Ci lascia Franco Zeffirelli, regista unico che ha segnato la storia dell’Opera

Il mondo dell’Opera si tinge ancora una volta di nero a pochi mesi dalla scomparsa del celebre soprano Montserrat Caballé. Oggi ci ha lasciato, all’età di 96 anni, Franco Zeffirelli, regista unico nel suo genere che ha segnato per sempre la storia dell’Opera.

Indimenticabili infatti sono le sue regie e i suoi allestimenti teatrali e cinematografici. Artista poliedrico, ha disegnato il nostro immaginario a sua immagine e somiglianza, portandoci per mano dall’Egitto di Aida alla Pechino della nostra amata Turandot. Nato nel 1923, con passione e dedizione ha costruito una carriera piena di produzioni, successi e riconoscimenti internazionali, tra cui ricordiamo: Grand'Ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica ItalianaMedaglia d'oro ai benemeriti della Cultura e dell'ArteCavaliere Commendatore dell'Ordine dell'Impero BritannicoPrimetime Emmy Awards.

Non ci sono parole per descrivere la persona di Franco Zeffirelli, regista, sceneggiatore, scenografo, politico, che ha reso orgogliosa l’Italia nel mondo, grazie al suo talento, la sua versatilità e alla dedizione instancabile alla lavoro, di cui la sua ultima Traviata – che sta per essere inaugurata – è un esempio.

Con oggi si chiude un altro importante capitolo non solo della storia italiana, ma del mondo intero.

Martina Corona

 

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Amore funesto

Se siete mai stati innamorati, vi sarà forse capitato in un moto di amoroso affetto, di dire all'amato "Ti amo da morire". Credete che sia esagerato o eccessivo? Forse, ma tutti questi eccessi nelle dimostrazioni di affetto hanno fatto sì che in letteratura siano presenti pagine e pagine dalla bellezza memorabile. Perché sì: ci sono molti, moltissimi personaggi che soffrono per amore, e ce ne sono alcuni che…addirittura ci muoiono.

Alcuni titoli sono stati già trattati precedentemente, come ad esempio I Capuleti e Montecchi di Vincenzo Bellini, dove l'amore tra i due giovani nasce in un ambiente familiare che li osteggia per finire poi con la tragica morte dei due amanti l'uno nelle braccia dell'altro. Romeo canta "Più non ti veggo... ah! parlami... un solo accento ancor... rammenta il nostro amor... io manco... addio!..." Giulietta risponde "Oh! sfortunato! attendimi... non mi lasciare ancor... posati sul mio cor... ei muore... oh! dio!".
Passando poi ad una morte totalmente diversa, possiamo parlare di Desdemona dall'Otello di Giuseppe Verdi, dove l'assassinio della moglie avviene per mano del marito in un moto di gelosia, dovuta alle subdole trame di Jago. La donna è nella sua stanza con Emilia e prima della Canzone del Salice le chiede, "Senti, se prima di te morir dovessi, mi seppellisci con un di quei veli", riferendosi alla poco prima citata veste nuziale "Emilia te ne prego distendi sul mio letto, la mia candida veste nuziale". Dopo averla uccisa, capendo il gesto appena causato, Otello si ferisce e prima di spirare canta "Pria d'ucciderti... sposa... ti baciai. Or morendo... nell'ombra... in cui mi giacio... Un bacio... un bacio ancora... un altro bacio..".

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Da Opera di lusso a Opera per tutti

L’affermazione “l’opera è un lusso” è assolutamente vera, ma è una frase che al suo interno è ricca di molteplici sfaccettature. Di primo impatto, verrebbe da pensare che è un lusso il suo essere di nicchia ed, in parte, non possiamo negare che sia vero. L’Opera lirica, come abbiamo avuto occasione di approfondire più di una volta, è un genere musicale considerato d’élite, nato e sviluppato per il piacere di pochi, comprensibile da chi ha un background culturale di un certo tipo e sicuramente esoso. Non possiamo, infatti, fingere di non sapere che, fino a poco tempo fa, assistere ad una recita teatrale implicava un dispendio di denaro considerevole, a meno che non si scegliesse la famosa “piccionaia”.

