calaf: Il gelo tuo è menzogna!
Turandot: No, mai nessun m'avrà!
Calaf: Ti voglio mia!
Turandot: Dell'ava lo strazio non si rinnoverà! Ah, no!
Calaf: Ti voglio mia!
Turandot: Non mi toccar, straniero! È un sacrilegio!

L’uomo, fortunatamente, non si arrende, capisce che quella rabbia e quell’ostinazione sono forse solo un artificio, per nascondere ciò che prova veramente; e così la bacia.

Calaf: No, il bacio tuo mi dà l'eternità!
Turandot: Sacrilegio! Che è mai di me? Perduta!

paura amare2No, la giovane donna non è perduta, bensì rinasce a nuova vita, libera e liberata grazie all’amore. E rinasce al mattino, con l’alba, con la luce del giorno

Calaf: Mio fiore! Oh, mio fiore mattutino!
Mio fiore, ti respiro! I seni tuoi di giglio,
ah, treman sul mio petto! Già ti sento mancare di dolcezza,
tutta bianca nel tuo manto d'argento...

La gloria di Turandot, quella vera e completa, può ora avere inizio

Calaf: Miracolo! La tua gloria risplende
nell'incanto del primo bacio, del primo pianto!

A questo punto, care ragazze, vi consiglio di leggere il libretto, o meglio di andare a vedere l’opera in teatro, perché ardenti e passionali sono le parole che Calaf rivolge all’amata: “Sei mia! Tu che tremi se ti sfioro! Tu che sbianchi se ti bacio”. Leggetele con attenzione. E beate coloro alle quali è capitato di tremare per un bacio, tra le braccia di qualcuno.

Samuela Solinas