Nabucco

Chi non si è mai messo a cantare almeno una volta le prime parole del Va’ pensiero (Va, pensiero, sull'ali dorate)? Un coro che evoca la patria perduta come lo era a quel tempo l’Italia ancora non unita, un coro che ancora oggi, a seconda dei momenti, si vorrebbe far diventare l’inno nazionale. Ma non è questo il momento di parlare solo della parte più nota del primo vero successo di Verdi, il Nabucco. La prima andò in scena nel 1842, fu l’opera che consacrò Verdi e che lo impose come un compositore operistico di prima categoria nel panorama europeo. Essa venne alla luce quasi per caso: il giovane Verdi aveva già provato a debuttare nel mondo dell’opera con Oberto Conte di San Bonifacio (1839) che gli portò poca fama e Un giorno di regno (1840) che fu un fiasco clamoroso.

Il giovane Verdi è pronto ad abbandonare Milano, non solo a causa del fallimento della sua opera ma perché la moglie è morta tragicamente, ed è in questo contesto che entra in gioco l’impresario Bartolomeo Merelli (1794-1879), il quale sottopose al compositore il libretto scritto da Temistocle Solera. Grazie a questa spinta Verdi rappresentò sia il Nabucco sia I Lombardi alla prima crociata, opere che diedero il via alla sua carriera e alla sua fama internazionale. Inoltre il Nabucco permise a Verdi di conoscere quella che poi sarà la sua compagna per il resto della sua vita: il soprano, interprete in questo caso di Abigaille, Giuseppina Strepponi (1815-1897).

Ora passerò ad illustrarvi la trama dell’opera, buona lettura.

Nabucco, re di Babilonia (Baritono)

Ismaele, nipote di Sedecia re di Gerusalemme (Tenore)

Zaccaria, Gran Pontefice degli Ebrei (Basso)

Abigaille, schiava, creduta figlia primogenita di Nabucco (Soprano)

Fenena, figlia di Nabucco (Mezzosoprano)

Il Gran Sacerdote di Belo (Basso)

Abdallo, vecchio ufficiale dell’esercito del re di Babilonia (Tenore)

Anna, sorella di Zaccaria (Soprano)

Coro

ATTO I

Nel Tempio di Salomone di Gerusalemme si sono rifugiati ebrei e Leviti poiché il re assiro Nabucco (Nabucodonosor) assedia la città. Ma gli ebrei hanno un asso nella manica infatti la figlia del re assiro, Fenena, è loro prigioniera perciò il gran pontefice Zaccaria propone di usarla come merce di scambio. C’è però un ostacolo: la giovane figlia del re assiro è innamorata e corrisposta da Ismaele, nipote del re di Gerusalemme Sedacia, e mentre gli ebrei sono fuori dal Tempio a controllare dove siano gli assiri, i due progettano la fuga. I loro piani vengono interrotti dall’entrata nel Tempio di Abigaille, sorella di Fenena (almeno per questo atto) accompagnata da dei babilonesi travestiti da ebrei; quest’ultima, invaghita di Ismaele, lo accusa di aver tradito il suo popolo ma è pronta a graziare gli ebrei se il giovane sceglierà lei al posto della sorella. Nel frattempo gli assiri hanno invaso la città e gli ebrei si rifugiano nuovamente nel Tempio di Salomone dove irrompe Nabucco che sta per farli prigionieri ma il sacerdote Zaccaria decide di ricorre a Fenena: minaccia il re assiro di uccidere la figlia se non abbandonerà la città e di fronte all’arroganza del sovrano sta per scagliare il pugnale sulla giovane quando grazie all’intervento di Ismaele la donna riesce a fuggire. L’atto si conclude con Nabucco che ordina la distruzione del Tempio e gli ebrei che inveiscono contro Ismaele.

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ATTO II

L’azione si sposta nella reggia di Nabucco a Babilonia. Abigaille scopre di essere figlia di una schiava e quindi di non essere degna di ereditare il trono, inoltre la donna viene informata dal Sacerdote di Belo che Fenena è stata nominata reggente dal padre e sta liberando gli ebrei; tutto questo sprona Abigaille a non arrendersi nella sua conquista del potere soprattutto perché circolano voci sulla morte di Nabucco. Nel frattempo Ismaele viene linciato dalla folla di ebrei e Leviti per via del suo tradimento, ma in suo aiuto intervengono Zaccaria e sua sorella Anna dichiarando che il giovane non ha risparmiato la vita ad una babilonese ma ad una ebrea, poiché Fenena si è convertita all’ebraismo. Nella stanza irrompe Abigaille che rivendica la corona per sé, sostenuta dal suo popolo, ma inaspettatamente compare Nabucco che si riprende il trono e ripudia ogni dio, e non contento si proclama dio lui stesso. Appena pronunciate queste parole viene colpito da un fulmine e la corona viene prontamente presa da Abigaille.

ATTO III

Abigaille, ormai impadronitasi del trono firma la condanna a morte per gli ebrei. Nabucco la implora di salvare almeno Fenena ma chiamando la regina "schiava" si condanna con le sue stesse mani e anche lui viene imprigionato. Sulle sponde dell’Eufrate il pontefice Zaccaria esorta gli ebrei a non perdere le speranze e profetizza la fine dei loro nemici, ma il popolo ormai in preda lo sconforto innalza un canto verso la patria perduta (qui si colloca il celeberrimo coro del Va’ Pensiero).

ATTO IV

Nabucco ritrova il senno e dalla finestra della prigione vede sua figlia che viene portata al supplizio; l’uomo disperato si mette a pregare il Dio degli ebrei promettendo di abbattere i templi del dio Belo e di ricostruire il Tempio di Salomone. Proprio in quel momento la porta si apre ed entra Abdallo suo fedele ufficiale, accompagnato da soldati ancora fedeli a Nabucco. Il gruppo allora si dirige verso il Tempio di Belo dove si trovano Fenena, Zaccaria e Anna, allora Nabucco ordina che l’idolo venga distrutto e a queste parole la statua cade da sé infrangendosi a terra; il re concede la libertà agli ebrei e ordina la costruzione di un nuovo Tempio. In quel momento irrompe sulla scena Abigaille che avvelenatasi chiede il perdono per le sue ignobili azioni e implora di concedere le nozze a Ismaele e Fenena, infine chiede il perdono dell’unico Dio.

Giulia Panzanelli