Per fortuna, il progresso e il cambiamento dei tempi portano con sé ventate di aria fresca per la nostra amata Opera. Negli ultimi anni abbiamo assistito a quelle che potremmo definire delle vere e proprie piccole rivoluzioni, che hanno aperto le porte di un mondo fantastico ma sconosciuto ai più. Nello scorso numero abbiamo analizzato l’Opera in streaming e tutte le iniziative ad esso collegate, sia da parte dei teatri che nel mondo dei portali online. Non sono da meno gli spettacoli offerti “sul campo”, moltissime sono state infatti le iniziative promosse dai teatri, rivolte soprattutto ad un pubblico giovane. Gli under 25, in questo senso e anche se ancora in tanti non lo sanno, sono molto fortunati. Possono assistere agli spettacoli a prezzi più convenienti e in fasce orarie decisamente comode. Approfittatene!

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Arte: ferree regole o assoluta libertà?

Nel 2019 i generi in voga sono trap e rap, cosa molto distante dalle note precise e depositate con cura sul rigo musicale di un Verdi, Bach, Beethoven ecc. Secoli e secoli di studi e di teoria musicale contro autotune.

Siamo d’accordo che abbiamo la disciplina contro l’anarchia? Profonda stima per chi ha risposto “no”. Essendo l’arte il linguaggio dell’anima, la libertà dello spirito (chiamatela come volete tanto il senso è sempre quello) perché parliamo di regole? Qualquadra non cosa…

In qualche modo stiamo negando la stessa definizione di arte? No, tranquilli. Ma allora perché ci sono delle regole? Per aiutarci a rendere chiaro a noi stessi un qualcosa tramite lo stimolo, oltre per aggiungere qualità. Questo significa che ci miglioriamo anche come persone.

Quanti di voi sono musicisti? Vi ricordate la prima volta che avete preso in mano il vostro primo strumento? Avete cercato di suonare il vostro brano preferito od uno famosissimo. Magari avete composto qualcosa qualche anno dopo e avete composto ad orecchio. Si perché in musica si usano anche le dissonanze perché in quel momento devo esprimere ansia o suspense. Basta qualche conoscenza di teoria musicale/armonia.

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Il Teatro: il posto che ti permette di avere sempre un buon motivo per andare a letto tardi

Teatro, termine di origine latina (theatrum) deriva da un termine greco θεατρον, che deriva a sua volta dal verbo θεαομαι che significa “essere spettatore“, “contemplare” e infine “riconoscere”.
Cos’è per noi oggi il teatro?

Per me, che sono una musicista, è un luogo di cui sono innamorata, in cui incontrare e scoprire tante arti e ogni volta, attraverso queste, una piccola parte di me. È un luogo dall’odore familiare, riconoscibile, in cui sentirsi a casa. Come mi disse una volta una persona, e non sono mai stata così d’accordo, il teatro è il posto in cui ci possiamo fare tutti insieme delle gran belle domande di quelle proprio che… il senso della vita, ma in modo più divertente che andando a messa e più economico che andando in India.

Per questo mi sento e sono una persona privilegiata. Eppure in Italia non tutte le città ne hanno uno in attività, eppure non c’è in ogni città una stagione lirico-sinfonica o di prosa. Eppure anche quando ci sono, salvo dei casi di “fortuna” non sono mai così affollati.

Se state pensando che questo sarà un articolo del “Sarebbe bello” vi state sbagliando; questo è un articolo dell’ “È Necessario che”.

Oggi, in un momento in cui ci si disinnamora di tutto, credo che il teatro in tutte le sue forme sia una necessità.

Non è una necessità solo per chi nella propria vita vuole vivere di Teatro, di Musica o di Danza. A questo mondo non si deve essere tutti musicisti, attori, cantanti o ballerini. È una necessità perché in un luogo come il teatro si impara ad ascoltare. Imparare a parlare non è facile ma imparare ad ascoltare, in modo partecipato e presente, è davvero difficile.

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