La fiaba dell’Opera

Mi collego idealmente con il mio ultimo articolo, uscito quindici giorni fa, e dedicato alle iniziative dei teatri italiani indirizzate a bambini e ragazzi, per parlare oggi delle fiabe nell’Opera.

Già, perché l’essere umano ha sempre sentito, fin dalla notte dei tempi, il bisogno di raccontare e raccontarsi delle storie; si è passati dalla tradizione orale ai graffiti nelle caverne, alla mitologia, fino ad arrivare alle fiabe per i ragazzi, la letteratura, il teatro ed il cinema.

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Finché c’è Opera c’è speranza

Un paio di giorni fa sono capitata per caso su questa foto postata su Facebook dall’Opéra Royal de Wallonie-Liège e mi si è aperto il cuore.

Quanto avrei voluto essere lì e non solo 30 anni fa, anche adesso! Lo stupore e la gioia di questi bambini è senza pari, non ha prezzo.

E così sono andata a fare qualche ricerca.

Ci si lamenta sempre che i giovani sono lontani dall’opera, che non c’è più un ricambio generazionale, che le scuole non avvicinano i ragazzi alla musica; e molte altre considerazioni, ben peggiori, vengono fuori nei vari social e gruppi di melomani. Un fondo di verità c’è sempre, in tutte le cose, ma secondo me è un retaggio che si porta dietro la mia generazione, quella nata negli anni ’70 ed ’80 per intenderci. Infatti non mi ricordo che a nessun professore sia mai venuto in mente di portare la mia classe a teatro, né di far si che ci appassionassimo ad uno strumento diverso da un flauto di plastica. Sfido chiunque a divertirsi suonando quell’attrezzo.

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Falstaff o l'amara comicità

Attendevo da mesi l’approdo del Falstaff di Verdi al Teatro Regio di Torino, sia per la qualità dell’opera che per l’interprete principale, le cui gesta seguivo da un po’ di tempo: Carlos Álvarez.

La prima di questo capolavoro andò in scena il 9 Febbraio 1893 alla Scala; il compositore aveva quasi ottant’anni e si convinse a ritornare a comporre dopo un lungo silenzio. Invece di chiudere con la tragedia dell’omicidio-suicidio dell’Otello decise di chiudere con un’opera comica. Boito gli scrisse, quattro anni prima: “C’è un modo solo di finire meglio che coll’Otello ed è quello di finire vittoriosamente col Falstaff. Dopo aver fatto risuonare tutte le grida ed i lamenti del cuore umano finire con uno scoppio immenso d’ilarità”.

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Rossini val bene una Messa

Il 13 novembre 1868 moriva a Passy, nei pressi di Parigi, il grande compositore pesarese Gioachino Rossini.

Quattro giorni dopo, in una lettera per il suo editore Ricordi, Giuseppe Verdi propose di coinvolgere i più grandi musicisti del tempo per scrivere un Requiem in onore dell’illustre Maestro appena scomparso.

Tra mille difficoltà, polemiche e selezioni accanite, si arrivò alla rosa dei tredici prescelti a ciascuno dei quali venne affidata una parte della composizione: Antonio Buzzola- Requiem e Kyrie; Antonio Bazzini - Dies irae; Carlo Pedrotti - Tuba mirum; Antonio Cagnoni - Quid sum miser; Federico Ricci - Recordare Jesu pie; Alessandro Nini – Ingemisco; Raimondo Boucheron - Confutatis maledictis; Carlo Coccia - Lacrimosa e Amen; Gaetano Gaspari – Offertorio; Pietro Platania – Sanctus; Lauro Rossi - Agnus Dei; Teodulo Mabellini - Lux aeterna; Giuseppe Verdi - Libera me, Domine.

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Intervista a Devid Cecconi

Incontro il baritono toscano in un pomeriggio tiepido; mi viene incontro un ragazzone imponente ma che trasmette giovialità e simpatia al primo sguardo. Una persona semplice e alla mano con la quale inizio una torrenziale conversazione, che cercherò di riassumervi nelle prossime righe.

Devid, come ti sei avvicinato all’Opera?

Io ho sempre cantato, fin da bambino, mi è sempre piaciuto. Suonavo la tromba nella banda musicale di Campi Bisenzio, sono andato a scuola di musica per imparare a leggere lo spartito, ma ho sempre voluto cantare. Andavo a scuola di canto da una maestra di musica leggera, la quale un giorno provò a farmi cantare un’aria. Mi innamorai subito della lirica e decisi di andare a Prato per prendere lezioni dal Maestro Bettarini. Quando mi presentai davanti alla sua porta ero molto giovane, in pantaloni mimetica, canottiera e orecchino; sua moglie mi aprì e mi disse “Eh ma… qui si canta lirica!” Me lo ricordo ancora adesso…(e ride, ride sempre Devid, e di cuore).

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